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contributo inviato da brunocorino il 24 ottobre 2011

Questo scambio di idee tra me e Oude è avvenuto in relazione al post “Il talento letterario al tempo del web”. Come si può notare, non sono “conversazioni” private, ma sono conversazioni che toccano questioni fondamentali (a mio parere) sul fare arte e sul bisogno del riconoscimento da parte dell’autore. In questi giorni sto dedicando al tema Web e letteratura una serie di riflessioni, a questo tema appartiene anche quello del riconoscimento. In un post precedente, avevo affrontato la questione con un’altra lettrice di questo blog, Silver Silvan, ma da un’altra prospettiva; idealmente, però, alcune cose ivi affermate rimandano a questa seconda discussione.

Oude
Caro Bruno, questo tuo scritto, che penso preluda ad altri dello stesso argomento, mi ha convinto ancor più (ammesso che ce ne fosse bisogno) della bontà della tua uscita dall'ambiente culturalmente autoreferenziale per non dire asfittico in cui ti eri “impigliato” forse alla ricerca di quel “primo livello ermeneutico” che giustamente segnali come necessario per ogni autore che voglia emergere tra le centomila teste del Web; finalmente tralasciando la “necessità” di continuo confronto su tuoi o altrui argomenti postati, hai ritrovato quella tranquillità d'animo “creativo” veramente indispensabile ad un vero artista per seguire la sua vena aurifera e trasformare masse rilevanti di “minerale” in oro zecchino (inutile ricordare la bassissima percentuale della resa di questa trasformazione).
Scusa la verbosa introduzione al tema ma dovevo in qualche modo segnalarti la mia soddisfazione nell'aver ritrovato quella “fascinazione” letteraria che data dai tempi di Rocciacavata.
La tua esposizione, precisa e, in qualche modo, riflesso dei tuoi schemi mentali “ordinati”, quali si addicono ad un filosofo qual sei, condivisibile in tutto, lascia però un piccolo spiraglio di riflessione ad un lettore-non-autore quale io sono: giustamente ci hai distinti dal gruppo di lettori-autori di cui tu fai parte, perché penso possiamo conservare, non essendo competitivi, quella “terzietà” o spontaneità nei giudizi, che rappresenta un disinteressato sguardo “da di fuori” sull'opera.
Dal tuo post mi sembra di ricavare una sottile anche se sotterranea preoccupazione per il “quanti mi conoscono”? ed ammettendo di essere conosciuto “chi mi conosce?”, con un pensiero, giustificato, al “secondo livello”
Occorre fare il punto nave: quale incidenza potrebbe avere sulla qualità dell'opera il successo letterario, comunque acquisito (per valore intrinseco, per la scalata dei livelli ermeneutici, comunque praticata, etc)?
Quale tipo di gratificazione ricerca l'autore (economica, sociale, familiare, personale, etc)?
L'autore ha veramente bisogno di questo riconoscimento pubblico per “conoscere” il suo valore artistico?
Nella mia pochezza di uomo “qualunque” rispondo con tre convinti: No!
O l'opera ha un suo valore artistico o non saranno i successi di pubblico a darglielo: in Italia c'è non solo un'iper-produzione letteraria ma c'è una chiara inflazione editoriale; ho letto alcune stime che parlano di diecimila titoli editi all'anno e francamente mi sfugge sia il “bisogno” di tale mostruosa produzione sia le “ragioni editoriali” dal momento che non ci può essere ritorno economico se non invocando quei milioni di lettori onnivori (è il caso di dire, viste le pubblicazioni di ogni genere) che semplicemente non esistono…
se miri ad una “sistemazione economica” alla Faletti (tanto per intenderci) allora non posso che augurarti i suoi dodici milioni di lettori (ma soprattutto compratori); se invece la tua gratificazione dipendesse dalla “qualità” del tuo prodotto allora penso che un artista “lo sappia” e non gli serva certo il plauso di perfetti sconosciuti come il sottoscritto…
si licet parva... quando il padre Dante dice orgogliosamente “io mi son un che...” non sta certo pensando alle frotte di somarelli che lo malediranno, per secoli, in tutte le classi liceali d'Italia!

