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contributo inviato da stef1 il 17 maggio 2011

REFERENDUM. CECCANTI: GOVERNO SI OPPONE ANCORA A ELECTION DAY


(DIRE) Roma, 17 mag. - "Nel corso dell'esame del decreto legge
sui referendum, governo e maggioranza si sono opposti di nuovo
all'election day, anche per i referendum degli anni prossimi, che
era previsto dal piu' importante ordine del giorno proposto dal
Partito Democratico e che avrebbe fatto risparmiare 300 milioni
di euro l'anno". Lo dichiara in una nota il senatore del Pd
Stefano Ceccanti.
   "Ne sono stati pero' approvati- aggiunge Ceccanti- altri
quattro, sempre proposti dal Pd, con cui il Governo per i
referendum degli anni prossimi, non per quelli del 12 giugno, si
impegna a rimuovere la non contestualita' almeno tra referendum
comunali e amministrative, a far votare per corrispondenza
volontari e personale delle ong dove vi sono missioni
internazionali e gli studenti e i dottorandi all'estero e a
consentire il voto nelle citta' di studio degli studenti
universitari fuorisede. Vigileremo scrupolosamente perche' tali
impegni siano mantenuti".

  (Com/Rai/ Dire)
 

 

 

 

Discussione e approvazione del disegno di legge:

(2680) Conversione in legge del decreto-legge 11 aprile 2011, n. 37, recante disposizioni urgenti per le commissioni elettorali circondariali e per il voto dei cittadini temporaneamente all'estero in occasione delle consultazioni referendarie che si svolgono nei giorni 12 e 13 giugno 2011 (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 16,45)

 

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2680.

Il relatore, senatore Vizzini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta. (Brusìo).

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

 

VIZZINI, relatore. Signora Presidente, il decreto-legge all'esame dell'Assemblea è volto ad assicurare, in primo luogo, la funzionalità dei procedimenti elettorali, ma contiene anche norme finalizzate a disciplinare il voto dei cittadini che si trovano temporaneamente all'estero per motivi di servizio o per missioni internazionali in occasione delle consultazioni referendarie. (Brusìo. Richiami del Presidente).

L'articolo 1 disciplina il funzionamento delle commissioni e delle sottocommissioni elettorali circondariali. Il termine contenuto nella disposizione che consentiva al prefetto di designare i componenti aggiunti di quelle commissioni, in assenza dei componenti effettivi, fissato al 31 dicembre 2010, non è stato prorogato. L'esigenza di reintrodurre una disciplina compiuta al riguardo risiedeva dunque nella necessità di assicurare, già dal 16 aprile, in vista dei turni elettorali di primavera, la presenza dei componenti aggiuntivi delle commissioni, in assenza dei quali ne potrebbe essere pregiudicato il funzionamento.

 

Lo stesso articolo 1 introduce anche un'agevolazione del 40 per cento sull'acquisto di biglietti aerei per il raggiungimento della sede elettorale. (Brusìo).

 

PRESIDENTE. Mi scusi, signor relatore. Onorevoli colleghi, veramente così non è possibile.

 

VIZZINI, relatore. L'introduzione di tale agevolazione colma una lacuna irragionevole nell'ordinamento, essendo già previste dalla normativa vigente agevolazioni per gli spostamenti marittimi e ferroviari.

L'articolo 2 assicura la partecipazione al voto per corrispondenza dei cittadini temporaneamente all'estero per motivi di servizio o per missioni internazionali. Tale norma consente a molti cittadini elettori di poter esercitare il diritto di voto con modalità agevolate, ovvero senza doversi recare direttamente presso la sezione elettorale di assegnazione nel territorio nazionale.

Potranno beneficiare di questa opportunità: il personale delle Forze armate e di polizia impegnato in missioni internazionali; i dipendenti delle amministrazioni dello Stato, delle Regioni e delle Province autonome, temporaneamente all'estero; i professori e i ricercatori universitari, in servizio all'estero presso istituti di ricerca.

