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contributo inviato da Claudia Castaldini il 17 agosto 2011

Appurato, nelle parole e nei fatti di questi anni, che l'attuale governo non è in grado di elaborare una strategia energetica capace di gestire la transizione verso un sistema a minor impatto ambientale e di cogliere nell'economia verde la strada per il futuro, viene da chiedersi cosa ne pensi l'attuale opposizione.  "Ma cosa ne pensa la parte “non eco” del Partito Democratico? Molti dirigenti non hanno familiarità con la green economy, la citano a volte come uno slogan, ma sono tuttora fermi alle grandi opere, al trasporto su gomma e alle infrastrutture che esso richiede, agli inceneritori. Cosa ne pensano nel Pd e nel centro sinistra del carbone, del ruolo pubblico delle aziende energetiche legate agli enti locali, della raccolta differenziata spinta, delle smart grid, della riqualificazione energetica del parco edilizio?"  chiede giustamente Leonardo Berlen nell'articolo dal titolo "Un governo inadeguato a cambiare anche l'energia di questo paese" pubblicato il 4 agosto sul sito di Qualenergia (riporto l'indirizzo in calce).  Con tali domande chiaramente l'autore si chiede se la pur consistente componente ambientalista presente nel PD è in grado di fare cultura, e influenzare le scelte concrete.
L'espressione politica del Partito Democratico è fondata su alcuni valori, come l'equità, la solidarietà, i diritti, la partecipazione, la libertà, lo stesso sviluppo sostenibile, considerati fondamentali, e rintracciabili nel manifesto dei valori, o nella sensibilità di iscritti, militanti, e votanti.
D'altro canto, viviamo in un tempo in cui gli effetti delle attività umane sull'ambiente sono oggetto di studi e risultati scientifici che mostrano conseguenze gravi, locali e diffuse. Se non si tiene conto di questo fatto, non è possibile realizzare, e nemmeno tendere, per esempio, all'equità:  gli inquinamenti locali interessano di solito una parte specifica della popolazione, quella con minori possibilità economiche. C'è qualcuno che, potendo, prenderebbe casa vicino agli svincoli di un'autostrada? O qualcuno magari che sceglierebbe di vivere accanto ad una centrale termoelettrica a "carbone pulito", o non sono piuttosto gli operai che vi lavorano le stesse persone che vivono nei dintorni?  Queste domande portano lontano, dato che anche i diritti vengono coinvolti: non è forse diritto di tutti respirare aria pulita, o avere disponibile acqua pulita e accessibile?  La libertà, poi, di vivere la propria vita con pienezza viene meno se la si vive in un ambiente degradato, o in un'anonima periferia cittadina priva di verde e riempita di capannoni. I servizi pubblici sono importanti, e tra essi c'è anche la disponibilità di aree verdi, che contribuiscono in aggiunta a depurare l'aria e raffrescare le giornate estive.
Se l'inquinamento su scala locale è grave, quello su scala globale è preoccupante, con le conseguenze dell'effetto-serra sul sistema climatico. Ma anche in questo caso, i primi ad essere colpiti da fenomeni estremi come siccità o inondazioni sono i più poveri, mentre si contano già i profughi ambientali, destinati ad aumentare.  In Italia, che pure gode di una posizione geografica invidiabile, la minor disponibilità di acqua si fa sentire maggiormente al Sud, proprio dove lo spreco negli acquedotti è maggiore. Abbiamo bisogno di una nuova strada, del Ponte sullo Stretto, o di un servizio idrico efficiente?  Ed è giusto che il 30% dei cittadini italiani non vedano le proprie acque reflue correttamente depurate (dato di Legambiente) ?
Per non parlare del consumo delle risorse e della necessità di giungere alla società del riciclo, del risparmio, dell'efficienza.
Dunque, ai partiti progressisti non bastano più i meccanismi di redistribuzione del reddito proveniente da uno sviluppo economico per realizzare il cosiddetto "stato sociale" e la tutela dei diritti, ma occorre scegliere anche quale sviluppo economico.

La tecnica e il mercato devono avere un fine, e questo fine può deciderlo soltanto la politica.   Il Pil può crescere in una società profondamente ingiusta e iniqua, e può crescere invece in modo da rendere le attività umane sostenibili per l'ambiente e la salute, anzi, in modo da ridurre gli impatti ambientali che ora creano la situazione che abbiamo descritto.  Ecco perchè non può (non potrebbe?)  in realtà esistere "la parte "non eco" del Partito Democratico":  perchè senza far propria la questione ambientale non si realizzano nemmeno interventi ispirati ai valori fondanti di cui sopra.
In realtà, la questione ambientale è determinante, oltre che discriminante tra sinistra e destra, per scegliere una strada che porti al futuro, e smetterla di guardare al passato che è utilissimo ma, appunto, passato.

L'articolo citato è all'indirizzo:
http://qualenergia.it/articoli/governo-berlusconi-inadeguato-a-cambiare-anche-energia-in-italia

TAG:  POLITICA  AMBIENTE  INQUINAMENTO  AMBIENTALISMO  SINISTRA  PARTITO DEMOCRATICO  ENERGIA  FUTURO  ECONOMIA  ECOLOGIA  DESTRA  SVILUPPO SOSTENIBILE  RISCALDAMENTO GLOBALE  GREEN ECONOMY  ECONOMIA VERDE  EFFETTO-SERRA 

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