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contributo inviato da free town il 8 ottobre 2011

Caro segretario Bersani,

Sono un elettore del Partito Democratico, da quando è nato questo progetto.
Ho appreso che Lei non ha aderito alla campagna referendaria sulla legge elettorale. Questa notizia mi ha deluso a anche amareggiato. La decisione avrà alla base ponderate valutazioni tecniche e politiche, non ho dubbi al riguardo. Non le conosco queste motivazioni, ma non importa. Mi permetta di affermare la mia modesta convinzione che, qualunque siano state le motivazioni, Lei, nel prendere questa risoluzione, ha commesso un errore.
Vede caro Segretario, in questi anni tanto travagliati per il nostro paese mi sono spesso domandato se, oltre al crollo dell'Unione Sovietica e la fine dell'epoca di influenza di quel comunismo, ci fossero state altre ragioni alla base del declino della sinistra italiana.
Proprio quando si cominciavano ad avvertire gli scricchiolii del nostro sistema, proprio quando, ormai lontano il periodo storico della crescita economica - quella vera -, consolidata proprio grazie alle conquiste di cui la sinistra ha gran parte del merito, quel periodo chiuso con l'euforia drogata degli anni '80, si erano profilati all'orizzonte le luci e le ombre di una nuova fase storica, caratterizzata dalla dominazione del capitalismo e del liberismo trionfanti; una fase storica che avrebbe indotto un profondo mutamento economico, sociale, geopolitico.
Certamente non era semplice prevedere gli esiti di simili cambiamenti. Sicuramente politica e cultura avrebbero dovuto infondere tutte le energie e la capacità di analisi per caratterizzare gli scenari più probabili, per ipotizzarne l'evoluzione e per definire strategia di intervento.
Se la fine del comunismo non poteva che indurre una crisi profondissima nella sinistra italiana di stampo tradizionale, non deve necessariamente significare il tramonto del pensiero di sinistra, inteso come contenitore di idee e modelli economici, sociali, ambientali, culturali, capace di innovarsi ed integrarsi con il nuovo che la storia continuamente produce.
Mi perdonerà, caro Segretario, se pur non conoscendole, riduco le ragioni che non le hanno permesso di sottoscrivere il referendum al concetto di distinguo. Il "distinguo", mi sembra, sia diventato un fattore decisivo, un operatore efficiente nella storia recente della nuova sinistra italiana, che con enorme fatica cerca di ricostruire una motivazione e uno spazio di azione, in un presente devastato dai predoni dell'anti stato, dell'anti politica, dell'anti lavoro.
E' cosi stridente che in una delle fasi storiche in cui un modello di pensiero, di agire politico di sinistra sarebbe più necessario che mai, questo ancora balbetti, parli confusamente di idee e valori, senza trovare lo spazio per tracciare il percorso che ci possa portare fuori da questa palude. E, per di più, c'è come il terrore di essere riconosciuti di sinistra e, in quanto tali, di essere stigmatizzati come comunisti; e questo terrore ci toglie quella serenità e quel coraggio indispensabili per ripensare il nuovo, senza perdere il contatto con i valori fondamentali che sono la base del pensiero di sinistra e dei suoi obiettivi politici. E' come se fossimo soggiogati da un conformismo, che definirei storico, che imbriglia il nostro pensiero e il nostro agire, da cittadini come da uomini politici.
Io sono convinto, caro segretario Bersani, che l'ago della bilancia siamo noi, che con il nostro agire quotidiano, con le nostre più o meno piccole decisioni muoviamo e determiniamo il corso degli eventi. Da noi dipende in larga misura il destino di questa nostra società. Uno dei problemi sta nel come siamo capaci di condividere le nostre azioni. Di quanto esteso è l'ambito in cui agiamo e, soprattutto, comprendiamo le conseguenze del nostro operare. I nostri valori e le nostre scelte possono avere un peso, trasformandoci quindi consapevolmente in ago della bilancia, solamente se siamo capaci di condividerle. E di farci coinvolgere dalle scelte, dalle motivazioni altrui. E' questo il nostro inesorabile destino di cittadini comuni, di donne e uomini che stanno nell'agone sociale, economico, politico solo in virtù del proprio lavoro, della propria cultura e della consapevolezza dei propri doveri e diritti.
Caro segretario Bersani, qualunque decisione di noi gente di sinistra ha valore solamente se è contemporaneamente rivolta anche all'altro. E in questo, il distinguo è già un limite, una barriera, come una termodinamica barriera energetica che preclude in partenza il formarsi di quel legame a lungo raggio, che può creare consenso e, ancor prima, condivisione e consapevolezza.
Spinga e tenti i suoi, i nostri, noi moltitudine di cittadini che barcollano nel buio di questi tempi infami, con il coraggio dello stare insieme e del farsi forza vicendevolmente, per sconfiggere questi predoni e cambiare la nostra storia.
Il conformismo storico di cui siamo inconsapevoli vittime, è come un angelo nero alato che opera sotto traccia, sottilmente ma riflessivamente condizionando il nostro pensiero, informandolo in schemi apparentemente virtuosi, ma che non sono tali. Anzi, sono vizi oramai insostenibili.
Facciamo questo scatto in avanti. Giochiamocela tutta. Proviamo a voltare finalmente pagina e a ricominciare.
Ci provi Segretario
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commenti a questo articolo 0
commento di pasquino50 inviato il 11 ottobre 2011
Chissà mai se avrà occasione di leggerla...
Sarebbe un bellissimo "volantino" da distribuire all'uscita del nazzareno, ad ognuno dei dirigenti e vedere quanti avrebbero il coraggio di rifiutarlo...magari portato a mano da quel popolo cittadino di cui si sente tanto la "mancata organizzazione"...
Condividendo appieno la "Lettera a Bersani", mi permetto di indicare il fattore tempo. Si faccia in fretta nel trovare la risposta...i cittadini, il popolo di sinistra, quello che mantiene memoria storica, potrebbe fare finalmente da solo.
Riot.
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