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contributo inviato da Achille_Passoni il 3 novembre 2011


Il lungo Consiglio dei Ministri di ieri sera ha prodotto un maxiemendamento che ci sarà presentato lunedì e che cambierà la Legge di stabilità in discussione qui al Senato. Prima avevano annunciato un decreto, che però incontrava la contrarietà del Presidente vista l’assenza del carattere d’urgenza delle misure che avrebbe dovuto contenere; poi è stata la volta di un disegno di legge, e alla fine il maxiemendamento. E’ con questo pezzo di carta che Berlusconi si presenta oggi a Cannes alla riunione del G20.

Vedremo cosa ci sarà concretamente scritto: le anticipazioni parlano di liberalizzazioni, dismissioni del patrimonio pubblico, aumento della banda larga, un piano per il Sud e per la giustizia, credito d’imposta per le imprese. Immagino già le facce dei leader presenti al summit, quando il nostro spiegherà l’evidente “portata risolutiva” di questo provvedimento, sia in termini di stabilità finanziaria sia come volano alla ripresa economica, rispetto alle attese dei mercati e degli stessi partecipanti alla riunione. Per non parlare della impresentabilità e assoluta mancanza di credibilità in tutte le sedi del nostro Governo, nonché della ingovernabilità ormai proverbiale dell’esecutivo.

Tornando al maxiemendamento, pare dunque che non vi sarà traccia di interventi in tema di tassazione dei patrimoni oltre una certa soglia, che in un momento di crisi così acuta sarebbe una misura improntata all’equità, e che scompaiano le misure sul mercato del lavoro, vale a dire la norma sulla libertà di licenziamento.

Quest’ultima è certamente una buona notizia, frutto della reazione ferma dei sindacati e dell’opposizione, che segna la sconfitta del Ministro del Lavoro e della sua furia ideologica. Tra l’altro, ieri in Commissione Lavoro - come opposizioni - avevamo abbandonato i lavori per protesta proprio contro l’assenza di Sacconi e l’impossibilità di discutere delle norme sul lavoro da lui proposte, che sembrava dovessero precipitare sulla Legge di stabilità su cui stavamo votando il parere. Come avevo già detto scrivendo del mio intervento in Commissione la settimana scorsa, era infatti insopportabile votare un testo evidentemente falso, perché in attesa di essere cambiato dal Governo. Per giunta, non era la prima volta che la Commissione si trova a discutere un testo che non rifletteva le intenzioni reali dell’esecutico, mentre le decisioni vere venivano prese fuori dalle sedi appropriate.

Insomma, siamo alle solite: il Governo non ha più alcuna credibilità, né tantomeno la forza politica per prendere le misure necessarie a risollevare il Paese e dare un segnale forte all’Europa. Berlusconi continua a trascinare il Paese nel baratro: oggi stesso la Cgil annuncia il raggiungimento di un miliardo di ore di cassa integrazione nel 2011. Un dato che ben sottolinea la sofferenza del nostro sistema produttivo, specie se paragonato al 2008, anno in cui è cominciata la crisi, in cui le ore di cassa erano state 227 milioni. Dove sono le politiche per la crescita? Dov’è la difesa del reddito delle famiglie, delle piccole imprese e dei lavoratori che hanno perso il posto di lavoro? La verità è che il Governo è al capolinea, e Berlsuconi deve prenderne atto.
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