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contributo inviato da dalle nebbie mantovane il 25 ottobre 2011

Com’è che ancora adesso rischio un infarto
Se vedo un’Y 10 bordeaux?
(Daniele Silvestri)

 

La signora WWW vorrebbe vivere in un mondo senza automobili.
Gli automezzi, non tutti, ma alcuni più di altri, le ricordano i suoi ex.

Ex fidanzati, non ex automezzi.


La signora WWW fa rispettosamente notare che lei non pensa mai con nostalgia alla sua prima Clio, verde bosco, regalo della maturità, o al suo secondo veicolo, faticosamente acquistato a rate con i primi stipendi, un’ardimentosa Seat Ibiza bianca con alzacristalli elettrici e aria condizionata, che arrancò perfino tra le nevi del Veneto, un ultimo dell’anno lontano.

Ogni tanto, e solo per un attimo, la signora WWW si stupisce quando vede ferma in coda davanti a lei un’altra Yaris nera, u-gua-le-i-den-ti-ca alla sua attuale compagna di gite, spese e vacanze, dalla targa quasi identica a quella della sua (cominciano sempre per BT o BV, invece che BZ), e il suo cervello più primitivo, in quella frazione di secondo, si chiede: non mi avranno mica rubato la Yaris?
Poi si ricorda che la sta guidando e si rasserena.

 


Quello che invece tormenta, ma tormenta proprio, la signora WWW, al punto da spingerla a mandare un accorato appello al signor Presidente della Repubblica, e per conoscenza ai principali quotidiani, è l’assurdo permesso di circolazione di macchine oltraggiosamente uguali a quelle dei suoi ex.

 


Facciamo un esempio, il più doloroso forse: la Tipo grigia.
La Tipo grigio scuro metallizzato con quella targa che era un concentrato di simboli, negatività e presentimenti assortiti: 543219. Un conto alla rovescia che finisce con uno sberleffo, una roulette russa meccanizzata, un algoritmo di sfiga. Facilissima da memorizzare, impossibile – quindi – da obliare.

La signora WWW non la incontra quasi mai. Non è più tanto di moda, per fortuna.

Saranno passati venti... no, diciassette anni. Quanti viottoli, quante notti con il riscaldamento a manetta, tornando all'alba... Dev’essere finita dal demolitore, ormai, quella stronza, o rivenuta in qualche Paese in via di sviluppo, in Brasile magari, o in Africa. Era tutta grigia, senza strisce o pois o altri segni di identificazione, una perfetta predatrice, mimetizzata nel suo ingannevole grigiore senza humour e senza fantasia.

Era una macchina pulitissima, di dentro e di fuori. Sul cofano, ci potevi mangiare. Colpiva sempre la signora WWW per l’assenza di ninnoli (lui odiava anche solo un portachiavi che rollava sul portaoggetti, a una curva) e il tachimetro elettronico, a cifre enormi, che la Fiat mette di rado sulle sue auto, e anche la concorrenza, a dire il vero.

 


Ma che dire invece della Panda rossa?
Di quella, signori miei, è piena l’Italia, è piena! E alla signora WWW non sarà mai consentito dimenticare la persona che la portava, una persona prematuramente scomparsa. Come portacenere lui usava due gusci di cocco. Era vissuta, giovanile, sempre sporca e puzzolente di fumo.

A differenza della Punto grigia, non era una macchina da farci l’amore dentro, con quel riscaldamento del tutto insufficiente, quei sedili squadrati e poco ribaltabili, ma del resto erano tutti e due casamuniti, a quell’epoca; non si rese necessario.

 


Un’indimenticabile alcova fu, invece, molti anni prima, un po’ gli stessi della Punto grigia (non è che gli strati tettonici siano così facilmente separabili fra loro), la Lancia Delta blu. Come dimenticare quel carnevale, il cambio maschera sul sedile posteriore, le foto? O quella volta che si salutarono alle tre per rivedersi alle otto e andare al Motorshow di Bologna, fermandosi solo per comprare le sigarette?
Era unvecchio modello.

Lui faceva l’operaio; il saldatore anzi.

Non ne circolano più tante, ormai. Ritirate dal mercato? Tutte finite in Sud America, pure loro? Sarà finita tra le mani sporche di un giovane scapestrato che la distruggerà, una notte, contro un muro, o di un impiegato, povero ma dignitoso, cinquantenne, che la lava ogni domenica? Sarà tenuta con la distrazione e la sciattezza del suo ex, tanto bello quanto vacuo, o con più amore? È strano come ci siano persone che amano la loro auto e persone che no. O persone che amano la loro auto più di quanto amino le altre persone. O anche persone che non amano né la loro auto né gli altri, ma solo sé stessi.

La signora WWW immagina, perplessa e affascinata, una visione: un mondo di Paesi tropicali lontani, tutti popolati di automobili appartenute ai suoi ex, le cui lamiere si rispecchiano le une nelle altre con uno spaventoso effetto specchio, e ha quasi una vertigine, come se fossero centinaia, migliaia, milioni.

 


Resta il fatto che ancora adesso il cuore sale in gola alla signora WWW, tutte le volte che scorge nel traffico una Punto grigio scuro (quelle grigio chiaro nemmeno le nota più, sono un’altra cosa); che lo stesso cuore si scalda di dolorosa tenerezza alla vista di una dolce, inoffensiva Panda rossa scalcagnata (e più scalcagnate sono, più ci si commuove, perché potrebbe essere lei); e che, in un malizioso sorriso alla ci siamo solo divertiti, eh? Chi l’avrebbe mai detto, dopo tutto quel marasma esistenziale inutile?, le si allarga in volto le rare volte in cui riconosce una Delta blu vecchio modello (le nuove non valgono), o comunque abbastanza stagionata da rientrare nel range emozionalmeccanico.

