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contributo inviato da dianacomari il 25 ottobre 2011

Sui giornali si vede spesso il dibattito interno al Pd ridotto ad una questione di nomi, di leadership e di candidature. Lo scontro sembra sempre infiammarsi tra occupatori di poltrone da una vita e per la vita e rottamatori in cerca di visibilità, con schiacciati nel mezzo altri soggetti che non stanno né da una parte né dall’altra e che faticano farsi spazio perché schiacciati da entrambi.
È un po’ triste che la politica si riduca a questo. È un po’ triste che anziché discutere di idee, di proposte (che pure ci sono, non sempre convergenti ma esistono come ha dimostrato anche l’ultimo evento di Bologna), si finisca sempre e solo a discutere di nomi e di posti.
I posti dovrebbero servire a delle persone per portare avanti delle idee e dei progetti che non devono essere solo quelli di chi li propone ma devono essere condivisi da una parte più larga possibile.
Sulle candidature, alla fine, ci sarà la guerra, come è sempre stato e come sempre sarà.
Personalmente, non mi interessa sapere se qualcuno ha fatto della politica la sua professione o se, invece, fa altro e alla politica si sente solo momentaneamente prestato.
Personalmente, mi interessa che chi fa politica la faccia bene e si occupi seriamente delle problematiche da affrontare nell’interesse dei cittadini.
Mi interessa che vengano candidate persone serie, competenti, capaci e possibilmente per bene. Non credo che il dato anagrafico debba essere determinante; sicuramente serve un certo ricambio ma non credo che sia corretta una “rottamazione” complessiva: le persone vanno giudicate singolarmente per ciò che hanno fatto, per il loro grado di competenza, per l’apporto di valore che sono state in grado di portare e per quello che possono offrire ancora.
E credo, inoltre, che le persone nuove debbano sapere convivere e confrontarsi con chi ha maggiore esperienza e chi ha maggiore esperienza debba essere in grado di accogliere le nuove leve invece di tirare su dei muri: si cresce insieme e nascono buone idee quando ci si confronta giovani con meno giovani e non quando ci si mette aprioristicamente uno contro l'altro. Alle giovani generazioni servono i consigli di chi ha maggiore esperienza; alle generazioni più adulte servono le idee nuove che possono arrivare solo chi è nato dopo. Il confronto è necessario perché è insieme che si possono trovare soluzioni per affrontare le sfide che abbiamo di fronte nel Paese, perché da soli si rischia molto spesso di non vedere i propri limiti e di andare a sbattere contro al muro senza neanche comprenderne il motivo.
È insieme che si costruisce e per tutti, non separati (poi magari certi soggetti potrebbero anche farsi da parte ma non credo si debba fare una questione puramente generazionale).
 

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