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contributo inviato da Achille_Passoni il 23 maggio 2011

 
Oggi la fotografia impietosa dell'Istat, pochi giorni fa Standard & Poors che abbassa l'outlook sul rating all'Italia. E malgrado ciò ci tocca ascoltare ancora autorevoli esponenti del Governo che affermano che l'Italia e' in ripresa, non essendo nè in recessione nè in stagnazione. Non ho più parole.
 
I dati sono davvero impressionanti: un quarto degli italiani (il 24,7% della popolazione, circa 15 milioni) "sperimenta il rischio di povertà o di esclusione sociale", un valore decisamente superiore alla media Ue che è del 23,1%. Il rischio povertà colpisce complessivamente 7,5 milioni di individui, e 1,7 milione di persone vive in una condizione di grave deprivazione.
 
Ancora: nelle regioni meridionali, dove risiede circa un terzo degli italiani, vive il 57% delle persone a rischio povertà (8,5 milioni) e il 77% di quelle che convivono sia col rischio, sia con la deprivazione sia con intensità di lavoro molto bassa (469 mila). Ma il dato che forse più preoccupa è quello relativo alla crisi dell'occupazione: nel biennio 2009-2010, il numero di occupati è diminuito di 532 mila unità, e i più colpiti sono stati come al solito i giovani tra i 15 e i 29 anni, fascia d'età in cui si rilevano 501 mila occupati in meno. 

In questo biennio, la discesa della domanda di lavoro maschile (-3,1%, pari a -430 mila unità) ha pressochè dimezzato la crescita intervenuta tra il 2000 e il 2008; la flessione dell'occupazione femminile ha interrotto (-1,1%, pari a -103 mila unità) il precedente incremento della partecipazione al mercato del lavoro. Tra i vari settori, è la perdita di manodopera industriale (-404 mila unità nel 2009-2010) che ha contribuito per i tre quarti alla caduta di domanda di lavoro totale nel biennio in questione.  
 
Insomma, la verità è che occorre voltare pagina al più presto, perchè è intollerabile assistere allo spettacolo indecente di un Governo che ormai è come l'orchestra del Titanic, che continua a suonare, male, mentre la nave affonda. Quando ci sono 2 milioni di persone che hanno perso il lavoro e rinunciano a cercarlo (sono 134mila in più rispetto all'anno precedente) e nell'ultimo biennio mezzo milione di giovani ha perso il posto di lavoro, vuol dire che il Governo ha semplicemente fallito. 

La disoccupazione giovanile non si contrasta certo solo con la riforma dell'apprendistato, ma va aggredita la piaga della precarietà, considerata ineluttabile dal centrodestra, e che invece si batte con un principio molto semplice: il lavoro precario deve costare più di quello stabile. Un principio che stiamo sostenendo da tempo con il disegno di legge a firma mia, di Rita Ghedini e Tiziano Treu.

E’ la giungla del precariato che ha contribuito a portare l'Italia nella situazione attuale: se non si restituisce ai giovani la possibilità di costruire la propria vita si mina il futuro del Paese, che oltretutto non potrà contare sui risparmi che le famiglie hanno eroso in questi anni a causa dell'inerzia dei governi di centrodestra.
 
TAG:  LAVORO  GIOVANI  DATI ISTAT  POVERTÀ  PRECARIATO 

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