Vengono dettagliatamente definite le condizioni per l'esercizio di tale diritto, con particolare riguardo all'onere di presentazione di un'apposita dichiarazione, da parte degli interessati, cui seguono adempimenti burocratici a carico delle amministrazioni di appartenenza dei votanti.

Il comma 7 dell'articolo 2 estende a questo tipo di fattispecie, in quanto compatibili, le disposizioni della legge sul voto degli italiani all'estero e del relativo regolamento di attuazione.

Il comma 10 disciplina le modalità di scrutinio congiunto delle schede votate dagli elettori temporaneamente all'estero con quelle votate dagli elettori che risiedono all'estero stabilmente.

L'articolo 3 stabilisce, infine, il termine di entrata in vigore del presente decreto-legge.

La Commissione ha esaminato il decreto-legge nelle sedute del 13 e 20 aprile e del 3 maggio scorso. (Brusio).

 

PRESIDENTE. Scusate colleghi, per cortesia, non mi costringete a sospendere nuovamente la seduta.

 

VIZZINI, relatore. Io peraltro non ho grande propensione alla materia elettorale in questa giornata, signora Presidente, quindi lo faccio proprio per obbligo d'ufficio.

Nessun emendamento è stato approvato, dal momento che responsabilmente il senatore Ceccanti e il Gruppo del Partito Democratico, accogliendo il mio invito, hanno ritirato gli emendamenti presentati, con riserva di ripresentarli in occasione della discussione in Assemblea. Pur condividendo la ratio delle proposte, ritengo di dover ribadire in questa sede l'invito al ritiro e a considerare le pur comprensibili esigenze in un'altra sede, invitando i presentatori degli emendamenti a trasformarli eventualmente in ordini del giorno rispetto ai quali non ho pregiudiziali e mi rimetterò al parere del Governo se saranno presentati.

 

 

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Ceccanti. Ne ha facoltà.

 

CECCANTI (PD). Signora Presidente, è comprensibile che l'attenzione di tutti noi sia ancora mentalmente assorbita dai risultati elettorali, però non possiamo trattare la materia del diritto di voto dei cittadini al referendum, a prescindere anche dai prossimi concreti quesiti che abbiamo di fronte a noi, come se fosse un provvedimento irrilevante o secondario, perché si tratta dell'esercizio del diritto di voto in una materia molto delicata che dà un potere importante ai cittadini.

Vorrei ricordare un passaggio dell'onorevole Aldo Moro in Assemblea costituente il 16 ottobre del 1947 sul valore del referendum. Dice Aldo Moro, difendendo il testo: «Il presupposto dal quale partiamo nell'atto di stabilire, come abbiamo stabilito stamane, il referendum è questo: la possibilità di un disaccordo, fra la coscienza pubblica e le Camere che di essa dovrebbero tener conto nell'attività legislativa. Quindi, è inutile richiamarsi alle Camere, è inutile dire che esse intendono bene qual è il loro dovere di fronte ad una legge la quale non corrisponde alla coscienza pubblica.

Ammettere il referendum significa ritenere appunto la possibilità di questo disaccordo, la possibilità di questa minore comprensione da parte delle Camere nei confronti di una evoluzione della coscienza pubblica, la quale può manifestarsi ed operare fin dal primo momento in cui la legge è entrata in vigore...». Stiamo quindi parlando di una questione molto seria di qualità della vita democratica, ossia della possibilità di una correzione puntuale da parte del corpo elettorale a una legge votata dal Parlamento.

Per tale motivo ci rendiamo conto della situazione temporale in cui siamo e della difficoltà di introdurre emendamenti per questa concreta scadenza referendaria. Conseguentemente, accettiamo la trasformazione in ordine del giorno, precisando però l'esistenza di quattro esigenze fondamentali di cui tener conto per il futuro e per il futuro possiamo ragionare... (Brusio).

 

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Ceccanti, se la interrompo.

Onorevoli colleghi, scusate se insisto ed è veramente sgradevole costringermi ad essere così petulante. Credo, però, che il senatore Ceccanti, come prima il relatore, abbia diritto a svolgere le proprie argomentazioni in una atmosfera più consona.

