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contributo inviato da Achille_Passoni il 3 ottobre 2011


Finalmente è “arrivata” anche agli italiani la famosa lettera della Bce inviata lo scorso 4 agosto al Governo ma il cui contenuto è rimasto segreto sino a pochi giorni fa. E anche soltanto a una prima occhiata, si capisce bene perché Berlusconi abbia voluto tenerne nascosto il contenuto: in poche parole si tratta di un commissariamento del nostro Paese e di un Governo incapace di agire, una lettera durissima in cui la Bce indica una direzione precisa da seguire con un tono perentorio.

Il contenuto della missiva lascia assai pochi margini di manovra all’esecutivo italiano. Vengono infatti stabiliti con chiarezza non solo gli obiettivi da raggiungere, ma anche gli strumenti legislativi e le scadenze entro cui approvare le misure indicate. Misure che sono sostanzialmente le stesse che sono state suggerite in questi anni a paesi come il Portogallo e la Grecia: liberalizzazione dei servizi pubblici, un massiccio piano di privatizzazioni, sostituire la contrattazione collettiva nazionale con un sistema decentrato a livello di impresa, rendere più semplice il licenziamento dei lavoratori, correzione immediata del bilancio puntando al raggiungimento del pareggio in pochi anni. Una serie di misure di austerità che tuttavia non stanno dando i risultati sperati nei paesi che stanno cercando di attuarle a costi politici e sociali elevatissimi.

Ma oltre al danno e all’umiliazione cui costringe il nostro Paese, per il Governo è spuntata fuori anche la beffa: l’unica iniziativa già realizzata e giudicata come positiva dalla Bce infatti è l’accordo del 28 giugno tra sindacati e associazioni degli industriali, proprio quell’intesa su cui Sacconi è entrato a gamba tesa con l’articolo 8 della manovra. Insomma, il paradosso è che il Ministro del Lavoro ha cercato di minare proprio l’unico punto che va nella direzione giusta, cercando come suo solito di dividere le parti sociali e isolare la Cgil. Un accordo raggiunto non a caso proprio grazie all’assenza del Ministro dal tavolo negoziale.

Detto questo, il problema che abbiamo di fronte non mi pare quello di buttare addosso a Trichet e Draghi la croce di un’impostazione che può lasciare legittimamente dubbi e perplessità. Il dovere che abbiamo è quello di rilanciare assolutamente e nei tempi più brevi possibili il progetto politico dell’Europa unita. E’ proprio la mancata costruzione dell’Europa politica infatti che determina un vuoto di direzione pericolosissimo per la stessa tenuta dell’euro e dell’intero progetto comunitario. Vuoto che, per fortuna - almeno da un certo punto di vista - viene coperto dalla Bce, ovviamente con le idee e le caratteristiche tipiche di un approccio da banchieri.

Peraltro, le posizioni politico-economiche di Draghi, espresse nelle vesti di Governatore della nostra banca centra ledi Bankitalia, sono state largamente apprezzate dal Pd. E ancora, i temi che la Bce richiama nella lettera sono gli stessi che dibattiamo da anni nel nostro Paese e che, in vari modi, abbiamo affrontato noi stessi anche quando abbiamo governato.

Il punto è proprio questo: assunto che i capitoli sono questi – anche se non sono certo gli unici – il problema è come si declinano nella nostra realtà e con i problemi specifici della nostra economia, a partire da come rimettere in moto la crescita, abbattere la soffocante montagna del debito e fare quelle riforme che invochiamo da anni e che portano davvero a cambiare il Paese. E questo è, ovviamente, anche il problema di una grande forza riformista come la nostra che si candida a governare per cambiare profondamente l’Italia. Avrò modo di affrontare questo tema più in profondità nei prossimi giorni.
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