.
contributo inviato da verduccifrancesco il 22 maggio 2011
           

Possano i re comprendere che in Europa non v'è più materia per mantenere l'odio tra le nazioni. I pregiudizi spariscono, gli interessi s'allargano, le vie commerciali si moltiplicano.non è più possibile a nazione alcuna affermare il monopolio commerciale. Napoleone Bonaparte

 

Da legambiente:

“Gli effetti dei cambiamenti climatici sono già una drammatica realtà in molti Paesi che pagano un prezzo alto in vittime e sfollati– ha dichiarato Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente -. Non si può pensare di intervenire solo in modo emergenziale sugli eventi catastrofici, è necessario, invece, affrontare l’emergenza climatica e umanitaria, partendo da efficaci politiche di cooperazione internazionale. In questo senso il primo importante passo da compiere è l’immediato riconoscimento giuridico dei profughi ambientali, ad oggi ancora non riconosciuti come ‘rifugiati’ dalla Convenzione di Ginevra del 1951, né dal suo Protocollo supplementare del 1967”.

Secondo il rapporto di legambiente, presentato nel corso di terra futura, la mostra convegno sulle buone pratiche a Firenze fino al 22 Maggio, i disastri ambientali derivanti dai cambiamenti climatici sono la maggior causa delle migrazioni dei popoli. In modo particolare quelli del sud del mondo che, a causa delle economie insufficienti, non sono in grado di far fronte alle emergenze.

Per questo si rende necessario un intervento programmatico basato sulla cooperazione internazionale che dovrebbe avere, come primo passo, il riconoscimento di "stato di rifugiato" alle milioni di persone che, a causa di disastri che rendono invivibile il territorio su cui vivono, sono costrette a spostarsi. Non basta lo stato di emergenza ad ogni evento catastrofico, quello che ci vuole è un organismo internazionale in grado di assorbire i costi organizzativi e di distribuzione degli "sfollati" in territori adeguati al loro sostentamento. 

In modo particolare si dovrebbe decidere anticipatamente la destinazione delle popolazioni colpite, sia all'interno del paese d'origine sia in altri paesi.

 

Secondo l'alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e l'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, entro il 2050 i rifugiati ambientali potranno arrivare a 200-250 milioni (dato rilevato in base all'attuale assetto climatico, se dovesse peggiorare, potrebbero essere di più).

Un dato che dovrebbe far riflettere i paesi ricchi perché sono i destinatari principali delle migrazioni provenienti dai paesi poveri. Una riflessione che dovrebbe portare a considerare la cooperazione internazionale come mezzo di soluzione della disputa in corso sul problema migrazione. Rendere possibile un progetto di assistenza che includa anche la messa a punto di strategie d'intervento nei paesi colpiti, renderebbe meno gravoso il sostentamento, attualmente "passivo", delle popolazioni stesse.

TAG:  CLIMA  ECOLOGIA  DISASTRI 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
10 marzo 2009
attivita' nel PDnetwork