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contributo inviato da team_realacci il 30 settembre 2011
Roma, 29 settembre 2011 “Dietro una mera elencazione di cavilli burocratici si nasconde la volontà del Governo di continuare a fare orecchie da mercante sulla situazione di Saluggia dove, sebbene sia un luogo inadatto sotto ogni profilo, sono stoccate l’85% delle scorie nucleari di questo paese. E’ ora che il Governo, la smetta di essere reticente e dichiari senza scappatoie quali sono le intenzioni. Sul sito di Saluggia è ormai evidente che si accavallano una serie di vicende poco chiare e che violano le normative europee. In primo luogo la costruzione del deposito D2 per la cementificazione delle scorie liquide sta avendo luogo grazie ad una singolare proroga, emanata da un funzionario del Comune di Saluggia un mese prima della sua scadenza, al permesso di costruire il deposito per rifiuti nucleari in un'area in cui il piano regolatore vieta espressamente di costruire, e con un progetto significativamente diverso da quello presentato. E’ sempre più evidente l’intenzione della Sogin di depositare a Saluggia , e nonostante i richiami dell’Unione Europa, anche le scorie di categoria III che una volta stoccate non possono più essere rimosse, il che condannerebbe il sito in provincia di Vercelli a diventare il sito unico per l’Italia. Infine emerge una manifesta incongruenza fra i tempi dichiarati dalla Sogin per la costruzione del deposito (circa tre anni) e quelli che rimangono alla scadenza dell’autorizzazione, ormai circa un anno”, è quanto afferma Luigi Bobba (PD) nel corso dell’interpellanza urgente di cui è primo firmatario oggi alla Camera. “Nonostante i cittadini paghino in bolletta ogni anno oltre trecento milioni di euro per la chiusura del vecchio nucleare”, aggiunge Realacci (PD), firmatario dell’interpellanza, intervenendo in Aula, “la situazione dello smantellamento delle vecchie centrali e della gestione scorie è grave e irrisolta e la questione del sito di Saluggia è indegna per un paese civile. Basta ricordare quello che accadde nel corso dell’alluvione del 2000, quando i bidoni con le scorie radioattive rischiarono di essere trascinati via dalla piena del fiume. Allora, come ebbe modo di sottolineare anche il Nobel Carlo Rubbia, si rischiò il disastro nucleare. Oggi la saggezza degli italiani ha prevalso sull’arroganza del Governo e ha fermato la sciagurata avventura nucleare che si voleva riaprire nel nostro paese, che non solo avrebbe messo in pericolo la sicurezza dei cittadini, ma che avrebbe rappresentato un colossale sperpero di denaro pubblico. Però il capitolo dello smantellamento del vecchio nucleare è ancora aperto e va chiuso una volta per tutte ”. Ufficio stampa On. Realacci
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