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contributo inviato da CARMEN2009 il 3 ottobre 2011
Sembra proprio la canzone di Elio e le Storie Tese ad esprimere meglio di qualunque cosa la situazione economica italiana. Ogni giorno viene aggiunta una nuova riforma, un piccolo passo avanti che il giorno dopo svanisce: in base ai sondaggi avrebbe scontentato una buona parte dell'elettorato e quindi è meglio toglierlo. Quando si fa una proposta di legge o una manovra bisogna tenere i dati in mano e dopo aver fatto un pò di conti e statistiche scegliere il male minore per l'estabilishment. Alla fine, forse per non scontentare tutti, si è deciso di adottare la par-condicio e cosi via all'aumento della IVA ed ai tagli fiscali sulle detrazione di affitti, mutui e prima casa.
Riguardando e ragionando da profani su queste voci la manovra non sembra rspettare il principio di uguaglianza sociale, ma, al contrario, appare sbilanciata a favore dello strato benestante della società. Il primo effetto dell'aumento dell'IVA si traduce in breve tempo in un aumento dei prezzi al consumo, che va ad intaccare la capacità di acquisto dei consumatori, con il risultato che i redditti medi e bassi vedranno eroso il propio valore, i redditi alti non sentiranno minimamente la differenza. Le minori detrazioni fiscali per affitti, mutui e prima casa si aggiunge per ridurre ulteriormente il potere di acquisto delle classi sociali medio basse. In conclusione i ricchi saranno sempre più ricchi e tutti gli altri diventeranno un pò più poveri. (Forse chi ha votato Lega è bene che tenga in mente quanto fatto dalla finanziaria al momento del voto). Il punto grave della manovra e delle riforme è che la curva di povertà dei redditi viaggia lungo un unico verso ascendente. La causa princicale di quest'andamento è da ricercare sulla bassa crescita, e quindi bassi volumi di reddito, del sistema Italia. 



Il grafico  mostra le variazioni percentuali del PIL reale italiano nel periodo di tempo che va dal 1985 al 2009, dati Istat. Come si può notare è dal 2006 che la curva non riesce ad invertire la rotta.
Assumiamo che l'indice di povertà di un paese è l'inverso del benessere economico, possiamo definire ip = n.abitanti/PIL. Sappiamo, anche, che tale distribuzione non è uniforme, ma che durante gli anni una fetta sempre maggiore di PIL è stata assorbita da una minoranza della popolazione: classe benestante. Indichiamo con q la quantita di debito pubblico assorbita dal ceto benestante, con PB il numero di abitanti che appartengono al ceto benestante e con P il numero totale  di abitanti, l'indice di povertà dei redditi medi può essere espresso come:         

                          ip = (P-PB)/(1-q)*PIL

Considerando che la variazione della popolazione negli anni è costante, si deduce che l'indice di povertà varia in funzione del PIL e del fattore q. Un aumento di q e/o una diminuzione del PIL provoca una minore capacità d'acquisto del ceto medio. Se non si inverte rotta e non si cresce saremo sempre più poveri.






Per crescere ed invertire la rotta, in base alla teoria macroeconomica, bisogna aumentare la domanda aggregata, incrementando sia i consumi interni che l'export. Non ci sembra che la manovra approvata agisca sulle variabili della crescita, l'aumento dell'IVA ed i tagli fiscali hanno un effetto leva sull'indice di povertà, indebolisce ancor più il potere d'acquisto dei redditi medi con una contrazione dei consumi interni. Per la variabile export lasciamo parlare da solo il grafico seguente:
 



La competitività, il futuro dell'export si valuterà in base a questa variabile ed è là che bisogna intervenire per aumentare un export che tutto sommato sembra reggere. 
Se vogliamo realmente uscire da questa crisi, c'è bisogno di una politica economica che inizi a guardare e correggere le distorsioni di una cattiva redistribuzione del PIL, che non sia arroccata su caste e dia più spazio all'istruzione ed ai giovani... solo loro potranno rendere più competitive le nostre imprese. Lotta all'evasione fiscale e più coesione nazionale, il federalismo non fa altro che impoverire il Paese: spero che i leghisti abbiano ormai compreso che anche nella Lega è un magna magna che deve essere estirpato prima di arrivare ad uno stato di povertà da cui sarà sempre più difficile risalire.
TAG:  GOVERNO  PIL  LEGA  POVERTÀ  CASTA  REDDITO  MANOVRA  POLITICA ECONOMICA 

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commento di magnagrecia inviato il 4 ottobre 2011
Riporto il mio ‘post’

Il festival della logica stortignaccola di un Paese iniquo

In un Paese stortignaccolo e profondamente iniquo come il nostro, succede che su “Repubblica” si possa scrivere (v. “Napolitano, allarme su spread”)
C'è poi lo spettro, ventilato dall'opposizione, della necessità di una imposta sui grandi patrimoni.

Lo spettro?

1) Soltanto in Italia, a differenza di tutti - proprio tutti! – gli altri Paesi europei, le varie leggi finanziarie e le manovre correttive, varate dopo la crisi della Grecia, sono state scandalosamente scaricate quasi interamente sul ceto medio-basso e sui poveri, salvaguardando i ricchi ed i ricchissimi.

2) Quando è stato proposto di ritassare i capitali “scudati”, il ministro Tremonti e schiere di utili idioti hanno opposto che non si poteva farlo perché si sarebbe violato il rapporto fiduciario tra lo Stato ed i cittadini, dimenticandosi, il primo, di averlo già più volte violato, ed, i secondi, di essere stati zitti, quando, ad esempio, si sono più volte cambiate in corsa le norme sulla previdenza, arrecando danni anche di decine di migliaia di € (come sta succedendo al sottoscritto quest’anno).

3) Quando è stato introdotto il sacrosanto contributo di solidarietà sui redditi privati maggiori di 90 mila €, rimasti finora del tutto indenni, c’è stata (forse perché colpiva anche loro?) una vera e propria canea contro, montata ad arte dai direttori ed editorialisti di giornale, soprattutto di destra, ma anche da qualcuno di sinistra.
[…].
Il festival della logica stortignaccola di un Paese iniquo
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