Caro Bruno, scusa la prolissità ma vorrei veramente che tu capissi quanto vali e soprattutto (egoisticamente come tuo affezionato lettore) scrivessi tante cose belle (come già fai) lasciando ad altri le sterili discussioni su chi è artista: siilo! ed il resto (come dice l'Evangelio) ti sarà dato!
Un cordialissimo saluto
ps. un sentito grazie per averci fatto conoscere anche il Moscone che sta pubblicando tantissimo (e benissimo!) sul Cannocchiale e che, come te, merita di essere conosciuto.

Bruno
Mi piace, Oude, questa tua articolata "recensione", che va ben oltre il "commento" impressionistico!
Dunque, stamattina apro la posta, e trovo un'email che mi dà gioia: due miei lavori, quello su "web e letteratura" (il primo di questo ciclo di "post" dedicato all'argomento), e quello su Marino Moretti sono stati editi dalla rivista "Scrittinediti"! Cosa significano per me questi "piccoli" riconoscimenti? Significano tanto! E' vero, non è che nel caso in cui avessi ricevuto un esito negativo avrei smesso di occuparmi di scrivere su questi e altri argomenti! L'avrei fatto comunque, senza dubbio; ma ricevere questi piccoli riconoscimenti - che sono poi atti che servono a dare maggior risalto a ciò che uno scrive - alimentano ancor di più la voglia di scrivere e di creare; altro esempio, il mio mentore (il professor TDM) ha letto sul blog il "Buzzi di Racalmuzzi", e gli è piaciuto molto, addirittura m'ha esortato a riprenderlo e a portarlo avanti! Gli è piaciuto anche quel "dialetto" municipale (così l'ha definito) che ho usato.
Aver goduto della tua stima e valorizzazione per ciò che scrivo non credere che siano passate come cose inosservate nel mio animo; non sai quanto coraggio e quanta voglia di scrivere mi hanno dato! Tu dirai: ma aspettavi che un signor Oude a te sconosciuto ti dicessi che tu vali come scrittore per scrivere? l'avrei fatto ugualmente, senza dubbio, ma se vedi che intorno a ciò che scrivi c'è solo silenzio, allora accade che quella fiammella creativa, anziché alimentarsi, si va lentamente spegnendo.
D'altro canto lo noto: ho incrementato la mia vena creativa da quando ho cominciato ad aprire il primo blog e da quando la Perronelab ha cominciato a pubblicare qualche mio racconto o poesia.
Voglio dire, Oude, per un "artista" il riconoscimento è un fattore indispensabile, in quanto anch'egli è un fascio di relazioni... alimenta la sua vena creativa...
poi, per essere aderente all'argomento postato, l'autoriflessività sull'essere artista è una componente importante della mia scrittura, evidenziata già in quel racconto giovanile "Amalfi"...
tutto ciò mi aiuta anche e soprattutto ad avere una maggiore autoconsapevolezza su ciò che "creo", a non "rinunciare all'ambizione di una conoscenza integrale dei caratteri del mondo" (come scriveva Giulio Ferroni, quando lamenta il fatto che le nuove generazioni, salvo poche eccezioni, "evitano di fissare fino in fondo nella loro esperienza il senso della situazione presente".
Grazie della tua grande fiducia.

Oude
Caro Bruno, la tua contagiosa "soddisfazione" per il bel riconoscimento ottenuto da un sito letterario "serio" non può che rendere felice chi ti stima (e siamo tanti!)…
quanto al tuo mentore spero proprio che il suo intervento non solo ti conforti nell'autostima ma ti spinga veramente a fare di Buzzi un personaggio da romanzo più che da novella, cosa che ti consentirebbe ampi margini di riflessione sui più vari argomenti dal momento che, con grande intuito letterario, l'hai fatto vivere con un carattere poliedrico, adattabile ad un gran numero di situazioni...
goditi il momento di "gloria" ma non dimenticare che, noi affamati, aspettiamo altri tuoi (capo)lavori.

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