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contributo inviato da team_realacci il 7 settembre 2011
Interrogazione scritta
Al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Al Ministro dell’Interno


Per sapere, premesso che:
- lo scorso venerdì 2 settembre 2011, nel cuore del Parco nazionale del Circeo, ignoti, compiendo un vero atto intimidatorio di stampo mafioso, ignoti hanno posizionato ben otto inneschi incendiari lungo il sentiero didattico che conduce al ricostruito villaggio delle “Lestre”, a poca distanza dal Centro Visitatori del Parco, sede della direzione dell'Ente, in prossimità della foresteria del Corpo forestale dello Stato;

-un innesco ha carbonizzato la stalla delle Lestre, un altro il relativo pollaio, un altro ancora un albero antistante il villaggio ricostruito, mentre gli altri cinque sarebbero stati diffusi in ordine sparso nell'area limitrofa per aumentare il danno al patrimonio boschivo;

- stando ai rilievi delle forze dell'ordine la disposizione degli inneschi incendiari ritrovati aveva come scopo quello di colpire uno dei luoghi più noti e frequentati da cittadini e turisti del Parco Nazionale del Circeo e di inviare un messaggio intimidatorio all'organo dirigenziale dell'area protetta. Solo l'intervento tempestivo e professionale degli agenti delle forze dell'ordine preposti all'antincendio e in particolare degli operai del Corpo Forestale dello Stato, ha impedito che il danno fosse assai più grave di quanto non sia stato;

- l’incendio doloso dello scorso 2 settembre 2011 costituisce un gravissimo atto intimidatorio verso l’Ente Parco del Circeo, impegnato da anni nella lotta contro l’abusivismo edilizio, l’incontrollata speculazione edilizia e gli interessi della criminalità organizzata, spesso di matrice mafiosa, sempre più radicata nel territorio della provincia di Latina. Il giorno stesso dell'attentato incendiario, il Presidente dell'Ente Parco dichiarava a mezzo stampa, con una circolare inviata a tutti gli Enti Competenti, che la legge regionale che prevede il cosiddetto “Piano Casa” della Regione Lazio (n. 10/2011 pubblicata sul BURL il 27 agosto) non può trovare applicazione nell’ambito del Parco Nazionale, poiché essa si riferisce solo alla legge regionale sulle aree protette e non già a quella nazionale. Nel comunicato dell'Ente si rendeva noto che le norme di salvaguardia del Parco, fissate con Leggi nazionali, non possono essere scavalcate o modificate con norme regionali. È possibile, che questa corretta specifica dell'Ente Parco volta a tutelare il territorio dell'area protetta, abbia determinato la reazione criminale di gruppi speculativi anche legati alla criminalità organizzata pronti ad approfittare della legge del Piano Casa;

- è da notare che nei giorni precedenti al 2 settembre e immediatamente successivi, si sono avuti continue azioni di incendio dolose da parte di piromani verso il Parco del Circeo. Già il 25 agosto 2011 un incendio doloso, probabilmente con intenti speculativi o finalizzati a contrastare le operazioni di lotta all'abusivismo edilizio messe in campo dal Corpo Forestale dello Stato e dall'Ente Parco nazionale del Circeo, ha bruciato circa 80 ettari di Parco, nella zona “quarto caldo”, ossia una delle aree di maggiore pregio ed interesse. Sono state in questo caso messe in pericolo non solo alcune abitazioni ma anche un immenso patrimonio di specie floristiche estremamente significative, in taluni casi endemiche o molto rare, compromettendo siti di straordinaria importanza paleoantropologica come il non distante Riparo Blanc, la grotta del Fossellone o gli importanti depositi di Flysch del terziario a Strombus bubonius che trovano importante stazione di affioramento proprio nel luogo di propagazione dell'incendio;

- nei giorni successivi al 2 settembre, gli incendi sono continuati; interessando le aree di via Caporal Tortini, via Sacramento e via Diversivo Nocchia, scoppiati a pochissimi minuti di distanza l'uno dall'altro, e un'area di circa tre ettari tra Rio Martino e la Bufalara, andata completamente distrutta, il cui spegnimento ha richiesto diverse ore e l'utilizzo di mezzi antincendio aerei;

