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contributo inviato da MarcoBorciani il 17 settembre 2011
Ufficialmente, ma spintaneamente (essendo Mentana lo spingente), ieri a Vasto ha riacceso i motori l'Ulivo. Anzi, ha acceso i motori "il Nuovo Ulivo" di Bersani, Di Pietro e Vendola (in rigoroso ordine alfabetico).
Finalmente!
Almeno dal mio punto di vista, questa è stata una mossa giusta e un atto dovuto.

Ho ribadito più volte la mia profonda convinzione, dalla quale nessuno mi schioda, che questa sia l'unica vera e possibile alleanza per il PD. Non lo sono, invece, le spinte centriste, che pure ieri erano il contraltare politico interno alle opposizioni.
Più che le parole, parlano i fatti, di un passato recente e di quello "remoto". Non è pensabile né tollerabile né logica un'alleanza al centro, con chi ha corso per sé (salvo, poi, accogliere e tenersi stretta la poltrona dell'Assessorato al Bilancio) alle Amministrative della Milano della svolta, o non ha condiviso (se non parzialmente) la battaglia referendaria. Quegli stessi politici che hanno osteggiato con vigore - e riuscendoci - la candidatura rutelliana al Campidoglio, così come hanno "boicottato" il Prodi II giorno dopo giorno.
Neppure potremmo pensare di costruire un'alleanza con loro su basi programmatiche, visto che sulle idee programmatiche di base non c'è comune accordo.

Ciononostante, capisco la logica del Segretario Bersani che chiede uno sforzo di intenti anche al Centro per poter costruire insieme la galleria che ci faccia uscire dal cul-de-sac in cui questo governaccio ci ha catapultati. Lo capisco perché evidentemente questo significa dare all'Italia quella boccata di ossigeno necessaria a ripartire. Dunque, sarebbe un atto di coraggio, di sacrificio, di responsabilità di cui, allo stato attuale, solo le forze di opposizione possono farsi carico.

Però, proprio per ciò che dicevo prima, è fondamentale aver partecipato all'incontro di ieri (maestralmente mediato dal Direttore Mentana), andando ad impegnare ciascuno dei tre partiti in una costruzione ad hoc per la costruzione dell'alternativa politica per questo Paese.
In questo, dunque, l'impegno a redigere entro 100giorni una carta di 10 proposte fondanti, attorno alle quali dipanare i programmi per l'Italia che verrà e per la prossima Amministrazione Pubblica, è un gesto sinceramente apprezzabile e da applaudire. E' anche, dal mio punto di vista, il buon auspicio per la costruzione di una casa comune di questi 3 partiti che, a ben vedere, viaggiano sulla medesima lunghezza d'onda.
Certo, le discrepanze ci sono, le cacofonie politiche anche. Ma è l'eterogeneità, se ragionevolmente disciplinata ed esercitata, la forza di una coalizione.
E, badiamoci bene, questo l'elettorato riformista lo ha capito, lo vuole e lo premia. Il caso Pisapia-Mialno è la lezione da imparare a memoria per capire quale direzione prendere. La vittoria milanese ha una ricetta complicatissima, con un'innumerevole elenco di ingredienti. Ma uno dei più importanti (dopo la spendibilità/credibilità del candidato e del programma) è, secondo me, proprio la squadra che c'era dietro, l'alleanza di supporto a quella candidatura. Quella vittoria è una prima fondamentale e imprescindibile applicazione del "Nuovo Ulivo".

Peraltro, Casini dice che dell'Ulivo e di tutta quella stagione non se ne sente la nostalgia? Buon per lui! Noi quella nostalgia la sentiamo e tanto! Di quella stagione portiamo un ottimo ricordo e da quella stagione abbiamo molto da imparare e vogliamo farlo. Lui se ne chiama fuori? Bene! Ci toglie il problema di "scaricarlo": lo ha fatto da sé...
Attenzione però: "Nuovo Ulivo" non è e non deve essere "Nuova Unione"! Come dicono Bersani, Bindi e altri, "No, grazie! Abbiam già dato! ...

TAG:  NUOVO ULIVO  PD  IDV  SEL  BERSANI  DI PIETRO  VENDOLA  CASINI  UDC 
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