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contributo inviato da dianacomari il 25 agosto 2011

Dopo la visione del Tg1 delle 13.30 di ieri, in molti ci siamo indignati per quel "Grazie Berlusconi" messo in bocca ad un ribelle libico che sventolava la bandiera americana. In molti ci siamo accorti che nelle immagini presentate in quel servizio, tra le parole pronunciate dal ribelle "Berlusconi" proprio non c'era e nessuno si è curato troppo di ipotizzare che magari le immagini erano state tagliate frettolosamente per esigenze di spazio ma nel filmato originale quell'affermazione esisteva davvero.

Questo è accaduto perché dopo tante notizie non date o date in modo tendenzioso, ormai, nessuno si fida più di quello che una volta era il primo telegiornale degli italiani.

Ma il problema delle tendenziosità dell'informazione presentata dal Tg1 delle 13.30 di ieri resta. Il punto, infatti, non è tanto se quel "Grazie Berlusconi" è stato detto o meno dal ribelle libico (certo il sapere che lo ha detto, un po' ci rasserena perché almeno abbiamo la garanzia che, per il momento, i fatti non vengono ancora inventati ma, a modo loro, cercano di raccontarli); il problema è che in quel momento era importante far vedere cosa stava accadendo in Libia e, invece, al Tg1 hanno pensato di mandare in onda un ringraziamento a Berlusconi.

Lo hanno proprio pensato. Sì, perché - se da un lato è vero che, contrariamente alle altre guerre, qui i ribelli sventolano le bandiere occidentali e ringraziano chi li ha aiutati a liberarsi dal dittatore e non vedono gli stranieri come "occupanti" e questo costituisce certamente una notizia rilevante - il punto che si voleva enfatizzare dal Tg1 era proprio quel "Grazie Berlusconi" ed emerge con chiarezza al servizio successivo, con l'intervista a Al Senussi (discendente del re deposto da Gheddafi). Intervista bellissima e importante ma, ad un certo punto, il giornalista domanda: "Se avesse 5 grazie a chi li darebbe in questo momento?". Attenzione: chiede proprio 5. Perché 5? Non è una domanda usuale. Normalemte si chiede "se dovesse fare un ringraziamento" o "se volesse ringraziare qualcuno"... Perché l'intervistato deve dire proprio 5 grazie? Alla fine l'intervistato dice: "Alle mamme, ai giovani, alle donne, all'Italia, alla Nato"... e qui il servizio si conclude con un taglio un po' netto, mentre si capisce dal tono di voce che l'intervistato probebilmente stava proseguendo. Probabilmente sarà un normale taglio dovuto alle tempistiche ma è curioso che il servizio si chiuda di nuovo con un ringraziamento all'Italia. E così, in apertura di telegiornale, in ben due servizi è arrivato un "grazie" al governo italiano.

Anche in questa articolazione della scaletta non c'è casualità, lo si è visto meglio nei giorni dei servizi dedicati all'uso delle intercettazioni o a quelli sul cosiddetto "processo breve" (che in realtà era "prescrizione breve"). Se il Tg1 di una volta, articolava la narrazione all'interno di ciascun servizio e poi tra un pezzo e l'altro c'era il conduttore a fare da raccordo ma non c'era necessariamente un legame tra il susseguirsi delle notizie, in quello diretto da Minzolini c'è una narrazione complessiva che coinvolge più servizi e così che quello che ne esce deformato non è la notizia singola ma il tutto. Spesso, infatti, capitano due o tre servizi sullo stesso argomento (anche in questo caso, il periodo in cui si parlava di intercettazioni o di "processo breve" evidenziano meglio il meccanismo), magari con i primi due servizi in cui si dichiara apertamente l'argomento e poi un terzo che sembra parlare d'altro (ad esempio un fatto di cronaca) e poi, all'improvviso, spunta una frase che richiama il concetto già espresso nei pezzi precedenti.

Sul fronte delle vicende libiche, però, la questione è complicata. Forse il Tg1 dimentica che non tutti gli italiani erano così convinti di dover partecipare alle operazioni militari per aiutare il popolo libico a liberarsi dalla dittatura di Gheddafi e tra i meno convinti c'erano proprio i membri del governo Berlusconi, lui in particolare, "addolorato" per via del rapporto personale di amicizia che lo legava al leader libico, ma anche la Lega (terrorizzata dalle "ondate di profughi"), con in mezzo il ministro La Russa che non si capiva bene a che gioco stesse giocando prima annunciando trionfante l'inizio delle operazioni, poi smentendo che i nostri aerei avessero sparato e adesso andando a elencare ai giornali i meriti dell'azione italiana.

Il terreno della Libia è il più pericoloso per il centrodestra. Tante sono le figuracce che il governo italiano ha fatto in materia di politica estera e probabilmente quel che serve è una buona dose di informazione addomesticata e di immagini ammiccanti con sbandieramenti di ringraziamenti e elenco dei meriti per operazioni prima sconfessate per cercare di cancellare con un colpo di spugna gli errori goffi compiuti fino ad ora e mettere del lucido su un quadro governativo e politico che, invece, è profondamente opaco. Tutto questo è ancora più necessario ad un governo che sta per varare una manovra che, da qualsiasi lato la si guardi, continua a scontentare tutti e allora preferisce coprire il tutto, facendo vedere i propri meriti (veri o presunti o inventati).

Per questo occorre vigilare sull'informazione.

Di questo episodio di ieri ci resta un'amara certezza: la credibilità del Tg1 è perduta. Ormai alla prima svista, il pubblico e i commentatori insorgono e accusano quello che era il primo telegiornale degli italiani di mistificare la realtà e contano poco le giustificazioni fornite perché le "sviste" (vere o finte) negli ultimi tempi sono state troppe. Una volta si diceva "lo ha detto la televisione" come per segnalare qualcosa di vero, adesso quell'affermazione è spesso usata per indicare una notizia falsa diffusa.  La credibilità perduta di un telegiornale, spesso, implica la perdita di credibilità anche per giornalisti che magari cercano di svolgere bene e onestamente la loro professione (sempre di più troppo condizionata dal potere) ma nell'insieme ne escono male.

TAG:  GIORNALISMO  BERLUSCONI  INFORMAZIONE  LEGA  STAMPA  TG1  TELEGIORNALE  LIBIA  PDL  LARUSSA  MINZOLINI 

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