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contributo inviato da verduccifrancesco il 9 ottobre 2011

S’infrangono nell’umida aria

su miriadi cristalli d ipolvere

i primi raggi del nuovo sole.

S’infrangono sul bosco

aggrappato al pendio;

digradante verso la valle

ancora addormentata.

 

S’affaccia alla finestra l’uomo.

Ascolta i primi rumori

del giovane mattino

che, sfolgorante, s’appresta

a cacciare della notte i fantasmi.

 

Guarda rapito lo spettacolo sublime!

Vorrebbe uscire, correre nella luce,

gridare al mondo la sua vita,

mostrare, in tutta la sua nudità,

gli affanni e le fatiche del suo giovane corpo.

 

Ma non può godersi lo spettacolo,

non può uscire e correre libero.

Presto dovrà uscire, si

ma incontro al suo destino.

 

La, nella fabbrica che cupa l’attende,

Col suo pesante carico d’indifferenza;

anonima scultura a testimonianza

del nulla che avvolge la nostra civiltà.

TAG:  POESIA  SOLITUDINE 

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10 marzo 2009
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