Senatore Ceccanti, la prego di continuare il suo intervento.

 

CECCANTI (PD). La prima esigenza è quella dell'election day. Nel 2009 fu fatto l'abbinamento con il ballottaggio delle amministrative. Ora, prendiamo sul serio quanto affermiamo, di cui anche nelle scorse settimane abbiamo parlato, rispetto al debito pubblico. Non ha alcun senso rispetto al debito pubblico spendere anno dopo anno cifre intorno ai 300 milioni di euro per evitare l'abbinamento. Oltre tutto, negli altri Paesi europei, e anche negli Stati Uniti dove si pratica in maniera intensiva il referendum a livello statale, si fa lo stesso giorno delle elezioni legislative. Pertanto, non si vede il motivo per il quale, almeno con le elezioni amministrative dove non c'è l'inibizione della legge, non si possa fare il referendum.

Le altre tre esigenze sono relative - ci torneremo dopo nel corso dell'illustrazione - all'allargamento del diritto di voto a particolari categorie di cittadini che possono esercitarlo per corrispondenza oppure distanti dal luogo di vita e da quello di studio. Non c'è alcuna ragione per cui, prendendo sul serio il senso dell'articolo 75 della Costituzione, non si debba favorire l'esercizio del diritto di voto ai cittadini. Se poi i cittadini anche in caso di election day non vogliono contribuire al quorum, possono sempre rifiutare la scheda e quindi decidere deliberatamente di non far scattare il quorum. Ma è importante non negare a priori questo diritto ai cittadini ed evitare che non sia preso sul serio quanto fecero i costituenti quando votarono l'articolo 75. (Applausi dal Gruppo PD).

 

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Poretti, la quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G101. Ne ha facoltà.

 

PORETTI (PD). Signora Presidente, in effetti, dopo l'intervento del senatore Ceccanti, si addice l'illustrazione del nostro ordine del giorno, il quale parte appunto con il primo articolo della Costituzione: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». La Costituzione ha previsto fin dall'inizio che il cittadino possa partecipare all'attività legislativa utilizzando due schede: con una scheda elegge i propri rappresentanti nel Parlamento e con l'altra, in caso, li corregge con il referendum e in particolar modo con quello abrogativo.

Bene, la legge applicativa del referendum è arrivata soltanto il 25 maggio del 1970, quindi dopo vent'anni dall'adozione della Costituzione. Tanto tempo è dovuto passare per avere una legge istitutiva.

Ma la convenzione antireferendaria in realtà vede tutta un'altra serie di applicazioni. Come radicali abbiamo scritto un testo che in vario modo abbiamo diffuso - lo abbiamo consegnato ai parlamentari, ma in ogni caso è rintracciabile sul sito Internet dei radicali - che si chiama «La peste italiana». Si tratta di una sorta di radiografia dello stato della non democrazia in Italia. Ebbene, un capitolo è dedicato proprio allo stravolgimento del referendum e allo svuotamento dell'istituto referendario.

Vent'anni sono occorsi per la legge che lo istituisce e poi si assiste ad una serie di giurisprudenza anti-referendum e anti-Costituzione della Corte costituzionale che dà una interpretazione estensiva dei limiti per cui fare o non fare referendum.

Soprattutto, il referendum si è visto svuotato nel momento in cui cittadini hanno votato per dei referendum e poi si sono viste leggi, approvate dal Parlamento, che andavano nella direzione esattamente opposta. Due casi per tutti: la responsabilità civile dei magistrati e il finanziamento pubblico ai partiti.

Inutile poi ricordare che dal 1990 non si raggiunge più un quorum nelle consultazioni referendarie, visto l'abbinamento tra i contrari a un referendum e chi, invece, per disaffezione, non partecipa più alle votazioni.

