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contributo inviato da verduccifrancesco il 6 ottobre 2011

Leggo sui giornali pagineintere sul ddl intercettazioni e trovo che la notizia che mi interessa riguardaesclusivamente l’esclusione dei blog dalla legge; ne saranno implicate solo letestate registrate, ovvero i giornali (quotidiani, settimanali, mensili e quant’altro)online.

Si, perché tutto il resto,per quanto mi riguarda, è solo spazzatura mediatica.

A quanto risulta daigiornali, non si proibisce la pubblicazione delle indagini; si può dare lanotizia che il tal personaggio pubblico è indagato per il reato x. Quello chenon si può pubblicare, sempre se ho capito bene, sono le intercettazioni che hannocontribuito a formulare l’accusa nei confronti del tal personaggio. Bene,ritengo sufficiente sapere che il tal personaggio sia indagato per il reato x. Infondo, è la conoscenza dei comportamenti degli individui, e in modo particolaredi quelli pubblici, ad avere importanza.

Sapere cosa ha detto l’indagatoper telefono al tal altro o chi sia il tal altro potrebbe sembrare importante. Elo è ai fini dell’indagine. Ma trovo sbagliato renderlo pubblico perchéandrebbe a coinvolgere anche l’altro che magari non centra nulla. Questo,almeno finché non ci sono le prove del coinvolgimento nell’indagine anche dell’altro.

Quello che voglio dire è che,se io telefono ad un amico di cui non sono a conoscenza dei suoi misfatti – e succedeche un criminale non dica a destra e sinistra delle sue attività – non perquesto ne sono complice. Ovvio che dalle intercettazioni lo si capirà, maquesto riguarda il magistrato che conduce le indagini. E una volta appurato ilmio coinvolgimento, allora lo si potrà pubblicare; ma solo dopo.

La notizia che invece trovoaberrante è la penalizzazione del giornalista fino al carcere. Un provvedimento,questo, che trovo aberrante perché ricorda troppo i regimi totalitari dove l’informazioneè controllata dallo stato. A che serve un deterrente simile se non a creare unregime di paura?

Se è giusto porre deipaletti alla stampa nell’ambito delle indagini giudiziarie, sono da condannare,in democrazia, comportamenti legislativi tendenti a creare dipendenze forzateda altri nella propria funzione.

E poi, diciamocelo chiaro,il giornalista, per avere certe informazioni, deve avere la disponibilità dipersone che lavorano all’interno della magistratura e, perché no, dei tribunali– la cosiddetta fuga di notizie -, e queste persone potrebbero anche agire perconfondere le indagini. Certo, sta al giornalista non cadere nella trappola.

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