 


Da molti anni, ormai (fu dunque un fuoco di paglia? oh, no, questo no, la spiegazione è ben altra), la signora WWW non s’infiamma più all’apparizione di Maggiolini di qualsivoglia colore e anno.

Il fatto è che il suo era bianco, con la capote ritraibile nera, vezzoso: un vero capriccio (aveva anche una jeep giapponese e un'utilitaria, sempre giapponese).
Ma il fatto è anche che uno dei suoi migliori amici (non si seppe mai chi aveva copiato l’altro, viste le reciproche, cordiali accuse) in quegli stessi anni lo aveva nero, con la capote ritraibile bianca. E che infine lei stessa, la signora WWW, allora signorina, al mare, al colmo della passione, aveva pensato bene di omaggiare il suo innamorato, e di fargli così cosa gradita, tramite un modellino bianco Bburago al quale la cretina (diciamolo) aveva persino amorosamente ridipinto la targa per renderlo uguale in tutto e per tutto alla sua. Comprandone anche, il giorno dopo, un altro nero, per sé. No, a quello nero non cambiò la targa: non c’era bisogno, le sembrò.

Inutile precisare che fu mollata un mese dopo, forse anche meno.

Così non prova più nulla vedendo Maggiolini, la signora WWW, proprio perché l’unicum (il Maggiolino bianco in cui si baciarono per la seconda volta sotto le stelle, in cui ascoltarono tante canzoni di Battisti) si era dapprima duplicato nella sua immaginazione tramite quello dell’amico (il nero), per triplicarsi infine per merito, o colpa, sua (la Bburago bianca), anzi quadruplicarsi (la Bburago nera). Troppi, per idealizzarli.

 


Ma quella che la signora WWW vorrebbe abolire dall’universo, far scomparire dalla faccia della Terra, speronare con i suoi rostri d’acciaio se possedesse un Suv da mafioso giapponese dotato di simili propaggini offensive, è l’innocua, la mediocre, la banalissima Ford Escort verde mela.

Una Ford Escort targata CT7653VZ.

CT come Catania, ct come commissario tecnico, per uno che non è né siciliano né tantomeno si è mai dilettato di calcio.

Quelle cifre le provocano malessere, alla signora WWW, con quel 7 che è poi il suo numero preferito, quella sequenza decrescente che ricorda quella della Tipo grigio scuro, ma con meno maestria, così definitiva, in conclusione.

Quante discussioni, in quella Escort, quanto nervosismo, litigate, strombazzate agli altri automobilisti innocenti! Sembrava che appena lui saliva in macchina con lei, il suo Dr Hyde saltasse fuori ancor più spesso di quanto faceva di solito.
No, non è giusto. E quante ce ne sono, in Italia, di macchinine verde mela come quella? Un’infinità. Anche non della Ford, ma che da lontano le assomigliano. Lei non la incontra mai, quella particolare Ford Escort verde mela, ma sappiano l’Illustrissimo signor Presidente della Repubblica, e per conoscenza i Gentili Direttori dei principali quotidiani, che la signora WWW, ogni volta che si trova davanti una Escort in coda, nel traffico della sera, o anche della mattina, prova la fortissima, l’irrefrenabile tentazione, di tamponarla, speronarla, tagliarle la strada e quantomeno insultarne il conducente. Che poi magari è una povera signora YYY coi cavoli suoi e i figli da andare a prendere a scuola.

Non gli sembra abbastanza, all’Illustrissimo signor Presidente della Repubblica, per proibirne la libera circolazione?

 


Finché, una sera simile a tante altre, senza stelle, la signora WWW si trovò a dover forzatamente guidare una Yaris sostitutiva: la sua era in concessionaria, aveva problemi di idroguida e uno sterzo più duro di un mulo prepotente. Casualità, la sostituta era un diesel.

La signora WWW non portava un diesel da quando suo padre le aveva insegnato a guidare, in campagna e nei piazzali deserti la domenica, con una vecchia Uno marroncina, diesel appunto, che quando la accendevi dovevi aspettare che si spegnessero due o tre lucine, e con le marce corte, che duravano pochissimo.

 


Che strana sensazione provò allora la signora WWW! Ad un tratto era come ritrovarsi nel passato e nel futuro, simultaneamente. Quella Yaris diesel fatata aveva le stesse caratteristiche della vecchia Uno – marce corte, accensione lenta, rumori del motore – e suscitava in lei care memorie, compreso il suo primo (mini) incidente, quando aveva affrontato in terza una curva che avrebbe preferito la seconda. Come si era mantenuto calmo e sereno, suo padre!

Dall’altro quella Yaris aveva uno sterzo da shock: talmente morbido e sensibile, rispetto al suo usurato dagli anni, che girava con il tocco di due dita; e un cruscotto così nuovo, così vergine di altri tocchi (per quanto fosse un’umile sostituta da bassa manovalanza, la Yaris diesel aveva fatto meno di cinquemila chilometri) che sembrava l’avessero cosparso di cipria, quando la signora WWW lo toccava, aveva paura che le rimanesse un po’ di polvere sulle dita.

 


La signora WWW tornò a casa dalla concessionaria invasa dalla felicità, sulle ali di un sogno, vedendo il verde dei semafori più verde e i motorini impennarsi come cavalli medievali.
Premette il tasto di chiusura elettronica sulla chiave, si accertò che tutte e cinque le porte fossero davvero chiuse, entrò in casa e disse al signor WWW senza neppure guardarlo:

- Ho deciso, vendo la Yaris e la ricompro diesel.

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