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contributo inviato da cristina1950 il 29 agosto 2011

Ora dirò delle cose che, sono certa, molti non approveranno: ma è il mio pensiero e dunque voglio esprimerlo qui con voi.

Non sono d'accordo con questo sciopero. Non perchè la manovra del governo non sia iniqua e ingiusta, ma perchè l'Italia è in bancarotta e un posto di lavoro si difende lavorando. Questo è uno sciopero ideologico, secondo me inutile e anzi dannoso. La CGIL è caduta nella trappola del governo che voleva di nuovo spaccare il sindacato (missione compiuta), dividere le forze sociali (missione compiuta), far distogliere l'interesse degli Italiani dal fatto che siamo in bancarotta (missione compiuta): insomma è uno sciopero congeniale al governo, che lo rafforza e non lo indebolisce.

Il vero problema da affrontare immediatamente è la mancanza di lavoro giovanile senza il quale l'Italia non avrà un futuro e insieme ad essa centinaia di migliaia di disgraziati giovani, cui è negato un progetto di vita.

Lo sciopero si indice per qualcosa di preciso: ad esempio considero eroi moderni quei lavoratori che sono stati sulle gru o sui tetti a settimane per difendere il loro posto di lavoro contro l'azienda che voleva licenziarli. In questo caso invece contro cosa si protesta? Contro una manovra ancora neppure approvata?

Io credo che gli Italiani debbano rendersi conto che i tempi delle vacche grasse sono finiti, che sarà richiesto a ciascuno di noi uno stile di vita più sobrio, che non potremo continuare a vivere al di sopra delle nostre possibilità, proprio per assicurare un'idea di futuro alle nuove generazioni.

Il sindacato l'ha capito? Non mi sembra. Bersani l'ha capito? Non mi sembra.

E già che ci sono ne dico un'altra. Toccare le pensioni penso sia inevitabile, perchè la vita media è cresciuta e tutta Europa l'ha capito da un pezzo. Dire che andiamo bene così è un falso: pensate a quando fra 20 anni le pensioni non verranno più erogate perchè i giovani attuali non avranno versato i contributi necessari per garantirle. Cosa faremo allora? Allungare gradualmente l'età lavorativa, almeno per coloro che potrebbero farlo, significa garantire anche le nostre future pensioni. Oltre tutto è provato che chi va in pensione non è sostituito da un giovane, ma viene proprio cancellata la sua mansione e per tre che vanno in pensione entra un'altra persona, la cui giovinezza si aggira intorno ai 40 anni. Questo accade nella scuola, ad esempio, ma da quello che sento, anche all'Università e in altre attività pubbliche.

Insomma i giovani al primo posto dell'agenda politica di qualsiasi partito, dei sindacati e di noi tutti, se non vogliamo davvero diventare l'avamposto del terzo mondo.

TAG:  CGIL  SCIOPERO  BERSANI  GIOVANI 

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commento di Gio1 inviato il 30 agosto 2011
ECCO COME DEVONO ESERE I LAVORATORI SECONDO QUESTO GOVERNO DI EVASORI!

"Io, studente di ingegneria
nell'inferno dei braccianti"

Ivan Sagnet,26 anni, è quasi ingegnere: gli mancano soltanto tre esami per la laurea
Ivan, 26 anni dal Camerun, studia al Politecnico:
ma lotta contro i «caporali»
NICCOLÒ ZANCAN
TORINO
L’ inizio è Roberto Baggio. «Nel 1990 guardavo i mondiali in televisione. Avevo 5 anni, tifavo Juve e sognavo l’Italia. Volevo andare a vivere nella città dove giocava il mio calciatore preferito». Ivan Sagnet c’è riuscito, anche se poi la vita è sempre più complicata di così. Da Baggio, al Politecnico di Torino, a un campo di pomodori nel Salento agli ordini di un caporale ghanese: «Ho capito che sono stato un privilegiato. Non sapevo di questa Italia. Nei campi della Puglia ho ritrovato l’Africa. Le persone trattate come schiavi, macchine da lavoro senza diritti».

Questa è la storia di Ivan Sagnet, 26 anni, camerunese di Duala. In due ore cita Bettino Craxi e Enrico Mattei. I nuovi idoli della sua vita: «L’egiziano El Baradei, Barack Obama e Nelson Mandela». Ti racconta della grande cultura di suo zio poliziotto, delle sere passate insieme ad ascoltare alla radio le notizie del mondo: «È lui che mi ha cresciuto. Ed è grazie alla mia famiglia se ho potuto studiare qui». Si imbarazza un po’ sul tema fidanzate: «Ho avuto solo storie che non sono durate». E poi ti racconta questa estate pazzesca, che gli ha cambiato la vita per sempre: «Voglio continuare la battaglia per i diritti dei braccianti fino alla fine. Adesso non ho più paura».

A Ivan Sagnet mancano tre esami per laurearsi in Ingegneria informatica. Per conquistarsi l’iscrizione ha studiato prima l’italiano. Per mantenersi fa il cassiere part-time in un supermercato. Ma ultimamente non l’hanno più chiamato. Aveva bisogno di soldi per pagarsi l’affitto. Per questo ha accettato l’invito di un amico: andare insieme a fare la stagione dei pomodori a Nardò. «
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