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contributo inviato da MarcoBorciani il 15 agosto 2011

Sotto gli ombrelloni di questo Ferragosto soleggiato le letture dei più sono in realtà le cronache politiche seguenti il varo della “Manovra-bis” per il salvataggio in extremis del Paese.
Cronache prevalentemente di prospettiva, di amara prospettiva oserei dire.
Darei quasi ragione a chi – Di Pietro se non erro – ha apprezzato che dopo tante promesse, finalmente il Governo ha messo nero su bianco qualcosa di concreto per tentare di recuperare le sorti della nostra economia.

Laserie di misure comprende tra tante misure infauste ed inique, anche elementi assolutamente condivisibili.
La più condivisa tra tutte è, almeno a mio giudizio, il “contributo disolidarietà” che, pur se non una vera e propria patrimoniale, appare come una misura di equità sociale per la quale a quanti hanno di più si chiede di dare di più. In una condizione come quella attuale, infatti, è giusto che lo Stato chieda ai propri cittadini di farsi carico della contribuzione, avendo a riferimento le disponibilità di ciascuno, e non con un prelievo indiscriminato o, con un gergo più tecnico, lineare. Giusta, inoltre, la scelta di raddoppiare il prelievo sui parlamentari i quali, come sempre più spesso appare, godono di privilegi ben distanti dalle condizioni di difficoltà economiche in cui versa la stragrande maggioranza delle famiglie del Paese. Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca anche un altro passo positivo, quello dell’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie fino al 20%, a fronte di un ridimensionamento della stessa tassazione sugli interessi da conti correnti tradizionali e altre forme di deposito.

Un’altra decisione che appoggio è quella del ridimensionamento dell’assetto istituzionale dello Stato. Credo, infatti, che la riduzione del  numero di Province (e con esse delle corrispettive Questure e Procure) sia un buon passo nell’ottica della razionalizzazione della spesa pubblica. Idem vale per il riassetto dei Comuni sotto i mille abitanti dove, a quanto si apprende, rimarrà solo il Sindaco come amministratore, senza la sua Giunta. È indubbio che queste due scelte comportino un radicale ripensamento del sistema degli Enti Locali, sia intermini di autorità/potere amministrativo che di politica in senso stretto. Ma credo vada dato rilievo soprattutto al risparmio che conseguirà dalla riduzione degli apparati burocratici che stanno dietro questi Enti che, immagino, saranno sostituiti da nuove entità nate da vari processi di accorpamento. Le stesse considerazioni credo possano essere fatte rispetto alla riduzione del numero di Consiglieri Regionali che, fatte salve Emilia-Romagna e Lombardia, vedrà coinvolte tutte le Regioni italiane.
Va, però, detto che non è da escludere l’ipotesi che, come spesso (se non sempre) accade, vengano escogitati nelle prossime settimane dei rimedi alla drasticità di queste scelte. Pare, infatti, che già in questi pochi giorni dall’annuncio dei tagli, sia stato trovato uno stratagemma per il salvataggio di alcune delle Province destinate alla cancellazione, una delle quali, Sondrio, è particolarmente cara al Ministro dell’Economia: non stupirebbe che ciò avvenisse anche per altre (penso alla mastelliana Benevento di cui già si leggono patetiche minacce di difesa a qualunque costo, inclusa l’istituzione di una exclave vaticana …).

Su questo fronte torno, però, a sottolineare qualcosa di già detto. E cioè che, anche di fronte a processi di eliminazione istituzionale e conseguenti accorpamenti, non accadrà mai che vengano meno le identità provinciali dei singoli territori. Nel nostro Paese è fortissimo il senso di appartenenza a un determinato territorio, è imprescindibile per i più l’identità locale nelle singole realtà e, con essa, il senso di rivalità con i vicini. I rioni, i quartieri o sestieri delle singole città sono solo lo specchio delle ben più ampie (ma non più aspre) rivalità campanilistiche tra comuni o province. Questo senso di perenne sfida, mai deleteria, ma sempre pacifica e goliardica, è insito nel DNA di noi italiani e non saranno certo i tagli imposti dalle ristrettezze economiche ad eliminarlo.

