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contributo inviato da giorgio egidio il 23 maggio 2011
                                                      

Giovanni è un omone sulla settantina (la sua età per un suo vezzo non è mai dichiarata). È originario della Brianza, terra di falegnami, mobilieri ed ebanisti e lui stesso è un ebanista di prim’ordine: ha avuto una vita piena e avventurosa proprio grazie alle sue capacità di saper ‘dialogare’ con il legno. È stato, ad esempio, imbarcato alcuni mesi in rada sulla Michelangelo, gioiello della marina mercantile ora finita malamente: Giovanni doveva curare i particolari delle boiseries come i corrimano elicoidali degli scaloni. Ha passato altrettanti mesi al castello di Windsor, membro di una piccola e scelta task force di restauratori brianzoli che di notte, quando nel castello si aggirano solo i fantasmi e gli omoni della Brianza, provvedevano al ripristino di importanti arredi storici.

Dopo tanto girovagare per il mondo, sposato in età abbastanza avanzata con una signora anche lei globetrotter in gioventù, si è stabilito in una ex casa colonica in cima a una delle ultime colline del Monferrato in vista della piana del Po.

La ex casa colonica possedeva un fienile che Giovanni ha attrezzato a laboratorio di falegnameria: in questa specie di hangar sono posizionate le sue grandi macchine per la lavorazione del legno, tutte chiaramente fuori norma di sicurezza (risalgono ai tempi in cui non erano state inventate queste norme), ci sono mobili in corso di restauro, che dovranno essere restaurati o che Giovanni condannerà al rogo, tavole delle più disparate essenze del legno e infine, meraviglia, la stufa.

Non è una stufa è un oggetto costruito da Giovanni, assomiglia a una piccola locomotiva ed è in grado di bruciare qualsiasi materiale combustibile (e secondo me anche quelli non combustibili). La stufa è un attrezzo fondamentale: un paio di anni fa avevo blandito Giovanni perché restaurasse le persiane della mia casa, si trattava di un lavoro molto umile per un ebanista, ma dopo molte insistenza Giovanni, che mi ha in simpatia, aveva ceduto: avrebbe restaurato le persiane, a patto di poter fare un lavoro radicale: sverniciatura, restauro, fondo protettivo e smaltatura. O tutto o niente!

Chiaramente è stato tutto, però c’è stata un’ulteriore clausola: per permettere l’essicazione perfetta delle persiane gli ho dovuto regalare un abete bianco di 25 metri da bruciare nella sua stufa infernale.

 Giovanni è un personaggio così: ora lavora solo più per gli amici secondo i suoi tempi (assolutamente non durante il Giro d’Italia, il Tour de France o la stagione dei funghi). È in grado di costruire un mobile in massello dotato di un cassetto segreto che si apre infilando un ago da cucito in un falso buco di tarlo o di restaurare il portone della chiesa del paese realizzando sul sagrato una specie di piscina, adagiandovi il pesante portale e lanciandovi sopra secchiate di impregnante che poi spandeva con una scopa di saggina.

Giovanni ormai lavora sì solo per gli amici ma per accettare di fare qualcosa deve essere blandito, rincorso, pungolato. Poi, stranamente silenzioso, si chiude a fare le sue valutazioni, dopodiché se il lavoro lo interessa e lo diverte sbotta in un “sa, sa, sa (con la s sibilante) ‘nduma”: è fatta, Giovanni è partito, nulla lo fermerà.

                     
                                                        


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