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contributo inviato da Achille_Passoni il 14 ottobre 2011


Il Governo ormai è completamente allo sbando. Dopo la bocciatura dell'articolo 1 del rendiconto di bilancio dello Stato da parte dell'Aula della Camera è intervenuto il Presidente della Repubblica, chiedendo giustamente una verifica della tenuta della maggioranza. Per questo Berlusconi è stato costretto a chiedere il voto di fiducia a Montecitorio - ottenuto con il margine risicatissimo di un solo voto, la prova che politicamente la maggioranza non c'è più - e a provare a spiegare come abbia il coraggio di andare avanti dopo un fatto politico pesantissimo come la bocciatura del rendiconto stesso.

E’ stata una giornata convulsa quella dell’altro ieri in Senato: era in corso la discussione sulla nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, documento cruciale per adeguare la politica economica alle scelte compiute in agosto per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Ovviamente, si intuisce con facilità che la nota è strettamente collegata al rendiconto appena bocciato dalla Camera, in primis perché contiene, nelle sue parti generali, i numeri riportati proprio nel consuntivo bocciato.

Per questo motivo il gruppo del Partito Democratico, di concerto con le altre opposizioni, ha chiesto un’immediata interruzione della seduta e un intervento in Aula del Ministro dell'Economia, per chiarire le implicazioni della bocciatura del rendiconto e fornire tutte le informazioni necessarie per proseguire la nostra discussione. Il centrodestra tuttavia ha rifiutato le nostre richieste, forzando la mano per proseguire il dibattito sulla nota e arrivare alla votazione. A questo punto, constata l’arroganza della maggioranza, abbiamo deciso di alzarci e abbandonare l’Aula.

Mi pare evidente che, dopo questa catena di eventi tra Camera e Senato, se è vero che non ci sono obblighi costituzionale di dimissioni per il Presidente del Consiglio, non si può negare che, a livello politico, una sconfitta su un documento così importante dovrebbe necessariamente implicare l’inizio formale di una crisi di governo. E non si tratta certo del “disguido tecnico” di cui ha parlato Berlusconi con sprezzo del ridicolo, anche perché in passato chi si è trovato in circostanza simili - come Goria e Andreotti - è salito subito al Colle senza troppi drammi per rassegnare le dimissioni.  

Per quanto ci riguarda - e lo ha sottolineato molto efficacemente il capogruppo Finocchiaro - riteniamo che a seguito di quanto è successo un Presidente del Consiglio con un minimo di rispetto per le regole democratiche e di dignità personale dovrebbe ammettere la sua sconfitta e rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica.

Ovviamente Berlusconi non ha fatto niente di tutto ciò. Obbligato a presentarsi alla Camera per spiegare come risolvere il guaio della bocciatura del rendiconto - tema su cui non ha speso una parola - il Premier ha chiesto e ottenuto l'ennesima fiducia, stavolta  risicatissima: segno che anche la maggioranza numerica si sta sfaldando, come dimostrano le defezioni sempre più numerose nel fronte del centrodestra. E se quella numerica è al limite, la maggioranza politica ormai non c'è più da molto tempo.
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