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contributo inviato da nino55 il 8 giugno 2011

 Un'operazione congiunta delle forze dell'ordine con la partecipazione dei carabinieri, della guardia di finanza e della direzione investigativa antimafia (Dia) di Torino ha portato oggi allo smascheramento di una fitta rete di attività illecite in Piemonte, tutte legate alla 'ndrangheta.

Le indagini, iniziate già cinque anni fa, hanno portato all'iscrizione del registro degli indagati di quasi duecento persone e alla ratificazione di ben centoquarantotto ordinanze di custodia cautelare 

Oltre agli arresti, tantissimi sono stati i beni sequestrati: si parla di circa 117 milioni di euro tra appartamenti, terreni e conti correnti.
Il lavoro degli inquirenti ha portato alla luce anche i rapporti intrattenuti tra alcuni indagati e personaggi inseriti nelle istituzioni: nello specifico si parla di voti di scambio in occasioni di alcune elezioni.

Un grazie alla procura di Torino per il risultato conseguito e che è frutto di anni di indagini.

Un bel segnale che dimostra una cosa sola : se si vuole, non bisogna studiare ingegneria spaziale per tarpare le ali  agli ambienti malavitosi.

La volontà esiste nelle procure, e tanto è vero che il procuratore Caselli ha parlato di colonizzazione da parte della drangheta in alcuni territori dimostrando che conoscono le dimesioni e la forza corruttiva e malavitosa, sarebbe sufficiente che le procure ricevano la giusta collaborazione dagli altri poteri dello stato, ivi compreso il governo.

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commenti a questo articolo 0
commento di nino55 inviato il 10 giugno 2011
C'è nell'area di csx, una visione tabù nei confronti degli apparati investigativi dello stato, come se si trattasse di entità astratte, e invece no; esse anche se sono coperte da regolamenti militari non possono appartenere a un'altro pianeta, i loro problemi devono essere anche i nostri.Non si può far mettere sotto pressione un'organo come la magistratura da un ministro come Alfano, senza un briciolo di contestazione, perchè dentro la stessa struttura ci sono miriadi di problemi,e nella ricerca di soluzioni gli stessi magistrati vengono lasciati da soli, gli stessi uomini dell'ordine non sanno cosa fare e i cittadini farebbero bene ad informarsi, anzichè occuparsi di altro.
commento di nino55 inviato il 9 giugno 2011
Certamente non spetta al cittadino, di proporre cosa si deve o non si deve fare per ottenere un contrasto efficace da contrapporre alle varie mafie,ma una cosa è sicura che dinanzi allo strapotere di illegalità le forze di polizia e le procure non possono lavorare a compartimenti stagni.Occorre essere più incisivi e tempestivi prima che i fatti si verifichino.Agevolati dalla conoscenza degli ambienti in cui si muove l'organizzazione malavitosa,gli inquirenti possono pretendere maggiore collaborazione da parte di tutte le forze di polizia, e delle P.G., se non altro per scongiurare che i fatti vengano portati a compimento.
commento di galfra inviato il 9 giugno 2011
Quando Saviano ha denunciato le mafie al nord Lega e Pdl lo hanno crocifisso e non gli hanno più permesso altri interventi in tv!
commento di nino55 inviato il 9 giugno 2011
Se il lavoro d'indagine di tutte le procure sarebbe concentrato in questi settori,l'Italia potrebbe recuperare una parte consistente del debito.
E contemporaneamente una seria scelta programmatica che individui gli sprechi della spesa pubblica, con ovvi riduzioni di dicasteri, uffici statali periferici inutili e costante pressione di controllo sugli appalti per realizzazione le opere pubbliche e tutto ciò richiesto ad alta voce da una ferma volontà popolare, la società civile forse potrebbe sperare in un futuro migliore.
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