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contributo inviato da professional consumer il 5 settembre 2011

Agricoltori, industriali, artigiani, commercianti, con la sovraccapacità produttiva che si ritrovano e la renitenza a retribuire adeguatamente il lavoro, di  chi lavora per loro, non fanno al meglio il loro fare.

Proprio chi produce e Commercia merci standardizzate, quelle soggette a rapida obsolescenza tecnologica, a rapido degrado fisico/chimico, a ridotto ciclo vitale, ad accelerata sostituzione, stanno lì gonfi di offerta inacquistata che perde valore e brucia ricchezza. Sta qui la crisi.

Già, finchè i Consumatori, con il debito, hanno messo una pezza ai redditi insufficienti pur di acquistare tutto si è vista la crescita. Ora non più.

Il meccanismo dello scambio domanda/offerta risulta impallato: si vende e si acquista in maniera insufficiente a sostenere quella crescita.

E qui viene il bello: quelli della sovraccapacità hanno, insomma, bisogno di vendere; quelli che hanno acquistato tutto hanno da vendere la capacità di acquisto per racimolare denaro e poter magari tornare ad acquistare ancora tutto.

Già,  proprio in questo trambusto si intravvede la soluzione: per Lor Signori acquistare la domanda. Beh, si, investire i profitti messi in cascina per dotare i Consumatori di idonea capacità di spesa nei confronti delle loro merci; così venderle e rifare profitto.

Eggià, se alcuno si azzarda ad investire per produrre, si investa almeno per smaltire il già prodotto per poi riprodurre.

Giustappunto  una diversa allocazione delle risorse di reddito, tra i soggetti economici impiegati nel ciclo produttivo, si mostra indifferibile per restituire equilibrio al mercato ed uscire dalla crisi.

Eggià,  crescita senza dover fare altro debito, peraltro inattingibile: una cuccagna!

Mauro Artibani

Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE

Paoletti D’Isidori Capponi Editori

Marzo 2009

 

www.professionalconsumer.splinder.com

www.professioneconsumatore.org

 

 

 

 

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commento di nino55 inviato il 5 settembre 2011
Effettivamente, in alcuni settori sono presenti questi fenomeni di sovraccarico di produzione, ed alcuni imprenditori pur di svalutare la propria merce non la mettono sul mercato.
Ma vorrei soffermarmi, anche su un'altro aspetto.Vi sono intere aree, collinari e di pianura dove prima la fertilità delle terre concedeva all'imprenditore agricolo di realizzare diversi cicli di produzione durante l'anno solare, ma che stando alle condizioni attuali, desertificazione del suolo, siccità, inquinamento,cementificazione e piani regolatori non adatti è rimasto ben poco del giardino italiano invidiato dagli stranieri.E' rimasto ben poco, anche a causa della scarsa cultura che si è diffusa, relegando l'interesse per la natura e per l'agricoltura tra le ultime cose da fare, privando interi territori delle caratteristiche principali, fiumi inquinati, fondali marini altrettanto inquinati e scomparsa di alcune varietà di pesci.E' altrettanto importante che siano fatte delle vere bonifiche, e dove è possibile valorizzare le poche risorse, con la speranza di rimettere in moto un ciclo fermo da troppi anni.
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