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contributo inviato da Claudia Castaldini il 10 settembre 2011

In realtà, e nonostante le buone intenzioni, il Presidente degli Stati Uniti Obama ha le sue difficoltà a rendere concreto il suo piano per la green economy.
E' stato presentato ieri al Congresso americano il piano anti-crisi da 447 miliardi di dollari, contente due obiettivi principali: dimezzare le tasse per lavoratori e piccole e medie imprese, e ridurre il deficit. In questo contesto, ma lo si percepiva ormai da tempo, l'amministrazione americana rinvia molte delle promesse ambientaliste, ufficialmente a causa della crisi economica.
Non è difficile immaginare, e forse non lo era fino dall'inizio, le difficoltà legate anche (o soprattutto) al contesto americano, fatto di lobby industriali potentissime e di interessi consolidati che è molto difficile scalfire. Il presidente degli Stati Uniti si è quindi trovato tra l'opposizione al Congresso e delle lobby, in mezzo ad una crisi economica gravissima, che rende arduo cambiare seguendo ciò che era effettivamente nelle sue intenzioni.
In Europa, frattanto, è accaduto un fatto gravissimo, che ci riguarda da vicino:  Jürgen Stark, membro tedesco del comitato esecutivo della Banca Centrale Europea e capoeconomista, ha dato le dimissioni ieri pomeriggio, in disaccordo con la politica della banca di acquistare titoli pubblici dei Paesi in difficoltà per far fronte alla crisi del debito. Come conseguenza immediata, sono crollati i mercati e l'euro. Le dimissioni di Stark seguono i fatti dei mesi scorsi, ad ulteriore riprova della contrarietà degli esponenti tedeschi ("falchi"? relazioni interne? non ha molta importanza per quanto riguarda noi, viste anche le reazioni dei mercati) alla politica di sostegno del debito pubblico da parte della BCE. In Italia, la Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia commentando ieri questi fatti ha detto: «Il nostro paese è in pericolo, abbiamo un problema di credibilità».
Viene da chiedersi dove va a finire l'Europa, vista la carenza di coesione che si fa sempre più grave. Ma va detto che non si tratta soltanto di reazione ingiustificata nei nostri confronti, si tratta anche e soprattutto di un bassissimo livello di credibilità che ci siamo conquistati grazie all'azione dell'attuale compagine di governo, che ha sostituito il governo Prodi con un gruppo di incapaci.  Pare inoltre che qualcuno se ne stia accorgendo - e oramai da un po' di tempo - e viene da dire "era ora", non fosse che non è tempo di recriminare, ma di fare qualcosa per evitare il peggio.
Eravamo partiti dalla green economy americana:  in America, il liberismo fondato sul concetto che il mercato può tutto farà fatica a venire sostituito da altro, in Europa, proprio coloro che sono più attenti al sociale per cultura ancor prima che per colore politico e che hanno già fatto della green economy la propria strada verso il futuro, ci vedono come un ostacolo che trovano difficile persino aiutare.

 

TAG:  ECONOMIA  MERCATO  LIBERISMO  CRISI ECONOMICA  GREEN ECONOMY  ECONOMIA VERDE 

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