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contributo inviato da Claudia Castaldini il 14 giugno 2011

Questa volta davvero è stata data un'indicazione netta non soltanto su temi delicati e importanti come i servizi pubblici o le scelte in materia di energia, ma su ciò di cui deve occuparsi la politica. La valanga di "sì" ai quesiti referendari è molto più di uno stop alle privatizzazioni forzate o al nucleare, è la richiesta forte fatta alla classe politica che gestisce la cosa pubblica a livello locale o nazionale di guardare al futuro, chiudendo con modalità stanche e superate di affrontare le questioni, con le decisioni ingiustificate, con l'imposizione di schemi poco trasparenti e, in questo contesto in particolare, con l'allontanamento dei centri di gestione delle risorse dal cittadino e dal territorio. Basta con i grandi impianti di produzione di energia centralizzati, inquinanti, obsoleti, e basta anche con l'approccio comunicativo fuorviante che caratterizza il settore ormai da anni. Di energia si può parlare, e di scienza ci si può istruire, anche in Italia, se la ricerca e i percorsi di studio che portano ad essa saranno adeguatamente sostenuti. La politica deve occuparsi di cose concrete, il "governo della cosa pubblica" deve affrontare i problemi e risolverli per quanto possibile, invece di parlare per anni di una necessità che oggi non esiste (nucleare) o imporre privatizzazioni senza neanche sapere perchè (acqua).

Il futuro dell'energia è nel risparmio, nell'efficienza, nelle fonti rinnovabili, nelle smart grids, in una gestione cioè efficace nella copertura della richiesta, ma sostenibile per l'ambiente grazie alle nuove tecnologie e alla consapevolezza dei limiti delle risorse e delle difficoltà legate alla loro trasformazione. Gli obiettivi sono  il 20% dei consumi finali dell'Unione Europea coperti da rinnovabili al 2020, la riduzione del 20%  dei gas climalteranti sempre al 2020, e del 80% al 2050, rispetto ai valori del 1990.    Rispetto al raggiungimento di queste cifre, la politica deve saper gestire la transizione, il passaggio cioè da un tipo di sistema energetico ad un altro diverso, capace di affrontare le sfide dell'oggi e del futuro, che parlano di ambiente, salute, ma anche di ricerca pura e ricerca applicata, di innovazione industriale e di nuove idee per far funzionare una società avanzata, con un più basso impatto ambientale.   Il voto al referendum parla di questo, e sarebbe davvero dannoso, oltre che perdente,  non comprenderlo.  Il passato è alle spalle, ora ci aspetta un cambiamento verso forme diverse per una società sostenibile.

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