- oramai da anni si susseguono allarmi e denunce delle forze dell'ordine, della Magistratura, delle associazioni come Legambiente e Libera e dello stesso Ente Parco relativamente alla pressione che le varie mafie eserciterebbero sull'area protetta, considerata luogo ideale per la realizzazione di speculazioni edilizie a fini di riciclaggio, a partire dalle sue aree più pregiate. Su tutte si ricorda la fascia dunale, retrodunale e il Lago di Paola, da sempre oggetto di abusi edilizi e speculazioni di varia natura;

- nella Provincia di Latina si è costituito e ramificato un vero sistema criminale che ha soprattutto nel ciclo del cemento la sua manifestazione più eclatante, con una pressione sempre crescente della criminalità organizzata mafiosa, soprattutto di origine campana;

- i livelli di abusivismo edilizio denunciati dall'Ente Parco nazionale del Circeo e dal dossier Ecomafia 2011 di Legambiente, tali per cui esisterebbero ben 1 milione e 200mila metri cubi di cemento abusivo all'intero dell'area protetta, avrebbero generato a tutti gli effetti un sistema di illegalità diffusa e pervasiva, mai adeguatamente contrastata e anzi spesso agevolata da progetti di dubbia legittimità e necessità, come il raddoppio del Porto del Comune di San Felice Circeo, il progetto di riqualificazione ambientale sul Lago di Paola della Provincia di Latina e del Comune di Sabaudia, le opere di urbanizzazione primaria in zona a tutela integrale;

quali azioni urgenti intendano assumere, i Ministri interrogati, per impedire che l'azione di gruppi criminali continui a colpire il Parco nazionale del Circeo e quali atti si intendono adottare per tutelare le lavoratrici e i lavoratori che operano all'interno dell'area protetta. Inoltre si chiede di sapere per quali ragioni non siano state sinora predisposte e attuate adeguate politiche antimafia, capaci di contrastare, fornendo uomini, mezzi, organizzazione per fronteggiare il radicamento della criminalità organizzata in provincia di Latina, nonostante le ripetute e puntuali denunce presentate da diversi parlamentari italiani, associazioni come Legambiente e Libera ed esponenti delle forze dell'ordine e della Magistratura, relativamente alla pressione criminale che alcuni gruppi mafiosi, in particolare casalesi, ndranghetisti e camorristi, starebbero da anni esercitando su tutta la provincia di Latina, in particolare sul Parco nazionale del Circeo. Se non si ritenga altresì opportuno agevolare, considerando la particolare condizione di sofferenza e pericolo nella quale si trova ad operare l'Ente Parco nazionale del Circeo, fornendo ricorse economiche, personale e mezzi, l'azione anti-abusivismo intrapresa e di ripristino della legalità, in particolare coadiuvando operativamente l'Ente nell'azione di abbattimento delle opere abusive presenti nel suo territorio. Se il Ministro dell’Interno non ritenga poi utile allestire, come già richiesto con precedento atti di sindacato ispettivo, una sede distaccata della Direzione Investigativa Antimafia e della Direzione Distrettuale Antimafia presso il Tribunale di Latina; se ella non ritenga verificare la corretta applicazione da parte dei Comuni coinvolti della Legge 353/2000, rispetto ai vincoli temporali da apporre per regolare l’utilizzo delle aree interessate dal fuoco, utilizzando i rilievi effettuati dal Corpo Forestale dello Stato, in particolare in relazione alla impossibilità di cambiare destinazione d'uso rispetto a quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni, al divieto di realizzare edifici nonché strutture e infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili ed attività produttive per dieci anni e al divieto per cinque anni di attività di rimboschimento e di ingegneria ambientale sostenute con risorse finanziarie pubbliche.

Roma, 6 settembre 2011
Ermete REALACCI
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