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contributo inviato da moreno bucci il 31 maggio 2011
E venne il giorno dei risultati: al di là delle nostre speranze. Un segnale preciso.

Già si parla, sulla scia di Milano e Napoli, di "terza repubblica", ovvero si manda ancora una volta tutto in letteratura. Credo, invece, che ci sia bisogno di meno "talk show"  e di più approfondite riflessioni.

Intanto dobbiamo considerare con quali caratteristiche il "governo del nulla" berlusconiano lascia il posto al nuovo. L'Italia è di fronte a scelte dolorose. Di fronte alle manovre che sono necessarie per arrestare il debito pubblico ed a diminuire il deficit, il modo con cui avvengono i processi politici non è indifferente.

Partiamo dalla sorte di Berlusconi. Da come si muoverà dipendono non solo le sorti del suo governo e della legislatura, ma anche quelle di una fetta notevole di italiani che lo hanno seguito finora. C'è la possibilità del crollo dell'area berlusconiana, tenuta insieme dalla personalità di costui e da interessi specifici di economia e di affezione politica.

Però dobbiamo essere consapevoli che il cambiamento che si produrrà nell'area del Popolo delle Libertà avrà conseguenze anche in altre formazioni politiche. 

L'area del terzo polo può avere ritorni interessanti, lasciando alla formazione post berlusconiana, minori margini di presa elettorale.

Il PD, che a causa del rinculo del PdL si trova a ridosso di questa formazione, può vedersi aprire spiragli interessanti, a condizione che nessuna delle tendenze riformiste che vi sono dentro si senta risucchiata dalla possibile ascesa terzopolista.

La rinata sinistra post comunista e l'IDV possono avere la tentazione di giocare a fare i primi della classe, vecchio vizio di quest'area.

Tutto quello che può accadere (la cosa più difficile è che non accada niente) per essere foriero di utilità per la politica italiana, deve però superare il rischio di ragionare sugli schieramenti e sull'inconsistenza dei contenuti.

Al contrario, le sfide e le decisioni "lacrime e sangue" che attendono l'Italia e che al pari di Grecia, Portogallo e Spagna possono squassare la rete della politica, debbono essere la base del ragionamento per riallineare i partiti, gli schieramenti e le alleanze.

Il confronto non avrebbe senso al di fuori della concretezza del governare, attività praticamente andata dispersa negli ultimi anni,  cioè sulle misure per raddrizzare il bilancio pubblico, le politiche industriali e il sociale. 

Percorso non facile,  ma sicuramente quello che potrà legittimare nuovi orientamenti politici e alleanze fondate sul contenuto e non sugli schieramenti puri e semplici.

E' questa la sfida nel breve periodo, poiché va preparato un futuro possibile per l'Italia.

TAG:  ELEZIONI SINDACI  MANOVRA EUROPEA  DEFICIT  DEBITO PUBBLICO  BERLUSCONI 

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