Il nostro ordine del giorno chiede tre impegni, che riassumo con tre slogan, praticamente, per restituire ai cittadini il compito di vigilare sul lavoro delle istituzioni, attraverso proprio la possibilità di emendare e di cancellare le decisioni del potere legislativo. Da una parte, la revisione del quorum, la cancellazione, l'abrogazione e l'abolizione del quorum, la possibilità di svolgere referendum anche nell'anno elettorale e, infine, la possibilità di ampliare la possibilità di autenticare le firme che servono per la presentazione dei quesiti referendari.

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi. Ne ha facoltà.

 

PARDI (IdV). Signora Presidente, noi dobbiamo convertire il decreto sulla scadenza referendaria. Lo faremo, ma questo è in contrasto logico-politico con l'operazione di dilazione del voto referendario che è stata messa in moto da qualche tempo.

Noi obbediamo a un obbligo di legge e, nello stesso tempo, il Parlamento fa in modo di annichilire l'operazione sostanziale. La dilazione del voto referendario contiene in sé anche un elemento economicamente scandaloso, perché la maggioranza, che si fa forte della severità del Tesoro nel rispettare l'esigenza dei conti pubblici, accetta di condurre un'operazione per cui lo Stato spenderà circa 300 milioni in più, al solo scopo di tenere distinta la scadenza del voto referendario dal voto amministrativo.

La modificazione del provvedimento riguardante il nucleare rappresenta un ulteriore motivo di scandalo, ed è giusto è legittimo che le Camere intervengano sulla materia in modo appropriato. Un referendum pone un problema, il Parlamento può ritenere di risolverlo in altro modo, e lo fa. Ma ciò che è stato iniziato su questo tema non è invece questa operazione, perché la modificazione del provvedimento su cui insiste il quesito referendario è una modificazione ipocrita, che finge di modificare la norma mentre in realtà, per bocca del Capo del Governo, pubblicamente, si dice che, in realtà, è soltanto un mero rinvio della questione, per poterla affrontare con maggiore maturità tra un anno o due.

Questo configura un tentativo surrettizio di impedire il pronunciamento del parere popolare su un tema di grande interesse, che viene in questa maniera, da una parte, dilazionato e reso più costoso e, dall'altra, reso sdrucciolevole per la dubbiosità della situazione in cui ci si viene a trovare. Si determina così un effetto, questo sì psicologicamente già accertato, che noi combattiamo ma che, invece, nella società, purtroppo, esiste.

Quindi, con la potenza adeguata dei mezzi di comunicazione si può far passare il principio che il quesito è stato comunque reso vano dall'opera della decisione del Governo e che, quindi, a questo punto, il referendum non ha più senso.

Ora il cinismo strumentale con cui è stato annunciato il rinvio del tema referendario ha la funzione di riuscire a determinare una sorta di tentativo per impedire il raggiungimento del quorum. Questo tentativo per impedire il raggiungimento del quorum è una ulteriore lesione alla possibilità del pronunciamento popolare sui quesiti referendari, come già la collega Poretti ha accennato nel suo intervento precedente.

Inoltre, il tentativo di impedire il raggiungimento del quorum sul quesito referendario relativo al nucleare, trae con sé il tentativo di impedire lo stesso raggiungimento del quorum anche per il referendum sull'acqua e per quello sul legittimo impedimento, che rappresenta uno dei punti davvero dolenti degli interessi del capo del Governo.

Peraltro, lo stesso "referendum" su se stesso che il Capo del Governo ha voluto fare a Milano - «O io, o i magistrati», «O me o gli altri» -, deve essere tenuto nelle forme informali dell'attività di discussione relativa alla partecipazione dei cittadini alle elezioni, quindi in una forma ambigua, mentre non può essere invece tenuto, secondo questa intenzione, dando ai cittadini la possibilità di interrogarsi sul fatto se si possa accettare o meno la lesione dell'articolo 3 della Costituzione, a proposito del referendum sul legittimo impedimento che, come sappiamo, serve a sottrarre il Presidente del Consiglio alle numerose azioni giudiziarie che egli si è meritato con la sua disinvoltura affaristica.

C'è poi qualche cosa che accentua la drammaticità della questione. (Brusìo).

 

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Pardi, ma vorrei invitare i colleghi a fare un po' di silenzio. Prego, prosegua pure il suo intervento.

