.
contributo inviato da dalle nebbie mantovane il 13 luglio 2011


No. 16 - A detective novel should contain no long descriptive passages, no literary dallying with side-issues, no subtly worked-out character analyses, no "atmospheric" preoccupations. Such matters have no vital place in a record of crime and deduction. They hold up the action and introduce issues irrelevant to the main purpose, which is to state a problem, analyze it, and bring it to a successful conclusion. To be sure, there must be a sufficient descriptiveness and character delineation to give the novel verisimilitude.

(N. 16 - Un romanzo poliziesco non dovrebbe contenere descrizioni troppo lunghe, divagazioni letterarie su argomenti secondari, studi di carattere troppo insistiti, preoccupazioni di creare un'atmosfera. Questi elementi non hanno spazio in quello che sostanzialmente è il resoconto di un crimine e di una deduzione. Tali passaggi bloccano l'azione e introducono argomenti di scarso rilievo per l'obiettivo finale, che è quello di esporre un problema, analizzarlo e condurlo ad una conclusione soddisfacente. E' chiaro, comunque, che ci debba essere sufficiente materia descrittiva e studio di carattere per dare verosimiglianza al romanzo.)


C’è bisogno di dimostrazioni o è evidente a tutti che il sano, e un po’ arido, razionalismo di Van Dine è andato allegramente a farsi friggere?
Anche lasciando da parte le ciofeche, esistono ormai tanti validi giallisti che dell’atmosfera, della divagazione, degli studi di carattere hanno fatto la propria cifra.

Se poi questi elementi secondari creino assuefazione da parte del pubblico e serializzazione da parte degli autori, è tutt'altro discorso, che eviterei in questa sede e approfondirei magari in un'altra occasione.
Però sarebbe miope pensare che svalutino la trama e impediscano di condurre il problema poliziesco a una soluzione soddisfacente.

I “Montalbano” di Camilleri - un esempio per tutti - possiedono tutti gli elementi stigmatizzati da Van Dine, sommati per di più a una neolingua di sua invenzione, calco e mescolanza di dialetti siciliani, di enorme efficacia e di vis tanto comica quanto drammatica.
Funzionano? Sì che funzionano, e l’indagine giunge sempre in porto.
Io, gli ultimi tre o quattro, non mi sono presa nemmeno il disturbo di leggerli, non per snobismo ma perché la vita è breve, i libri da leggere tanti e della serie camilleriana mi infastidisce la ripetitività pressoché televisiva degli elementi privati e macchiettistici. Ciò non mi impedisce di continuare a pensare che la serie sia un buon prodotto, di qualità medio-alta, per i nostri tempi.

Ce ne fossero!

TAG:  LETTERATURA  CULTURA  CAMILLERI  LIBRO  GIALLO  REGOLE  NOIR  VAN DINE 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
10 febbraio 2009
attivita' nel PDnetwork