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contributo inviato da verduccifrancesco il 23 maggio 2011
           

La Repubblica.it

È quanto emerge dal sondaggio condotto da demos-coop sulla situazione economica degli italiani. Il sentimento prevalente risulta di sfiducia dettata dal progressivo regresso delle classi sociali (eccetto quella dirigenziale) verso una situazione sempre più precaria.

Ciò che emerge è l'insicurezza delle categorie che fino a prima della crisi rappresentavano il ceto medio e che ora si sentono sempre più regredire a livello di operai.

 

Si era detto, con enfasi, che la classe "operaia non esiste più". Affermazione dettata dalla constatazione, in massima parte vera, che, gli operai, avevano ormai raggiunto livelli di benessere che li includevano nel ceto medio. Questo a portato a ridefinire, tentativo ancora in corso, gli accordi sociali tra sindacati e aziende e lo stato sociale.

 

Dunque, è il reddito alla base della presunta scomparsa della classe operaia; aumentando si diviene classe media. Ma questo significa che, diminuendo, si ridiventa classe operaia. Significa anche che, a ridiventare, o a regredire, a classe operaia non sono solo gli operai che si erano elevati, ma anche tutte quelle categorie che derivano il loro benessere dal benessere generale.

Categorie come liberi professionisti, artigiani, commercianti, negozianti, ristoratori, bar, ecc., che, con la diminuzione del benessere generale, si vedono diminuire, inesorabilmente, anche il loro portandoli a situazioni di insicurezza. Situazioni che, spesso, sfociano in fallimenti con conseguente regresso. Tutto questo si riflette su ogni aspetto dell'economia.

 

La classe operaia, dunque, non è/era scomparsa ma, semplicemente, assorbita in quella media o, in altre parole, la classe operaia coincide con la classe media, oppure, sono la stessa classe che si differenzia in base al reddito.

Se consideriamo il reddito come metro di misura, risulta evidente la coincidenza delle due classi. In un clima di benessere, scompare l'operaia, in un clima di non benessere quella media.

Questo vale per ogni categoria economica (meno il capitalista che, pur essendo anch'egli soggetto a variazioni di reddito, non ne comporta il regresso).

Cosi come non è mai scomparso il lavoro precario. Semplicemente era presente sotto altre forme: part time e supplenti della scuola.  

 

Per concludere, nell'attuale assetto economico, basato sulla produzione di beni di consumo necessario a mantenere alto il livello di benessere, le classi si differenziano nella misura in cui i redditi vengono distribuiti in base, non alle necessità, bensì al merito eludendo, così, quello stato sociale necessario a mantenere, anche in momenti di crisi, la capacità di acquisto di coloro che si trovano, a causa della crisi, in difficoltà economiche causando la caduta dei consumi per effetto domino.

TAG:  CLASSI  OPERAI  CONSUMI  REDDITO 

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