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contributo inviato da Stefano51 il 13 settembre 2011


Ora arrivano i cinesi. Quelli che si sono già mangiati un bel pezzo di America, e che da un bel po’ sono dentro il nostro paese. Dove, grazie alla Bossi Fini, hanno potuto disporre di molta manovalanza clandestina, altrimenti nota come schiavi.

 

Erano dietro la nostra porta, già da un pezzo. Fin da quando i legaioli e Tremonti in testa parlavano di blindare i confini, di imporre dazi a tutte le merci orientali, altrimenti l’Europa cristiana sarebbe stata invasa dagli islamici, dai buddhisti, dai tibetani e chi più ne ha più ne metta.

 

Adesso li fanno entrare dalla porta principale e stendono il tappeto rosso. I cinesi acquisteranno il nostro debito, le nostre industrie, e non si fermeranno lì. Sono un grande popolo e pensano in grande. Applicheranno le loro regole sul mercato del lavoro, il loro welfare. Chi non è informato si faccia un giro per le fabbriche clandestine di Prato.

 

Il nostro governo dei miracoli, il più grande premier degli ultimi centocinquantanni. Il nostro ministro dell’economia, quello che aveva predetto la crisi prima di tutti gli altri, adesso svende l’Italia e i suoi abitanti, le sue industrie, i suoi operai. Tanto che gli frega, lui è già socio dei più esclusivi club inglesi, andrà a svernare da quelle parti. Oppure ad Aspen, dove è un pezzo grosso.

 

Siamo arrivati alla frutta, guasta come il resto del pranzo. Questa manovra non basta, ne servirà un’altra, e poi forse un’altra ancora. E i cinesi che arrivano come cravattari, si compreranno tutto il nostro debito sovrano e faranno il loro prezzo. E i legaioli tutti zitti, acquattati dietro a Bossi, rintanati nelle loro villette con antifurto. Non hanno capito che così non resterà più nulla dell’Italia di Colombo, di Leonardo, di Dante. E purtroppo anche di Berlusconi e Tremonti. Anzi, Tlemonti.

 

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

 

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