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contributo inviato da Marco.Bonfico il 19 agosto 2011
REGOLE POLITICO – ECONOMICHE

Manovre estive



Il riscontro di quello che sta succedendo viene evidenziato dai passaggi di caduta sia della mancanza di conoscenze effettive dei bisogni reali che dalle regole necessarie al mantenimento del benessere nazionale (principio dei vasi comunicanti).



La natalità (figli) è un bene fondamentale.

Il lavoro da la possibilità di migliorarsi e migliorare la crescita socio-economica.

Il mercato è un complemento non una priorità.

Il pareggio nelle regole è un arma a doppio taglio che deve ottemperare l'equilibrio dei diritti-doveri plurimi di una nazione.



L'appartenenza ad un consesso di nazioni (Unione Europea) modifica in parte i quattro commi precedenti in quanto è l'insieme di regole comuni che determinano il bilanciamento del modello politico – socio – economico.



Pertanto le due manovre economiche (legge n. 111/2011 e D.L. n. 138 del 13/08) non ottemperano ai nuovi requisiti di sobrietà economico-sociali necessari al superamento recessivo del modello economico attuale e il nuovo modello sociale.



Il corollario dei dispositivi e delle proposte messe in conto da tutte le parti politiche non centra il bersaglio in quanto sono da definire prima le nuove regole e non spostare il peso economico – sociale senza prevedere le variabili multiple interessate su più decenni e non 2 o 3 anni attuali.



Il conto quantificato per Regioni e EE.LL. è di circa 15 miliardi e il recupero sarà con tasse di scopo.



Le pensioni sono perfettamente in equilibrio senza contare tutti i nuovi requisiti tra i quali: lavoratori scuola con finestre e più anni di lavoro, anticipo al 2012 quota 97 pensione con 35 anni contributi, i lavori usuranti non possono utilizzare ai fini pensionistici i bollini figurativi.



Ai fini del lavoro le famose quote IRPEF saranno deducibili e pertanto 90 mila uguale a nuovo totale + 142 euro, vedete voi chi paga.

Strano ma vero i dipendenti della Camera e del Senato prendono oltre la tredicesima anche la quattordicesima e la quindicesima vedete voi.



Uno studio della Banca d'Italia accerta che i capitali all'estero assommano ancora per 80 miliardi, questo governo per salvare i ladri ha fatto vari scudi per racimolare le briciole e far pagare ai contribuenti onesti, strano sembra che si voglia salvare con altro scudo le rimanenze,



Ora si parla di liberalizzazione totale d'Impresa già sancito con l'articolo 29 legge n. 111/2011 e il D.L. attuale  art. 3, oltre a ciò possono essere scaricate le spese di arredo, e noi paghiamo.



Le imprese devono essere aiutate solo per l'incremento di lavoro (strumentazione) e non soldi a fondo perduto che intanto sono pagati non dalle imprese ma dai contribuenti.



Per quanto riguarda le Provincie non deve essere messo in conto solo il numero di abitanti ma tutte le variabili complementari che incidono politicamente e socialmente (contaminazioni e ripicche), quindi il risultato ottimale sono massimo quattro distretti per regione.



Il ruolo dei Comuni essendo fondamentale per la democrazia partecipativa e i servizi erogati ha senso se il rapporto popolazione supera i 3.000 abitanti e le aree produttive (industriali, artigianali, commerciali e agricoli) complementari soddisfi un minimo di rapporto lavoro in loco.



Infine sono le aree grandi formative che devono essere definite in base ai fabbisogni territoriali e nazionali nel medio e lungo periodo (non riforma Gelmini attuale).



La recessione è già presente nella nostra nazione per tutti i motivi esposti.



Basiano 19 agosto 2011



Marco Bonfico           
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