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contributo inviato da iociprovo il 16 ottobre 2011

 In merito alla ipotesi, avanzata da alcune parti, di abrogare o modificare questo articolo della costituzione, introducendo un qualche vincolo per il mandato degli eletti al parlamento, dico subito che sono assolutamente contrario e spiego il perché sono convinto di ciò. Proviamo ad immaginare come potrebbe configurarsi il “vincolo” a cui il rappresentante del popolo dovrebbe attenersi.

Un vincolo a rispettare il programma elettorale proposto in fase elettorale?

In tal caso i programmi dovrebbero già contenere nel dettaglio tutte le leggi e tutti i provvedimenti che la parte politica intende presentare in parlamento durante la legislatura e l’azione di governo, cosa evidentemente impossibile. In primo luogo perché non si riescono a formulare dei programmi precisi, neanche nelle intenzioni generali, ma bensì per mettere d’accordo le varie frazioni delle coalizioni politiche si finisce per mettere dentro i programmi tutto e l’incontrario di tutto, il che equivale al nulla. Inoltre anche se si riuscissero a formulare dei programmi precisi, sappiamo tutti bene che fine fanno quando si vanno a confrontare con una realtà così dura ad essere modificata e che oltretutto pone costantemente dei problemi e delle questioni non previste e probabilmente non prevedibili. Le crisi economiche ricorrenti, il precipitare delle condizioni economiche, le continue catastrofi a cui il nostro paese è soggetto per la sua intrinseca natura, obbligano ad una azione che si deve adattare al momento ed alla “emergenza” che si pone di volta in volta.

Ed allora come si può immaginare che il parlamentare debba essere vincolato ad una azione preordinata e quindi inflessibile e non adattabile alla situazione mutabile della realtà contingente?

Qualcuno potrebbe proporre che il vincolo possa consistere nel rispetto delle decisioni del partito di appartenenza.

Anche questa ipotesi mi sembra fondamentalmente sbagliata ed antidemocratica. A cosa dovrebbe servire eleggere e mettere in parlamento centinaia di rappresentanti quando poi questi dovrebbero agire in parlamento esclusivamente sotto le direttive dei dirigenti del proprio partito? Tanto vale allora eleggere un parlamento formato da sei o sette persone. Invece la nostra costituzione vuole un parlamento che sia, per quanto possibile, la rappresentazione fedele della società reale, con le sue molteplicità e differenze, possibilmente con la selezione democratica delle idealità migliori, ma ponendo in rappresentanza di se degli uomini e delle donne ognuno con una testa pensante, in grado di discernere e prendere delle decisioni autonomamente, affrontando i problemi che si pongono ogni volta diversi ed imprevedibili con la propria intelligenza, senza dover essere obbligati nel proprio voto ad alcun obbligo e ad alcun vincolo.

Purtroppo questa idea è stata messa in pericolo in questi anni, direi anzi che con le storture della attuale legge elettorale si è introdotto un vincolo “di fatto” nel mandato elettorale del parlamentare. Poiché infatti egli viene eletto in virtù del fatto di essere stato “nominato” dalla dirigenza del partito e posto in una determinata posizione della lista elettorale, e non dall’aver ricevuto il mandato direttamente per la scelta degli elettori del proprio collegio, egli sente di dover rendere conto solo al partito e non ai propri elettori, anche e soprattutto perché la propria eventuale rielezione dipende esclusivamente dalla fedeltà che saprà dimostrare al proprio capo durante il suo mandato. Questo naturalmente è tanto più vero quanto meno democratiche sono i meccanismi interni ai partiti di selezione dei propri esponenti.

In definitiva immaginare un parlamento vincolato nel proprio agire ad un programma preordinato o all’obbligo di osservanza delle direttive dei partiti significherebbe immaginare la morte della democrazia rappresentativa, ed in parte ciò sta già avvenendo.

Occorre invece ribadire, con una nuova legge elettorale che ripristini il rapporto “personale” fra l’elettore e l’eletto, non il vincolo di mandato dell’eletto, ma bensì il vincolo “politico” di rappresentanza degli elettori da parte dell’eletto.

Questo significa che il parlamentare, nella piena consapevolezza delle idee, delle istanze e degli interessi dei cittadini che esso rappresenta, deve poter agire durante il suo mandato, in piena autonomia e libertà, dovendo rendere conto elusivamente ai propri elettori alla fine del proprio mandato.

TAG:  VINCOLO  MANDATO  COSTITUZIONE  RIFORME  LEGGE ELETTORALE 

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commenti a questo articolo 0
commento di frapem inviato il 19 ottobre 2011
Perchè in Italia c'è qualcuno responsabile di qualcosa?
E comunque un popolo sovrano di nulla non ha una costituzione democratica, leggitela benne e ti accorgi che è un guazzabuglio di contraddizioni che premia l'ingovernabilità la confusione e le ruberie.
commento di pasquino50 inviato il 19 ottobre 2011
"Il politicante pasquino non perde occasione di darci prova di come si complica il sistema."

