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contributo inviato da verduccifrancesco il 6 novembre 2011

Ad ogni alluvione che si verifica in Italia, e sono ormai tante, si forma, nella popolazione, e non solo quella colpita, un senso di frustrazione che la porta a cercare un capro espiatorio; qualcuno a cui addossare ogni colpa dell’evento che l’ha creata, quasi a dimenticare eventuali colpe collettive.   

Ad esempio la cosiddetta cementificazione, ovvero, la costruzione, a ridosso dei fiumi e i torrenti, di opere utili a tutti come case, capannoni, strade ecc., senza tener conto dello spazio di cui il fiume e il torrente ha bisogno: l’alveo.

Da Wikipedia: Si tratta della sede all'interno della quale si verifica lo scorrimento delle acque fluviali. È proprio l'azione erosiva esercitata dalle acque che, agendo sul substrato roccioso, ne determina la progressiva escavazione. Per ciascun corso d'acqua è possibile individuare, in sezione trasversale, tre distinti alvei:

  • Letto ordinario (o alveo di piena): costituisce il canale di scorrimento del fiume nei periodi di piena ordinaria, che si ripetono in primavera ed autunno. È chiaramente delimitato lateralmente da sponde, o scarpate, sub-verticali, oltre le quali si individua il piano del letto maggiore, in posizione leggermente soprelevata. Nel letto ordinario sono contenuti materiali grossolani, depositati conseguentemente alle variazioni di corrente, responsabili anche del continuo rimaneggiamento (con conseguente irregolarità) dell'alveo di scorrimento. Risulta scarsa, in virtù dei fenomeni alluvionali di piena, la presenza di vegetazione arborea.
  • Letto di inondazione (o alveo maggiore): è costituito dalla superficie massima inondabile dal fiume nel corso delle alluvioni, è sopraelevato e di dimensioni maggiori rispetto al letto di scorrimento ordinario. Paradossalmente, l'attività umana di prelievo (spesso indiscriminato) del sedimento fluviale, per la produzione di laterizi, può dal luogo ad un abbassamento del livello di scorrimento del letto di inondazione. In questo modo, anche in fase di piena, diviene più difficile per il fiume dar luogo a fenomeni alluvionali. Il letto di inondazione è caratterizzato dalla presenza di sedimenti e materiale grossolano, depositati dalle acque nelle fasi di esondazione.
  • Letto di magra (o canale di scorrimento): rappresenta il canale in cui, nelle fasi di magra, si limita a scorrere la blanda corrente fluviale. Rappresenta la fascia di maggior profondità, e non è costituito da argini sufficientemente definiti da permetterne immediatamente la distinzione dal canale ordinario, nel quale si forma. In generale, è costituito da un canale di scorrimento che, spesso, tende a dividersi e riunirsi senza soluzione di continuità, in base all'azione di escavazione dei sedimenti del letto ordinario, esercitata dalla corrente di magra.

Da un punto di vista morfologico, il letto di inondazione è il più ampio, ed al suo interno contiene il letto ordinario il quale, a sua volta, comprende il più piccolo letto di magra.

L'alveo di un fiume può assumere diverse forme a seconda della natura dei territori attraversati e della loro pendenza. In particolare nelle zone dove la pendenza è maggiore i corsi d'acqua possono superare salti di roccia poco erodibile con cascate o rapide oppure approfondire il proprio corso fino a formare canyon. In aree pianeggianti o sub-pianeggianti lo scorrimento del fiume dà spesso origine a meandri, lanche o canali intrecciati.

Come si può notare, il fiume ha bisogno di uno spazio variabile a causa della variabilità della quantità d’acqua che vi scorre; maggiore è la quantità dell’acqua, maggiore è lo spazio di cui ha bisogno. Spazio che, però, non è lineare ma anch’esso variabile.

Pertanto, la pratica di costruire a ridosso del fiume costruendo argini artificiali per contenerlo, è la causa principale delle inondazioni.

Un altro esempio sono i ponti che lo attraversano con la base sull’argine artificiale e l’altezza appena al di sopra dell’argine; durante la piena, ogni cosa di una certa grandezza trasportata dall’acqua, s’incaglia bloccando il flusso dell’acqua provocando l’esondazione.