Tornando, invece, alla Manovra ferragostana, vorrei spendere qualche parola ancora su alcuni provvedimenti.
Uno per cui credo si possa esprimere soddisfazione è certamente quello relativoalla tracciabilità dei pagamenti, nella sacrosanta ottica della lotta all’evasione fiscale. Il fatto di aver abbassato il tetto per i pagamenti in contanti a 2.500€ torna nella direzione già indicata dal precedente Governo Prodi, quella cioè di limitare la circolazione di denaro contante per incrementare la possibilità di controllo sui flussi monetari mediante le autorità fiscali preposte (su tutte l’Agenziadelle Entrate). A fianco di questo, poi, l’incremento di sanzioni, fino alla chiusura d’esercizio, per i negozianti che non emettono scontrino fiscale è indubbiamente un intervento drastico e duro, ma quanto mai necessario per riprendere il controllo dell’economia “spicciola”, evitando che essa stessa continui ad alimentare il circolo vizioso dell’evasione fiscale, con le pesanti conseguenze che ciò comporta.

Trale scelte che trovo tutt’altro che condivisibili quelle relative all’adeguamento dei criteri per la pensione sia nel pubblico che nel privato (indice di una visione cieca rispetto alla popolazione giovane del Paese e oppressiva suquella di media età), e relativa alle penalizzazioni sui dipendenti della PA (ormai sempre più bersaglio delle ire ingiustificate di questo governo).

Un altro intervento che trovo di pessimo valore è quello relativo alle cosiddette "festività laiche”, ovvero quelle non vincolate dal Concordato. Non lo condivido, certamente, perché trovo assurdo il ragionamento legato alla produttività del sistema industriale con cui il Governo l’ha propinata al Paese. Non ritengo chel’impatto dei ponti festivi durante l’anno sia particolarmente dannoso per l’economia nazionale: sia perché questi ponti sono numericamente pochissimi, sia perché sono date mobili nei vari anni (si pensi che quest’anno, ad esempio, gli unici ponti sono quelli del 2 giugno e dell’8 dicembre, mentre lo scorso anno non ce n’era praticamente nessuno). Inoltre, questo è innegabile, da qualche anno durante queste festività molti centri commerciali o altri esercizi tengono aperto in via straordinaria proprio per consentire a quanti non andassero in ferie in quei giorni di approfittarne per spese che altrimenti non avrebbero occasione di fare. Poi, appunto, tutto il comparto turistico ne risulterebbe fortemente penalizzato, più di quanto già la crisi attuale non stia facendo.
Ma non è tutto. Questo provvedimento è, a mio parere, un forte allarme “politico”per il nostro Paese: a ben vedere, le date che ne risulterebbero penalizzate sono 3 date a forte valore storico-sociale e politico per il Paese (e non solo). Infatti, la festività non-concordatarie risultano essere unicamente il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno. Ora, a ognuna di esse associamo significati e valori diversi, ma tutte hanno certamente una matrice ideologico-politica che poco piace all’attuale compagine governativa. Ecco perché parlo di allarme: il significato e i temi che si legano a queste 3 festività sono fortemente urtanti per questa maggioranza tutt’altro che patriottica e sempre più somigliante al regime fascista. Derubricare quelle giornate come siipotizza nella Manovra-bis a una rimembranza postdatata sa molto di un’operazione culturale di regime, quasi un’epurazione.

Dunque, se bene ha fatto il Governo a delineare un quadro di interventi duri proprio perché emergenziali, e ancor meglio ha fatto il Presidente Napolitano a controfirmare l’atto per accelerarne l’iter di approvazione definitiva, è grande l’auspicio che il dibattito parlamentare porti a significative correzioni di quanto emerso dalConsiglio dei Ministri di venerdì scorso. In questo senso, da un lato la non-richiesta di fiducia da parte del Governo e la individuazione di pochi, ma significativi interventi alternativi (che, immagino, prenderanno il corpo di veri e propri emendamenti) da parte dell’opposizione, sono un buon segnale di una possibile elaborazione prima del varo definitivo della Manovra-bis. In attesa che il tutto diventi presto realtà, a noi cittadini non resta che fare qualche conto in tasca e, al momento debito, fare responsabilmente la nostra parte per salvare autenticamente il Paese.

TAG:  GOVERNO  TASSE  FINANZA  URGENZA  MANOVRA 
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