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contributo inviato da Giuseppe Ardizzone il 1 ottobre 2011
           

 

 

Un fondo salva stati  fino a 3.000 mld di euro per salvare l’Europa e di conseguenza assicurare una stabilità internazionale, messa in crisi da un possibile tracollo dell’euro.

Il ministro del tesoro americano si è mostrato estremamente chiaro e determinato nel segnalare i rischi di una possibile contaminazione della crisi europea alle altre parti del mondo e richiedere un intervento significatico utile  per dare ai mercati un messaggio forte di sicurezza.

L’ipotesi di un  Maxi progetto di salvataggio è ben vista anche dalla Cina e dalla Russia che  ha dichiarato ufficialmente la sua disponibilità a sottoscrivere eventuali obbligazioni emesse dal fondo salva-stati e salva banche .

Di fatto, l’emissione di queste obbligazioni avrebbe la garanzia  dell’intera Europa e dalla finestra rientra pertanto il problema dell’emissione degli eurobonds .

Chi garantirà in ultima istanza il pagamento?

Chi sottoscriverà i 3.000 mld di euro, anche se in fasi successive, vuole sapere chi risponderà alla fine del suo credito.

Sarà il FMI ? Saranno gli Stati Uniti d’America?

No, pur assistito da  sponsors internazionali importanti , siamo di fronte ad un progetto di riconoscimento del debito da parte dell’insieme dell’Europa.

E’ questo il  motivo del tergiversare dei paesi più virtuosi guidati dalla Germania.

In fondo, l’euro è l’unica moneta che non ha la sua corrispondenza nel bilancio di un unico Stato e quindi non sta in rapporto  con un unico debito .

No! Sta in rapporto con tante diverse economie e debiti diversi .

Pertanto, se i vari paesi europei si comportano in maniera diversa, al momento della resa dei conti chi è stato più virtuoso si ritrova nella condizione di dover pagare anche per chi non lo è stato. D’altra parte le classi politiche europee si ritrovano a gestire un rapporto con le proprie popolazioni estremamente difficile sia all’interno dei paesi virtuosi che in quelli  il cui debito è elevato.

 Gli uni non hanno nessuna intenzione di abbassare il proprio livello di vita per venire in aiuto degli altri; mentre, chi si trova in difficoltà non ha nessuna intenzione di fare i necessari sacrifici scoprendo improvvisamente tutta la corruzione interna , la diseguaglianza, l’inefficienza il sottosviluppo di cui è vittima ma che fin’ora ha sopportato perché tutto è stato nascosto dal dilatarsi del proprio debito nazionale.

Bisognerà trovare un motivo superiore che ponga gli uni e gli altri di fronte alle proprie responsabilità e li spinga a superare  questo momento  affrontando i necessari sacrifici in vista di un miglioramento futuro.

In questi momenti  ognuno di noi si trova costretto a valutare i lati positivi e negativi  del processo di unificazione dell’Europa. A considerare in silenzio le conseguenze di una separazione e di un default isolato o le prospettive di un risanamento e di uno sviluppo comune.

Gli Stati più ricchi  del mondo sono disponibili a sostenerci perché una crisi europea allontanerebbe per anni le prospettive di una crescita mondiale e comporterebbe per tutti la possibile entrata in recessione e l’insorgere di fenomeni protezionistici e nazionalistici che renderebbero la situazione ancora più grave; tuttavia, pretendono  il nostro impegno comune.

Questo momento di crisi deve  far riflettere i paesi europei sulla necessità di avere la sovranità sulla propria moneta unica: l’euro.

Processo che presuppone un’unità politica ed economica definitiva.

Un unico bilancio europeo, un solo PIL ed un solo debito pubblico governati da istituzioni politiche europee.

 

TAG:  DEBITO PUBBLICO 

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