Un altro esempio inerente ai primi due è il mancato drenaggio del fiume che dovrebbe essere costantemente attuato al fine di dare la capacità al fiume di contenere più acqua possibile.

Un altro è la presunzione dell’uomo di poter manipolare la natura a piacimento senza tener conto delle esigenze della stessa; cosa di cui tutti ne traiamo vantaggio dato il benessere che crea.

Altro ancora è l’incapacità umana di ammettere i propri errori e fare quel passo indietro che ci permetterebbe di costruire in sicurezza; anche qui per interesse. E non solo politico, anzi, l’interesse maggiore lo ricavano, almeno finché non avviene il disastro, i cittadini che usufruiscono dei permessi per costruire la dove non dovrebbero.

Lo sfruttamento del massimo spazio rubandolo al fiume, non avviene soltanto in città ma anche nelle campagne – alluvione del veneto. Pur di avere qualche metro in più da coltivare, si tagliano le piante nelle vicinanze del fiume quando non si va a sfruttare il terreno dell’alveo; questo succede nelle valli.

Inoltre, quei corsi d’acqua artificiali che prendevano acqua dai fiumi o torrenti e che in passato servivano ad irrigare i campi, erano anche uno sfogo durante le piene; l’averli dismessi, per la comodità dell’irrigazione a pioggia, ha contribuito ad ingrossare i fiumi in modo eccessivo provocando inondazioni superiori a quello che era la normalità.

Naturalmente, anche il clima ha la sua parte, ma a voler essere pignoli, anche il clima sta cambiando a causa dell’eccessiva attività umana.

Insomma, se dovessimo ammettere che, in fondo, la modifica dall’ambiente è causata, direttamente o indirettamente, da tutti, forse riusciremo a modificare il nostro approccio alla natura.

Il capro espiatorio non serve a nulla se alla base non c’è la consapevolezza generale che l’uomo non può trattare la natura come un qualsiasi oggetto d’uso.

