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contributo inviato da Achille_Passoni il 16 settembre 2011


Tantissimi sindaci sono scesi in piazza in tutta Italia nella giornata di ieri per protestare contro una manovra che devasta gli enti locali senza prevedere riforme o aiuti alla crescita. Uffici simbolicamente chiusi anche in tantissimi municipi amministrati dal centrodestra, segno sempre più evidente di come questo Governo ormai rappresenti soltanto se stesso.

Sono oltre 8.000 i primi cittadini che hanno aderito all’iniziativa, tantissimi anche in Toscana: fuori da molti comuni sono stati distribuiti materiali che spiegano le ragioni della protesta, mettendo nero su bianco le conseguenze dei tagli previsti dal Governo che mettono a rischio l’erogazione di servizi fondamentali da parte dell’istituzione più vicina ai cittadini.

L’iniziativa è partita dall’Anci nazionale, e come detto ha ottenuto un gran numero di adesioni bipartisan. Nel documento che spiega le ragioni della rivolta, l’associazione dei comuni sottolinea “lo stato di profondo disagio che oggi i sindaci e gli amministratori locali di ogni colore politico stanno vivendo. I tagli ed il patto di stabilità bloccano ogni possibilità di migliorare le città ed i municipi, soffocano le imprese e obbligano a scegliere fra aumento della pressione fiscale e riduzione dei servizi. Tutto questo porterà ad una ulteriore contrazione della crescita e renderà ancora più poveri i cittadini, le famiglie e le imprese”.

C’è poco da aggiungere: il Governo stavolta è riuscito a scontentare proprio tutti. E la mobilitazione non si ferma: l’Anci pensa ad altre iniziative, come il ricorso alla Corte Costituzionale per gli articoli 4 e 16 della manovra, quelli che obbligano i comuni alla dismissione delle società partecipate e che intervengono sull'organizzazione istituzionale dei piccoli comuni. La protesta continua.
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