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contributo inviato da magnagrecia il 19 maggio 2011

 

La crisi economica ed occupazionale è e sarà dura e lunga (almeno 15 anni), perché riflette il riequilibrio della produzione, della ricchezza e del benessere in ambito planetario. Occorre finanziare l’indispensabile crescita e gli altrettanto indispensabili ammortizzatori sociali universali.

Dove si prendono le risorse?

Nella lettera di PDnetwork ( http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html ), le proposte riguardavano:

- Piano di sviluppo economico ed occupazionale;

- Reddito di cittadinanza universale;

- Riforma della legislazione sul lavoro precario, a favore dei precari, facendolo costare di più di quello stabile;

- Sgravio fiscale sul lavoro e sulle imprese;

- Piano di edilizia residenziale pubblica e popolare;

- Questione femminile, Rivoluzione culturale e Mezzogiorno (obiettivi strettamente intrecciati).

Prendendo i soldi, tra l’altro, da:

- taglio selezionato della spesa pubblica relativa all'apparato burocratico [Nota 13], per gli armamenti [14] e la politica [15].

- un maggior onere delle classi agiate:

•  reintroduzione dell'ICI sulla prima casa di proprietà dei ricchi e degli abbienti  [16];

aumento della aliquota sulle rendite finanziarie (eventualmente, esclusi i BOT);

imposta pluriennale di scopo sui ricchi ed i ricchissimi.

 

Due domande a Pierluigi Bersani: 1) Questo silenzio della sinistra sui costi della politica fa guadagnare o perdere voti? 2) Il PD prenderà l’iniziativa o andrà al traino del M5S?

 

"Sui costi della politica silenzio a sinistra"

Dal Parlamento agli enti locali un fiume di denaro dei contribuenti mantiene – spesso lussuosamente – almeno un milione di persone. I confronti internazionali mostrano spese sideralmente più alte di qualsiasi altro paese comparabile e l’esame dei casi specifici rivela situazioni scandalose. Ma nei programmi della sinistra il problema viene ignorato

Maurizio Benetti

(…). Se non sorprende che l’attuale governo non intraprenda azioni su questi versanti è invece sorprendente, per non dire deludente, che altrettanto faccia il Partito Democratico. Nel pur ponderoso documento “Europa. Italia. Un progetto alternativo per la crescitanon vi è nessun cenno a questi problemi (…)”.

http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1357

 

 Effettivamente, in tutto il documento di 92 pagg., tranne un accenno alla “razionalizzazione” del numero delle province ed ai piccoli comuni, non ci si dilunga troppo sulla riduzione dei costi della politica!

Ricavo dal documento del PD “EUROPA. ITALIA. UN PROGETTO ALTERNATIVO PER LA CRESCITA”

3.1 La riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni

Il settore pubblico in Italia è spesso percepito come una zavorra per i cittadini e le imprese. È una logica da ribaltare: una Pubblica Amministrazione al servizio dei cittadini è condizione di civiltà, di democrazia e di sviluppo. La PA dovrebbe essere la “spina dorsale” del Paese: un sistema  in grado di dare opportunità alle persone (di spostarsi, di curarsi, avviare un’attività imprenditoriale, raggiungere i massimi gradi di istruzione indipendentemente dalla propria condizione sociale). Per raggiungere questo obiettivo la pubblica amministrazione deve essere ad un tempo snellita e resa più efficiente, cioè capace di erogare servizi superiori per qualità e quantità,  valorizzando le risorse di cui dispone e orientandole al raggiungimento degli obiettivi collettivi, al servizio dei cittadini.

Il rapporto tra contenimento della spesa e obiettivi di efficienza è particolarmente delicato, e può determinare esiti contraddittori. I tagli trasversali della spesa delle pubbliche amministrazioni hanno finito col determinare il blocco di ogni istanza di riforma. La scelta di congelare gli stipendi dei dipendenti pubblici ha portato qualche beneficio immediato al bilancio, ma non ha aumentato in alcun modo l’efficienza.

D'altra parte, il cambiamento delle PA non può che procedere in parallelo con un'azione di rinnovamento della politica. È compito della politica quello di progettare le politiche pubbliche e il percorsi per la loro attuazione, nel rispetto di criteri di rigore nel controllo della spesa, verifica della qualità e dei risultati, rispetto delle regole. I partiti devono sfatare con i fatti il luogo comune che li considera la fonte dell’inefficienza delle PA e della loro deriva clientelare.

È dunque necessaria un'estesa azione riformatrice della macchina pubblica. Ciascuna amministrazione ha le sue peculiarità che vanno considerate in modo specifico. È tuttavia possibile individuare alcuni criteri e linee generali.

 

3.3 L'attuazione del federalismo

Snellire l'apparato dello Stato. Nell'ambito dell'attuazione del Titolo V della Costituzione, lo Stato centrale, pur mantenendo la sua forza e autorevolezza, deve essere snellito attraverso una riorganizzazione, sul piano quantitativo e delle competenze. Proponiamo: il mantenimento degli uffici decentrati dei ministeri esclusivamente per le materie di competenza esclusiva dello Stato centrale, istituendo gli Uffici Territoriali del Governo; l'immediata attuazione delle città metropolitane; una razionalizzazione del numero delle provincie; processi associativi per i piccoli comuni, con meccanismi partecipativi. Deve essere favorita la mobilità del personale delle amministrazioni, dall'amministrazione centrale agli enti territoriali.

http://beta.partitodemocratico.it/doc/205079/europa---italia-un-progetto-alternativo-per-la-crescita.htm

 

 

 


 

 

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