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contributo inviato da iociprovo il 23 settembre 2011

 LE PROPOSTE

Voglio ora esprimere alcune mie idee riguardo alle linee di intervento modificativo che possano dare risposta alle problematiche precedentemente illustrate: - Interferenza fra i poteri dello stato - Scarsa efficienza del sistema legislativo - Instabilità del sistema politico;

    E' necessario riscrivere l'architettura istituzionale con l'ottica di una migliore distinzione fra le competenze, occorre rafforzare e delineare meglio gli organi di controllo che devono dirimere le dispute di competenza. Il potere legislativo deve essere di esclusiva competenza di un ramo del parlamento, il senato legislativo.

    L'ambito legislativo deve essere meglio delimitato, ridefinendo il concetto di legge e distinguendolo dai provvedimenti amministrativi, ed attuativi delle leggi. La “Legge” dovrebbe, a mio parere, contenere i principi ispiratori, le finalità che si vogliono conseguire, le regole generali, la struttura portante dell'azione che si vuole conseguire, dovrebbe inoltre indicare i mezzi con cui raggiungere le finalità fra cui anche le fonti delle risorse economiche.

    L'esecutivo deve adempiere esclusivamente al suo compito di “dare attuazione alle leggi” attraverso l'emanazione dei provvedimenti amministrativi necessari, dei regolamenti attuativi, l'assegnazione dei compiti e delle risorse.

    Il carattere “parlamentare” del nostro ordinamento istituzionale può e deve essere mantenuto, dando alla camera dei deputati, che rinominerei come camera esecutiva, il compito di discutere le proposte del governo, approfondendone gli effetti e le problematiche che ne conseguono, emendandone i difetti.

    Il governo andrebbe quindi a configurarsi come il “direttorio politico” della camera esecutiva, un gruppo ristretto costituito sia da parlamentari che da tecnici esterni, che gode della fiducia dell'assemblea, che ne imposta le linee di azione programmandone le attività e le priorità. I decreti attuativi del governo sono approvati dalla camera esecutiva. Solo la camera esecutiva può sfiduciare il governo. La procedura di formazione del governo può essere mantenuta come nell'attuale ordinamento, il Presidente della Repubblica, a seguito delle consultazioni delle forze parlamentari, nomina il Presidente del Consiglio dei ministri, il quale a sua volta forma la squadra di governo in modo da ottenere la fiducia da parte della camera esecutiva.

    Con un tale tipo di ordinamento verrebbe a cadere ogni possibile ingerenza legislativa da parte dell'esecutivo, mentre il governo avrebbe un potere meno limitato e condizionato dalle procedure del “bicameralismo perfetto”.

    Qualcuno potrebbe obbiettare il pericolo di una eccessiva divaricazione fra l'azione dell'organo legislativo e quello esecutivo. E' evidente che una omogeneità di maggioranza politica fra i due parlamenti potrebbe evitare tale divaricazione, ma comunque anche se le due maggioranze dovessero essere differenti questo non comporterebbe una paralisi istituzionale, in quanto i due organi potrebbero continuare ad agire in autonomia. Si tratterebbe di una situazione simile alla “anatra zoppa” che si verifica nell'ordinamento statunitense quando la maggioranza del senato è differente da quella che ha eletto il presidente. In parte tale possibilità sarebbe limitata anche effettuando contemporaneamente l'elezione dei due parlamenti. Comunque questa possibilità rimane nel caso di scioglimento anticipato della sola camera esecutiva, in caso di impossibilità di formare una maggioranza in grado di sostenere un governo, non ci sarebbe alcun motivo per sciogliere il senato legislativo.

    Peraltro non sarei favorevole ad adottare una legge elettorale identica fra i due parlamenti in quanto diversa è la loro funzione. Per quanto riguarda il senato legislativo adotterei un sistema che garantisca la maggiore rappresentività possibile, orientato quindi al proporzionale , invece per il parlamento esecutivo sarebbe auspicabile una legge elettorale in grado di garantire la stabilità della maggioranza.

    In entrambi i parlamenti dovrebbe essere garantita sia la rappresentanza delle istanze territoriali che la necessaria sintesi di una rappresentanza nazionale. Ciò si può tradurre nella formula “collegi locali e collegio unico nazionale”. Proporrei un sistema elettorale in cui si vota il partito e si da la preferenza ad una coppia di cui uno è un rappresentante locale e l'altro è un leader nazionale del partito”.

    Per quanto riguarda la soglia di sbarramento e il premio di maggioranza, proporrei un sistema in cui le due cose sono legate. Il premio dovrebbe consistere nel trasferire ai partiti maggiori i voti dati a quei partiti che non hanno raggiunto la soglia di sbarramento. In particolare, a mio parere, i partiti dovrebbero dichiarare, prima del voto, gli apparentamenti, cioè il partito a cui deve convergere il voto nel caso in cui non si superasse la soglia. In questo modo, e regolando la dimensione dei colleggi elettorali (che dovrebbero eleggere al massimo 10 parlamentari), si potrebbe contrastare la disgregazione in partiti troppo piccoli.


 

TAG:  RIFORME  ISTITUZIONI  PARLAMENTO  LEGGE ELETTORALE   

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