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contributo inviato da MarcoBorciani il 2 giugno 2011

Provo un reale e assoluto fastidio, oltre che ribrezzo, nell'apprendere che alla Camera l'ennesimo deputato ignoto del PdL ha ritenuto opportuno presentare una proposta di legge per l'equiparazione tra ex-repubblichini ed ex-partigiani.
A scanso di equivoci va chiarito che il contesto è quello del rapporto con le rispettive associazioni cosituite presso gli ex-combattenti e lo Stato, nella fattispecie il Ministero della Difesa. Ma non è su questo punto che voglio soffermarmi. Anche se ce ne sarebbero di riflessioni da fare ... !

Quello che mi urta terribilmente è l'ennesimo tentativo di rimozione delle radici su cui nacque la nostra Repubblica e alla luce dei quali, nemmeno 3 mesi, abbiamo festeggiato il 150° compleanno.
Trovo aberrante questo atteggiamento della maggioranza di governo.

Non paghi di dimostrare quotidianamente il proprio fastidio verso gli organi costituiti dello Stato italiano, a maggior ragione se in qualche modo contrapposti alla figura del loro capo-padrone, questi nostri onorevoli parlamentari escogitano di tanto in tanto delle leggi che diano dei colpi di spugna sulla lavagna dei valori fondamentali.
E così, una volta si inventano di abrogare la norma transitoria della Costituzione che istituiva il reato di apologia di fascismo, un'altra volta di emendare la Costituzione al suo art. 1... E ora si sono inventati di rendere equivalenti agli occhi dello Stato gli ex-partigiani e gli ex-repubblichini.

Di tanto in tanto riemergono appelli per una riconciliazione nazionale, ovvero per una pacificazione tra le parti storicamente schierate l'una contro l'altra, particolarmente in riferimento alla Seconda Guerra Mondiale e alla Guerra di Liberazione che ne seguì.
Dopo 66 anni si fa fatica a credere che questo sia possibile.
O meglio, in molti lo sperano e in tanto lo ritengono un dovere civico (e ci mancherebbe altro). Ma di fronte alla tracotanza di certuni, aggravata dal fatto che si tratti di membri degli Organi di rappresentanza popolare, viene molto difficile credere che questa volontà esista ancora.
Non riesco a vedere le condizioni perchè si vada nella direzione di una condivisione della lettura da dare a quel periodo storico.

Sia ben chiaro: la conciliazione di cui parlo e che auspico non è un colpo di spugna volto ad annullare le differenze. Vorrebbe essere, o meglio, vorrei che fosse una condivisione dei ruoli che furono assunti in quegli anni dagli uni e dagli altri, dando ad ognuno i propri meriti, le proprie colpe, le proprie attenuanti (se necessarie), ...

Come ho detto già altre volte, la nostra Costituzione, di cui oggi, per assimilazione alla Repubblica per la quale fu coniata, è intrisa del sangue di molte vittime di quegli anni. Quella Carta trasuda valori per i quali migliaia e migliaia di persone hanno dato la propria vita. In quegli articoli c'è il sunto perfetto di uno scontro ideologico, pur forte, ma civile che in quegli anni vi fu tra le parti.
Ma non ci sono margini di ambiguità su come andarono allora le cose.
E non ci possono essere.

Festeggiare il 2 giugno, come il 25 aprile, dovrebbe essere l'occasione per riconoscersi, umilmente e devotamente, figli di quei sacrifici. Portandone l'onere sulle spalle e l'onore nel cuore.
Nulla può (nè deve) scalfire quelle pagine di storia.

W il 2 giugno.
W il 25 aprile.
W la Repubblica Italiana.
W la Costituzione.
W la Resistenza.

TAG:  2GIUGNO  REPUBBLICA  PARTIGIANI  REPUBBLICHINI  PDL  PROPOSTA DI LEGGE  RESISTENZA  COSTITUZIONE 
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