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contributo inviato da xpress il 5 novembre 2011

«Dopo l'euro non si va indietro, si va avanti perché l'euro non è la malattia. La malattia è l'Europa delle destre, l'Europa della signora Merkel e del signor Sarkozy. Quanto a Berlusconi lui nella tragedia si è ritagliato un posto, ma solo nelle vignette di satira. E sia chiaro che anche di questa vergogna dovrà rispondere. La destra ha messo in ginocchio l'Europa a partire da come è stata gestita l'emergenza Grecia».

A Roma, in Piazza San Giovanni, di fronte ad un'imponente folla riunita per la manifestazione organizzata dal Pd, il segretario Pier Luigi Bersani ha detto che serve «un nuovo governo o si va al voto» per «ridare dignità all'Italia».

«San Giovanni non è solo una piazza. È il simbolo di tutte le piazze del nostro paese: luoghi dove il popolo italiano con i suoi partiti, le sue associazioni, i suoi sindacati, ha fatto la nostra democrazia. Luoghi di pace, di festa, di lotta. Noi non permetteremo mai che rimangano vuoti. E non permetteremo che rimangano muti. Questa manifestazione si svolge nel cuore di un'emergenza drammatica per l'Europa e per l'occidente e ancora più drammatica per l'Italia. Proprio la coscienza della difficoltà ci spinge a pronunciare oggi una promessa e a stringere un patto con le grandi forze del progressismo europeo. La nostra promessa è che riporteremo l'Italia là dove deve stare. Là dove ci aspetta il mondo. Riporteremo l'Italia alla sua dignità, al suo buon nome, alla vocazione europeista che fu di Spinelli, di De Gasperi, di Prodi».

«La nostra proposta è un patto di governo tra progressisti e moderati per una legislatura di ricostruzione e per sostenere la riscossa dell'Italia. Noi non cerchiamo ribaltoni. Se c'è discontinuità e cambiamento noi siamo pronti con le opposizioni a un nuovo governo. Però prima di tutto c'è una vecchia pratica da sbrigare: Berlusconi deve andare a casa. O ci va da solo o ce lo manderemo noi, in Parlamento o alle elezioni. Ma deve andare a casa. Lo abbiamo detto da tempo. All'inizio quasi da soli. Poi, mano a mano, si sono uniti gli altri. Con un po' di ritardo, com'è nello stile di una parte di questo paese. Quelli che sventolano la bandiera, ma solo alla fine della partita. Ma va bene lo stesso. L'importante è che lo dicano».

«C'è un solo modo per uscire dalla crisi, con l'equità. Se i sacrifici bisognerà farli, li decideremo noi. Almeno questo, un grande Paese deve poterlo dire. E un grande partito deve dirlo. L'Italia è un grande paese e ha un popolo che ha sempre avuto la forza di rialzarsi e partire. Anche per questo tra le cose che ci indignano di più è vedere il nostro Paese sbeffeggiato, vedere che all'estero dell'Italia si ride. Non era mai accaduto e non lasceremo che accadrà mai più. La realtà è che oggi noi non siamo quello che dovremmo essere ma siamo nel luogo più esposto della crisi, percepiti ormai come un rischio ed esposti alle scelte di altri per colpa di un governo incapace e sconsiderato».

«Ora serve unità per la ricostruzione, è una sfida per tutti ma tutti devono accettarla guardando il dramma del Paese. Il centrosinistra è alla prova della sua credibilità. Con questo appello alle forze di centro noi non strattoniamo nessuno ma vogliamo mettere davanti a tutti la situazione reale del Paese che non giustifica pregiudizi o barriere insormontabili per chi voglia lasciarsi alle spalle il populismo e mettere in sicurezza i fondamentali del Paese. La destra non è scomparsa, Berlusconi non è stato e non è una barzelletta, la destra ci sarà e sarà forte e aggressiva».

Bersani ha concluso il discorso con un chiaro riferimento all'unità d'Italia: «Viva l’unità per la ricostruzione, viva il Partito Democratico, viva l’Italia»


Fonte: Openpolis.it

TAG:  PD  MANIFESTAZIONE 
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