Art. 54.Costit.
Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

Per me, ancora vale tale responsabilità.
commento di frapem inviato il 18 ottobre 2011
Grande prof mg.. fa ciò che sai fare meglio..

Il politicante pasquino non perde occasione di darci prova di come si complica il sistema.
Vincolo di mandato esclusi i temi etici, il resto sono arzigogolii dei quali il popolo è arcistufo.
commento di pasquino50 inviato il 18 ottobre 2011
"Personalmente ritengo che, al fine di evitare i ribaltoni e lo scadimento dei governi che, come si vede, fanno solo male ai cittadini e al paese, bisognerebbe inserire una norma secondo la quale il parlamentare è libero di dimettersi dal suo gruppo quando, come e perchè vuole, ma deve uscire dal parlamento nel quale può rientrare solo ripassando per gli elettori".

Il vincolo di mandato è ciò che lega il parlamentare all'elettore.
Questo vincolo cessa quando cessa la fiducia dell'elettore nel rispetto del mandato. La libertà del parlamentare nel dimettersi dalla carica dovrà essere resa obbligatoria quando espressa con raccolta firme pari al numero necessario per l'elezione. Il "cancellino" in mano all'Elettore.
Ah,dimenticavo: è inutile che l'ipotetico parlamentare si ripresenti al voto, è "segnalato" come poco affidabile dall'opinione pubblica, quindi impresentabile; cosa che la partitocrazia avrebbe dovuto fare già da tempo. :)
commento di magnagrecia inviato il 17 ottobre 2011
Il plurale di 'fila' è 'file', non 'fila', che è invece il plurale di 'filo', in senso figurato (es.: "reggere le fila di un complotto").
E' un'epidemia passate parola.

Manuscritto.it: Tempo fa, su un grande giornale d’informazione, abbiamo letto un “serrare le fila” che ci ha fatto strabuzzare gli occhi.
http://www.manuscritto.it/Lingua/Che_lingua_parli_12.html

Accademia della Crusca: Il filo --> i fili / le fila. Il maschile va adoperato nel significato concreto: i fili del telefono ecc., il femminile invece sta per ‘trama di un ordito’ oppure nel senso metaforico di ‘intreccio’: le fila di una congiura ecc. ATTENZIONE! È sbagliato l’uso di fila come plurale di fila ‘serie, successione’, ad esempio nella locuzione, spesso impiegata, *serrare le fila in luogo del corretto serrare le file.
Plurale di fila
commento di mario petrh inviato il 17 ottobre 2011
Peccato che quanto sostieni, "iociprovo", cozza con l'attualità dei fatti. Questa maggioranza è sostenuta da parlamentari eletti negli schieramenti contrari a Berlusconi e al suo programma. Per capirci, una certa percentuale del "popolo sovrano", ha votato per gli scilipoti e i caleari in quanto opposti alla destra di Berlusconi. Pertanto, passando nelle fila opposte, dietro a tali parlamentari, non c'è altro che il vuoto.
Personalmente ritengo che, al fine di evitare i ribaltoni e lo scadimento dei governi che, come si vede, fanno solo male ai cittadini e al paese, bisognerebbe inserire una norma secondo la quale il parlamentare è libero di dimettersi dal suo gruppo quando, come e perchè vuole, ma deve uscire dal parlamento nel quale può rientrare solo ripassando per gli elettori.
Altrimenti allora se, per assurdo, un gruppo di deputati decidesse di passare all'opposizione aumentandone il numero fino a farla diventare maggioranza, che cosa succederebbe, si formerebbe un governo di opposizione senza ripassare per l'elettorato?

commento di frapem inviato il 17 ottobre 2011
Se non è d'accordo il vincolato si dimette, non passa nel campo avverso, questo è l'obiettivo di chi come me sostiene il vincolo di mandato esclusi i temi etici. E poi ripeto tu confondi la democrazia con le libertà individuali. La democrazia cioè, la maggioranza di governo che il popolo ha investito del diritto dovere di governare, ,può anche negare le libertà individuali, come avviene nella relatà, vedi coppie di fatto, fine vita ecc.ecc. Il problema dei sinistrati come te è che vivi in un mondo di sogni, e finisci per ritrovarti in un mondo di merda, come questa Italia che con le tue e le vostre ottusità avete contribuito ad edificare.
commento di frapem inviato il 17 ottobre 2011
Hai fatto bene ha pubblicare questo post, del resto se la politica è nel caos, se è stata ridotta ad industria affollata e improduttive, le cause vanno ricercate proprio nei limiti della costituzione. La mancanza del limite di mandato è infatti uno di quegli elementi che hanno vanificato la sovranità popolare, e la stessa rappresentatività dei partiti, poi il porcellum l'ha venificata del tutto per cui la nostra non è una democrazia. Il no al vincolo di mandato deriva dalla confusione che fa la sinistra tra democrazia e libertà individuali. La democrazia infatti per funzionare ha bisogno di regole vincolanti, poche ma chiare ed efficaci. Per esempio il diritto dovere della maggioranza a governare, il diritto della minoranza ad opporvisi ma nel rispetto della legge.
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