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contributo inviato da Claudia Castaldini il 23 ottobre 2011

Continua in questi giorni il dibattito politico nel Partito Democratico, dopo le strategie politiche quelle interne, primarie sì primarie no, per quali candidature, sopra o sotto i 40 anni, rottamiamo o ricostruiamo e con chi.  E ancora continua la carenza dei temi concreti nel dibattito, ma sopra tutti dei temi che riguardano l'ambiente e l'energia. Si legge di tutto sui giornali, meno che di questi argomenti che compaiono soltanto a volte, quando riguardano fatti evidenti - come se l'evidenza dell'inquinamento fosse altrimenti in dubbio.
La maggior parte - ed evidentemente non tutti - degli esponenti PD e degli amministratori che ad oggi il partito esprime mostra una refrattarietà ad affrontare le questioni ambientali e a rapportarsi con chi se ne occupa francamente preoccupante. La carenza di dialogo viene resa evidente, da alcuni persino ostentata, in ogni passaggio della vita politica e soprattutto di governo. La fase di campagna elettorale di solito vede il massimo di espressione di intenti, mentre la fase successiva vede l'improvvisa scomparsa di buona parte dei temi, forse nella convinzione che non interessino il nostro elettorato, o la stampa, o che siano rinviabili (ancora!) ad un futuro ipotetico.  Dopo la vittoria elettorale a Bologna, il Sindaco Merola è intervenuto sulla necessità di preparare un piano di riqualificazione energetica degli edifici, o di sostituire le caldaie a gasolio tuttora presenti in città in gran numero, o di aggiornare il Piano energetico comunale?   Se qualcosa sembra che si muova riguardo la raccolta differenziata dei rifiuti, e lo speriamo davvero visto che ora è al di sotto del 35%, si è forse parlato della necessità di aumentare la dotazione di verde cittadino, di ridurre i consumi negli edifici pubblici, di carta (di solito vergine), di acqua, di luce, di riscaldamento, o dell'implementazione del Patto dei Sindaci europeo a cui peraltro Bologna ha aderito?  Si parla in genere di ridurre i consumi in tutti gli edifici pubblici, anche di pertinenza di altri Enti, e di passare ad acquisti verdi nei vari uffici?
Ma le difficoltà vanno ben oltre nel momento in cui si presentano a vari livelli nel partito nel confronto stesso con altri temi ai quali viene assegnata priorità, e non parità.  Si tratta perciò di una difficoltà culturale, a cui si aggiunge la ben nota conflittualità con scelte e modi di fare consolidati che si crea al momento dell'attuazione pratica (con l'aiuto delle politiche del governo nazionale in carica). L'analisi ambientale di una scelta concreta ancora oggi e troppo spesso viene considerata da molti un disturbo, o se va bene un superfluo, poichè in ultima analisi può portare al rigetto della scelta stessa. Ma quest'ultima non può avvenire soltanto su basi politiche, o semplicemente su basi immutate per decenni: il mondo di oggi non è il mondo di ieri.
Se un partito "progressita" non acquisice questo a tutti i livelli,  e non soltanto su basi discrezionali in seguito alla sensibilità personale di un tale amministratore o di un altro esponente politico, non sarà mai adeguato all'oggi e ancora meno al futuro. Di sicuro non possiamo aspettare che arrivino nel PD tante "sensibilità" personali da superare questo problema senza intervenire prima.
 

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