.
contributo inviato da giorgio egidio il 3 giugno 2011
               

Il governatore leghista del Piemonte, l’immarcescibile Cota, ancora una volta è stato fedele al suo credo, più volte pubblicamente espresso: lui deve rispondere del suo operato ai suoi elettori e non, essendo un amministratore pubblico, alla totalità dei suoi amministrati. Per cui ieri, 2 giugno festa della Repubblica, ha accampato una scusa puerile, impegni di famiglia, per non partecipare alle 10 del mattino con le altre autorità all’alzabandiera che si svolgeva in Piazza Castello a Torino davanti alle finestre del suo ufficio.

Questa sua assenza si va a sommare ad altre sue prese di posizione che dimostrano la sua idiosincrasia nei confronti dei simboli della Nazione: l’assenza all’alzabandiera del 17 marzo con tanto di Napolitano, l’inutilissima sede della Regione Piemonte a Roma priva di tricolore, varie polemiche qui e là a proposito della bandiera nazionale (neanche fosse il vessillo della jihad islamica) portato all’interno di Palazzo Lascaris sede della Regione a Torino, o sventolato da ignari bambini durante sue visite a varie scuole, e via elencando.

La scusa degli impegni di famiglia sembra un po’ debole: forse doveva sostenere il portacenere a Bossi, oppure prepararsi a un’ennesima comparsata in televisione a dispensare perle di saggezza, oppure ancora doveva preservare la sua purezza leghista in vista di qualche pellegrinaggio alle sorgenti del Po.

Fatto sta che più si conosce Cota, più ci si rammarica che la coalizione di centro destra abbia scelto lui come candidato al posto di qualcuno che non fosse propugnatore di disvalori. Ad esempio, di una ricandidatura di Enzo Ghigo brava persona e oltre tutto ottimo cicloamatore.




TAG:  ROBERTO COTA  PIEMONTE  2 GIUGNO  LEGA 
Leggi questo post nel blog dell'autore giors
http://giors.ilcannocchiale.it/post/2656689.html


diffondi 

commenti a questo articolo 1
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
24 settembre 2009
attivita' nel PDnetwork