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contributo inviato da generosobruno il 4 ottobre 2011

 

“La proposta della "Dfm", seppur ancora da verificare, ha il pregio di non cambiare la mission produttiva dello stabilimento di Valle Ufita e di mantenere i livelli occupazionali.
Occorre la ripresa della trattativa, come anche dal Pd richiesto, direttamente da Palazzo Chigi.
La lettera di messa in mobilità per i 663 lavoratori dello stabilimento di Valle Ufita, conserva, per intero, tutte le ombre che, sin dall’inizio, hanno caratterizzato la vertenza Irisbus, in particolare quando, nel testo, c’è il riferimento alla soluzione che coinvolgeva la “Itala Spa” ed il gruppo Di Risio. Fiat non può pensare, a luglio, di voler regalare lo stabilimento al gruppo molisano perché operante in una differente area di business e, invece, adesso, pensare di poter ostacolare soluzioni differenti che insistono sul medesimo segmento di Irisbus.
C’è bisogno di un governo capace di gestire la delicatezza della mediazione. C’è la possibilità di riprendere la vertenza con un punto di novità ma, fondamentale, resta il finanziamento del Piano nazionale per il trasporto pubblico. Non so se Fiat riconsidererà, in questi settantacinque giorni, la scelta di dismettere lo stabilimento ufitano. Quello che è certo è che con la “Dfm", continuando a produrre pullman, Valle Ufita diverrebbe una possibile ed importante testa di ponte utile al gruppo cinese per entrare nel mercato italiano e continentale, sottraendo, evidentemente, ulteriori quote di mercato nazionale ed estero al gruppo del Lingotto.
Chiediamo al governo di stare dalla parte dell’Irpinia.
In America, Sergio Marchionne ha dovuto indicare le produzioni e presentare un piano industriale di oltre 280 pagine, in Italia, invece, il piano Fabbrica Italia, lo si presenta a colpi di comunicati stampa.
Solo dalla recente corrispondenza tra l’Ad di Fiat e la Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia siamo stati messi a conoscenza della scelta di produrre, dal 2013, alla FMA di Pratola Serra, un nuovo motore benzina turbo a iniezione diretta per l'Alfa Romeo.
Cosa deve ancora accadere, mi domando, dopo tre stabilimenti chiusi – Imola, Termini Imerese e Valle Ufita – per far mutare l’atteggiamento del governo?”

Foto di Valentina Bruno

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