TAG:  INONDAZIONI  CONSAPEVOLEZZA  FIUME   

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commenti a questo articolo 0
commento di car me lo inviato il 8 novembre 2011
Reinvestiamo i finanziamenti del Ponte Sullo Stretto Di Messina.
Si lasci da parte l'idea del ponte e si indirizzino i finanziamenti sul territorio.
Le priorità sono evidenti, le somme investite sono cospicue e allora si utilizzino pure le professionalità e i soldi verso la conservazione e la messa in sicurezza dei territori.
commento di car me lo inviato il 7 novembre 2011
Continua ....
giorni forse e proprio su queste cose che bisogna rimodulare scelte che nel passato potevano sembrare solo di facciata.
commento di car me lo inviato il 7 novembre 2011
Il clima poi non è stato mai uguale nei tempi passati e mai sarà uguale nei tempi futuri, se per uguale pensiamo a fasi di costante meteorologia prima di oggi.
I fenomeni naturali sono comunque eventi incontrollabili, sia quelli di piccola entità, come quelli di grossa entità. Possiamo prevedere dove gli eventi si sono verificati il loro ripetersi ma è difficile temporalizzare e quantizzare quelli futuri.
Detto questo voglio ribadire il fatto che il nostro livello di vita ci ha fatto perdere il contatto con la natura. I ragazzi non conoscono il territorio dove vivono non sanno delle risorse che vi risiedono non conoscono le basi dell'agricoltura, le erbe selvatiche, quelle aromatiche, quelle commestibili, quelle medicinali e non conoscono i sistemi minimi di difesa del territorio fatti di piccole opere che erano essenziali alla tenuta di intere aree scoscese che prima venivano coltivate e con piccoli gesti salvaguardate. Tali opere e tali gesti venivano poi tramandate da padre in figlio. Al rapporto di vita che si svolgeva nell'entroterra che stava alla base della civiltà contadina, non abbiamo sostituito un'altro sistema e nemmeno interposto un sistema efficace di salvaguardia del territorio lasciato, ma semplicemente lo abbiamo ripeto abbandonato.
A questo proposito e mi riferisco alla Calabria, quando parliamo di Forestale, si pensa subito all'assistenzialismo, al lavoro inutile che serve solo e soltanto per mantenere una intera generazione. Certamente usato dalla politica come fonte e come cassaforte di voti e preferenze. Oggi viene finanziato, domani non si sa e la precarietà l'ha fatta sempre da padrona.
Eppure è proprio qui che dovremmo lavorare meglio e rivedere alcune scelte magari sbagliate fatte nel passato. Occupare gente capace di produrre sicurezza nel territorio, attraverso progetti di salvaguardia e di riqualificazione del nostro territorio non sarebbe affatto una cosa inutile e assistenziale, addirittura, alla luce dei fatti di questi gi
commento di car me lo inviato il 7 novembre 2011
continua ....
Oggi, come in tutte le cose, le nuove tecnologie e i nuovi materiali hanno rivoluzionato tali presupposti. Però nel frattempo abbiamo perso quello che gli stessi romani consideravano importante sia per la tenuta delle loro costruzioni sia per i danni che potevano subire le loro truppe durante le fasi di inondazioni e cioè il controllo ma soprattutto il rispetto delle caratteristiche del territorio. Loro non sottovalutavano la pericolosità insite nel territorio, noi al contrario abbiamo sopravvalutato la nostra capacità di conviverci, limitando spazi ai fiumi, spazi agli arenili etc. costruendo in zone non adatte, occupando spazi che invece dovevano essere lasciate alla natura.
Ecco perchè il post di Francesco è puntuale e perfetto perchè ci fa capire che oggi abbiamo tutte le conoscenze e tutti gli strumenti per salvaguardarci dai pericoli che possono arrivare dalla natura che ci circonda, ma nello stesso tempo restiamo impotenti tale vhe ci rendiamo coscenti che siamo andati molto avanti e la nostra avidità a considerare tutto economicamente percorribile ci ha fatto perdere sia la scenza che la coscienza.
commento di car me lo inviato il 7 novembre 2011
Perfetto, con puntualità Francesco da delle informazioni precise e dettagliate su un problema attualissimo, vedi le recentissime alluvioni, ma che ha il più delle volte radici lontane e che è sempre stato via via sempre meno considerato da intere generazioni invece molto interessate allo sviluppo incontrollato del territorio. Ogni spazio vicino ai centri urbani, grandi e piccoli, è stato considerato solo dal punto di vista della rendita fondiaria, dello sviluppo incontrollato, non ultime le reiterate speculazioni edilizie, abusivismo incontrollato avvallate successivamente dai vari condoni edilizi che via via sono diventati condoni di più larga consistenza così da divenire perfino urbanistici. Cioè hanno cambiato la natura urbanistica di intere aree magari che prima erano considerate di rispetto, aree verdi o agricole, che comunque avevano una loro connotazione dal punto di vista di filtro tra i torrenti, le coste e intere aree di valore naturalistico da conservare e gli stessi centri urbani.
Le città sono sempre state attraversate dai fiumi, le opere costruite ai loro margini e quelle adottate per l'attraversamento "ponti" hanno dato vita ad una vera e propria scenza delle costruzioni dove a partire dai Romani si è sempre evoluta, l'attraversamento dei corsi di acqua è sempre stato una delle sfide più ardue di quei popoli che volevano accorpare sempre nuovi territori, conquistare e sottomettere altri popoli. I Romani erano per il loro tempo dei maestri, si muovevano velocemente con le loro truppe sulle pianure, i loro ponti ancora sono lì a dimostrare il loro grado di conoscenza della materia. Ed infatti conosciamo tutti l'ampiezza dell'Impero Romano.
Loro stessi studiando il territorio trovavano i punti di passaggio dai corsi d'acqua che avveniva dove il corso stesso permetteva tale passaggio.
Oggi, come in tutte le cose, le nuove tecnologie e i nuovi materiali hanno rivoluzionato tali presupposti. Però nel frattempo abbiamo perso quello che gli stessi ro
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