.
contributo inviato da Achille_Passoni il 13 ottobre 2011


Un incontro per rafforzare e dare un nuovo slancio al Partito Democratico, in una fase politica tumultuosa che precede la fine formale del berlusconismo. E’ stato questo il senso della riunione di Modem di lunedì che si è tenuta ad un anno dalla redazione dell'ormai famoso documento sottoscritto da 75 parlamentari. Famoso anche per gli insulti e improperi che nel partito in quell'occasione ci vennero lanciati, fino ad essere additati come coloro che facevano un regalo a Berlusconi, la peggiore delle accuse.

In realtà, allora ci fu un classico riflesso autoritario di chi, quando governa il partito, non tollera alcuna dialettica e vive ogni posizione politica "non in linea" come un complotto. Ed invece, almeno nel nostro caso, era semplicemente un regalo al Pd, come lo ha definito appropriatamente Paolo Gentiloni nella sua relazione introduttiva, che teneva aperto un confronto sereno e di merito - vedi l'assemblea del Lingotto di gennaio - con l'unico scopo di aiutare il partito a definire una strategia davvero in grado di essere riconosciuta come valida ed efficace per l'alternativa al berlusconismo. Un contributo per attrarre i consensi di elettori del campo avverso, e arrestare l'emorragia dal partito di donne e uomini, specie di coloro che hanno incontrato e dato vita al Partito Democratico senza aver precedentemente militato in altre forze politiche. Un’emorragia che purtroppo non si è ancora arrestata del tutto.

Come ha ribadito Walter Veltroni nel suo intervento, se le correnti sono una iattura dei partiti politici, un sereno confronto di idee non può che far bene al Pd, soprattutto in un momento così delicato per il futuro del partito e del Paese.

Molti sono stati gli elementi interessanti emersi dal meeting di Roma, e mi pare che stavolta anche quella stampa che spesso insiste sulle divisioni interne del Pd ne abbia dovuto dare conto: intanto, l’obiettivo dell’incontro non era certo discutere il tema della leadership nel Partito e nella coalizione, ma quello di produrre contenuti e idee utili per il partito. D’altra parte, moltissime di quelle che erano le nostre proposte in passato sono ora patrimonio comune di tutto il Pd, una per tutte la patrimoniale.

Inoltre, in questa fase, abbiamo ribadito che per noi la priorità per un partito che si mette al servizio del Paese non può che essere quella di puntare a realizzare un governo di decantazione, che metta da parte Berlusconi e si prenda la responsabilità di poche riforme essenziali - come quella elettorale - prima di andare a nuove elezioni. Votare adesso significherebbe infatti  ricompattare un centrodestra ormai lacerato e ignorare la volontà degli italiani che hanno firmato per il referendum contro il porcellum: se la politica vuole davvero recuperare la credibilità persa in questi anni, è necessario che i cittadini possano votare scegliendo davvero chi mandare in Parlamento. Per questo la riforma elettorale non può che essere in cima alle priorità di un nuovo esecutivo, insieme al recupero di credibilità internazionale per difendere la nostra economia e la nostra finanza pubblica.  

Insomma, il nostro obiettivo è sempre stato quello di dare una sferzata di innovazione e freschezza al Partito Democratico, proponendo idee e strategie per convincere gli italiani a darci fiducia e tornare all’idea originale da cui è nato il nostro partito: unire diverse culture e storie personali in un nuovo contenitore, in cui possa riconoscersi la maggioranza degli italiani. Credo che giornate come quella di lunedì siano un deciso passo avanti in questa direzione.
TAG:  MODEM  REFERENDUM  LEGGE ELETTORALE  PD  VELTRONI  RIFORMISMO  ITALIA 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
4 marzo 2010
attivita' nel PDnetwork