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contributo inviato da Achille_Passoni il 25 agosto 2011


La CGIL ha deciso di proclamare lo sciopero generale. Ha avanzato le sue contro-proposte per cambiare la manovra. E' una scelta che mette in campo subito la forma di lotta più alta a disposizione del sindacato. E colloca la giornata di lotta in concomitanza con la discussione in Aula al Senato e che proprio in quella settimana si concluderà con l'approvazione di un testo che tale resterà anche dopo il passaggio alla Camera, in virtù del voto di fiducia già annunciato dal Governo. 

Da questo punto di vista, mi pare difficile contestare la decisione; qualsiasi forma di lotta misura la sua efficacia in rapporto alla possibilità concreta di raggiungere gli obbiettivi che si prefigge, o anche solo parti di essi. Se avviene fuori tempo, non serve a nulla. Le critiche, quindi, su questo punto mi sembrano infondate. 

Veniamo al merito. Ho letto il lungo documento (che pubblico qui nella parte propositiva)
di analisi della situazione generale e della manovra ed in particolare le proposte che configurano una vera e propria manovra alternativa. Difficile non essere d'accordo sulla sostanza di quell'impostazione, così come è facile ritrovarci lo stesso filo conduttore della contromanovra che proponiamo come Pd, al di la di singoli aspetti su cui ci possono essere differenze. La sostanza è la stessa. Che cosa, quindi, legittima un’articolazione di giudizio anche nel Partito? Non il merito, bensì l'opportunità di uno sciopero della sola CGIL. Ovviamente è legittimo essere in disaccordo anche sullo strumento sciopero in quanto tale, in un momento come questo; è un'opinione rispettabile, ma siccome l'ho ascoltata praticamente ogni volta che il sindacato, anche unitariamente, ha scelto di percorrere questa forma di lotta, la considero un po' rituale e della serie: non è mai il tempo giusto per uno sciopero! Quindi, resta la questione dell'opportunità. E qui gli interrogativi sinceri sugli effetti che lo sciopero produce sul versante unitario, dopo che l'estate ci aveva consegnato la lietissima novella, innanzitutto, della ripresa del dialogo fra i sindacati e, poi, anche con Confindustria e soprattutto dell'accordo del 28 giugno, sono sensati. 

La preoccupazione è giusta ed è la stessa che percorre, sono certo, tutto il gruppo dirigente della CGIL, con l'unico distinguo della FIOM e della minoranza congressuale, che non hanno condiviso ne' la strategia politica (sacrosanta) della Camusso, né di conseguenza, l'accordo. Questo è il punto! Ed è su questo che conviene che, nei prossimi giorni, ci si concentri come Partito e per quanto ci è possibile, nel pieno rispetto delle autonomie di tutti i soggetti in campo, si faccia il possibile, piuttosto che incasellarci in uno stucchevole quanto inutile "pro e contro" che, per di più risulterebbe del tutto ininfluente rispetto al fine che ci si deve proporre di contribuire a che non salti per aria ciò che faticosamente e meritoriamente si è fatto da giugno ad oggi nelle relazioni sindacali e industriali. Non può essere, infatti, una diversa e anche profonda differenza di giudizio fra i sindacati sulle forme con le quali fronteggiare una manovra come l'attuale, con l'obiettivo comune di cambiaria (perché proprio nel senso di cambiarla vanno tutte le prese di posizione dei Leader, seppur con accentuazioni diverse su singoli aspetti e perché, sempre a detta di tutti per raggiungere quel fine comunque della lotta c'e bisogno) a far ritornare le lancette dell'orologio a prima della fine di giugno. 
Anche noi del Pd si lavori per questo! L'incontro di ieri del Segretario con le parti sociali è la via maestra.
TAG:  CGIL  SCIOPERO GENERALE  CAMUSSO  CONTROMANOVRA CGIL  CONTROMANOVRA PD 

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