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contributo inviato da Claudia Castaldini il 10 luglio 2011

Sta ampliandosi in questo periodo in Italia una forma di opposizione alla diffusione delle fonti rinnovabili per la produzione di energia sul territorio alle cui fondamenta viene posta una questione riguardante un "business delle rinnovabili" stesse che scavalcherebbe la loro reale necessità a scapito dei cittadini e del loro ambiente di vita.  Raramente si entra nel merito delle caratteristiche di ogni singolo impianto - che può realmente mostrare difficoltà in merito alla sua realizzazione - e mai nel merito dell'urgenza di modificare il nostro sistema energetico per renderlo meno impattante sull'ambiente e sul sistema climatico.
In realtà, il sistema energetico italiano è ancora basato su una quota preponderante di combustibili fossili - derivati del petrolio, metano, carbone - che servono sia per la produzione elettrica sia per la produzione termica, mentre i trasporti (mai presi in considerazione, come se l'automobile fosse un dato di fatto a prescindere) contribuiscono per quasi un quarto alle emissioni di gas-serra e sono in costante aumento. In questo quadro, le rinnovabili stanno contribuendo in misura crescente soprattutto negli ultimi anni (a parte l'idroelettrico che caratterizza il nostro sistema da decenni)  e grazie al sistema di incentivazione, creato proprio per superare gli ostacoli che il mercato frappone alla diffusione di tecnologie nuove e spesso più costose di quelle più consolidate. Accanto al passaggio alle rinnovabili assolutamente necessario, risulta indispensabile favorire l'efficienza e il risparmio energetico per contenere il continuo amumento dei consumi.  Altrimenti, il nostro consumo di fonti fossili e le nostre emissioni inquinanti e climalteranti saranno destinate a crescere, con tutte le conseguenze del caso.
Nei Paesi europei dove la diffusione delle rinnovabili avviene da anni, insieme ad elementi culturali già da molto tempo favorevoli alla transizione  verso una produzione energetica più sana, si attuano misure di compensazione, che non consistono nel realizzare un giardinetto pubblico o un campo da gioco, ma in misure ambientali.    In un ambito territoriale prossimo ad una nuova costruzione si interviene con forestazione, creazioni di ecosistemi e di ambienti in grado di incorporare carbonio, regolare il ciclo dell'acqua e il microclima, migliorare le connessioni tra ecosistemi separati dalle cotruzioni umane.  In Germania, la superficie di suolo rinaturalizzata deve essere doppia rispetto al suolo libero eventualmente occupato.  Se il suolo era già in  precedenza occupato (per es. nel caso di una trasformazione di un impianto industriale preesistente) si procede comunque alla creazione di aree verdi con la messa a dimora di alberi, di siepi, la realizzazione di stagni, in zone contigue all'area interessata o comunque all'interno di zone edificate limitrofe, contribuendo in tal modo al mantenimento della qualità dell'aria, del microclima e, in sostanza, alla qualità della vita degli abitanti del luogo.    In Italia, dove le rinnovabili sono di più recente introduzione, manca una normativa opportuna, e addirittura per anni sono mancate le linee-guida per la realizzazione degli impianti a fonti rinnovabli sul territorio, creando una situazione di grande incertezza dove non mancano i casi di costruzioni inopportune rispetto al territorio o sbagliate nei parametri.   E' necessario procedere ora con criteri precisi, con Piani energetici regionali e comunali (e nazionali!), con consapevolezza diffusa affinchè il passaggio all'energia pulita non sia vanificato.

TAG:  INQUINAMENTO  ENERGIA  CARBONE  PETROLIO  RISCALDAMENTO GLOBALE  RINNOVABILI  METANO  PIANO ENERGETICO  FONTI FOSSILI  EFFETTO-SERRA  MISURE DI COMPENSAZIONE 

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