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contributo inviato da verduccifrancesco il 14 settembre 2011
           

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Secondo l’autore dell’articolo proposto, una delle verità nascoste delle stato sociale – quelle verità che sarebbero alla base del debito pubblico - è l’idea che i diritti acquisiti sono intoccabili. Facendo la distinzione tra diritti politici/civili e sociali, determinandone l’ineguaglianza che gli serve a dare legittimità solo a quelli civili e politici degradando quelli sociali a semplice appendice dell’economia. Ovvero, se i diritti civili e politici sono immutabili, quelli sociali no perché, essendo costi economici, devono dipendere dallo stato dell’economia, ovvero, dipendere nella loro quantità, dai conti economici.

Tra i diritti sociali, sembra che quello della previdenza (pensioni) sia quello che più d’ogni altro abbia contribuito al debito pubblico (anche se il debito non viene nominato, risulta ovvio parlando della manovra). Come esempio, porta le pensioni a 35 anni di servizio, introdotta dalla legge 153 del 1969. Nessun accenno però alle beby pensioni che venivano elargite dopo 20 di lavoro nel settore pubblico, o a quelle dei parlamentari dopo una legislatura e che fino a qualche anno fa dopo due anni di legislatura. Nessun accenno neppure ai prepensionamenti che mandavano in pensione prima dei cinquant’anni e che sono serviti all’industria sia a riconvertire la produzione che, e in massima parte, a ridurre il personale per favorire la modernizzazione, in senso tecnologico, degli impianti.

Insomma, secondo l’autore, sono le pensioni in se ad aver contribuito a creare il debito e non il loro sfruttamento per interessi personali.

“l'aver lavorato per 35 o 40 anni, indipendentemente dalla congruità dei contributi versati, è diventato il presupposto fondativo dell'accesso alla pensione. Governi, opposizioni, parti sociali, associazioni di categoria: tutti portano serie responsabilità per aver nascosto ai lavoratori italiani l'insostenibilità finanziaria e culturale di quel presupposto”. Cosi l’autore conclude il suo intervento. Come a dire che la pensione non è un diritto inalienabile che spetta a tutti dopo aver dato il loro contributo. No! La pensione è un opsional da elargire in base alle esigenze del mercato.

Questo ragionamento viene fatto in un periodo, che ormai dura da più di dieci anni, dove si parla del lavoro giovanile. Ma come si può inserire il giovane nel mondo del lavoro se l’anziano dovrà uscire a 65 anni? Questo, naturalmente, è solo un aspetto della mancanza di lavoro che, in massima parte, viene meno a causa dei continui miglioramenti tecnologici che mirano a sostituire l’uomo alla produzione ma anche nei servizi.

Tornando all’aspetto economico, l’autore si dimentica, o non sa, che lavorare oltre i cinquanta cinquantacinque anni, la resa diminuisce e anche l’attenzione. Questo indica che, se da una parte lo stato spende sempre più, dall’altra si riduce la capacità umana in un mondo che richiede sempre più di essere attivi. Inoltre si dimentica che sono proprio le aziende a chiederne l’uscita dopo questa età per far posto a persone più qualificate nella gestione degli strumenti in continua evoluzione tecnologica. Questo porterà, comunque, lo stato a spendere soldi per sostenere i lavoratori senza lavoro potenziando gli ammortizzatori sociali; a meno che non riescano a distruggere completamente lo stato sociale che, in fondo, è l’oggetto dell’attacco dell’articolo.   . 

Il problema di fondo, casomai, è il potenziamento dello stato sociale visto che la produzione e la distribuzione si basano sempre più su tecnologie in grado di sostituire l’uomo. Ma ciò comporta una modifica sostanziale e in positivo, non solo dello stato sociale ma anche dell’economia stessa e in modo particolare del metodo di acquisizione delle entrate fiscali. E sono proprio queste modifiche a non essere accettate dalla classe dirigente sia politica sia industriale perché comporterebbero un diverso modo di intendere il rapporto tra lavoratori, e cittadini in generale, e le caste sociali, politiche ed economiche.

TAG:  PENSIONE  LAVORO  DEBITO PUBBLICO 

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