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contributo inviato da Achille_Passoni il 4 ottobre 2011


Se lo avessero saputo probabilmente gli Etruschi secoli fa avrebbero spostato il loro insediamento di qualche centinaio di metri. I reperti rinvenuti pochi mesi dopo l'inizio dei lavori di ampliamento dello stabilimento fiorentino della Laika, azienda che produce Caravan, hanno alimentato gli attacchi di alcuni comitati di cittadini contro la rimozione delle strutture archeologiche. 

Qualche giorno fa i lavoratori hanno scioperato dentro il Consiglio Comunale di San Casciano contro chi vuole bloccare un ampliamento che significherebbe occupazione e sviluppo per tutto il territorio. Di fatto la Laika ha intenzione di investire di tasca sua e con l'aiuto della casa madre (il gruppo tedesco della famiglia Hymer) ben 30 milioni di euro, ed è da oltre 10 anni che l'azienda attende il nuovo stabilimento.

Nell'incontro avvenuto nel corso della campagna elettorale per le scorse elezioni poltiche che ho avuto sia con il management sia con i lavoratori il problema risultava essere un ricorso al Tar di un gruppo di ambientalisti, da qualche giorno invece si è scoperto che la vera grana sono gli etruschi. Eppure, il nuovo capannone razionalizzerebbe la produzione che adesso ha una capacità limitata. Il sito Laika, in località Sambuca, è su 5 capannoni diversi, uno addirittura dall'altra parte della superstrada. In queste condizioni il lavoro diventa una catena spezzata, perché i camper devono essere caricati sui camion e portati da capannone a capannone.

A rendere le proteste strumentali tuttavia, ci sono le procedure avviate per la rimozione dei beni archeologici. Non si tratta di demolire o distruggere, ma di ricollocare in una zona appropriata i reperti seguendo tutti gli accorgimenti del caso. Non si capiscono allora le manifestazioni di dissenso: in un momento di magra occupazionale come questo, l'opposizione a investimenti per riqualificare uno stabilimento, migliorarlo, ottimizzare la produzione e creare qualche posto di lavoro. in più mi sembra veramente inspiegabile. L'intenzione della proprietà tedesca, dopo tanti anni, è ancora quella di investire sulla produzione e sul territorio: sarà bene non tirare ulteriormente la corda.
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