 

PARDI (IdV). La ringrazio, signora Presidente.

La questione del nucleare è resa ora ancora più centrale dal fatto che, per iniziativa stessa della maggioranza, si è tenuto in Sardegna un referendum sul nucleare, in cui il parere dei cittadini è stato a senso unico: grande partecipazione al voto e rifiuto totale della prospettiva del nucleare. Si tratta di un tema sul quale la maggioranza dovrebbe interrogarsi autonomamente, senza alcuna sollecitazione, perché è un problema che la pone di fronte ad una contraddizione assolutamente trasparente: in effetti, mentre il Governo vuole a tutti costi il nucleare e vuole in qualche maniera imporlo alle Regioni, una Regione - la Sardegna, appunto, tra l'altro l'unica tettonicamente stabile del nostro Paese e l'unica alla quale toccherebbe una centrale nucleare per motivi geologici - non lo vuole, a nessun costo. Il centrodestra dovrebbe dunque misurarsi con questa contraddizione.

C'è poi un ulteriore profilo - e mi avvio alla conclusione - che rende avvilente la discussione pubblica su questo tema al di fuori di quest'Aula. Mi riferisco al silenzio informativo, che ha più voci e più facce, una delle quali - sicuramente non telecomandata, perché non credo ad una possibilità di comando dall'alto - è rappresentata dal fatto che la vicenda del Giappone, che aveva costituito il paradigma che rendeva difficilissimo sostenere le ragioni di nuove azioni sul piano nucleare, è scomparsa dall'orizzonte della comunicazione pubblica, mentre ci sarebbero moltissimi motivi per continuare a parlarne; di questi argomenti, invece, di fatto non si parla più, forse per l'insorgenza di altri. Spero che vi sia nel futuro qualche sussulto che ci permetta di riprendere questo argomento.

Dunque, se da un lato c'è il silenzio incolpevole rappresentato dalla distrazione degli strumenti di comunicazione di massa, dall'altro c'è però anche un silenzio colpevole, ed è quello della RAI... (Brusìo).

 

PRESIDENTE. Si fermi un attimo, senatore Pardi.

Colleghi, per cortesia, vi invito nuovamente a fare silenzio.

 

PARDI (IdV). C'è il silenzio colpevole della RAI che, benché vincolata da delibere della Commissione di vigilanza, dalla legge, dal sentire comune dovrebbe offrire ai cittadini una informazione accurata, completa, scientificamente attendibile, significativa nel proporre le varie possibilità di opzioni, ha invece consegnato pochissimi, asfittici elementi di informazione e di comunicazione su questo piano in alcune reti e non in tutte ed in orari impossibili.

Ciò significa che la questione dei referendum non solo è attaccata sul piano del tentativo di dilazione colposo e costoso, non solo è attaccata truccando le modificazioni dei provvedimenti su cui insiste il quesito referendario, ma è attaccata con un silenzio plumbeo, volontario, che si attiva ovviamente e per forza di cose sulla base del potere di influenza che il Governo estende sulle reti pubbliche a causa della propria presenza di maggioranza. È una situazione pericolosa perché la democrazia è fatta di consapevolezza e di informazione. Noi assistiamo ad un momento importante della decisione pubblica su un argomento decisivo e non c'è consapevolezza, informazione ma annebbiamento e tentativo di rendere opaco tutto il meccanismo della conoscenza su questo piano.

Credo che questo debba essere considerato con attenzione da chiunque abbia a cuore la possibilità dei cittadini di esprimersi nella completezza dei propri mezzi intellettuali. (Applausi dal Gruppo IdV).

 

 

Saluto ad una rappresentanza di studenti

 

PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea rivolgo i saluti agli insegnanti ed agli allievi del Liceo scientifico «Vincenzo Lilla» di Oria. Grazie e benvenuti! (Applausi).

 

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2680 (ore 17,09)

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perduca, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G.100. Ne ha facoltà.

 

PERDUCA (PD). Signor Presidente, l'ordine del giorno G.100 parte da dove ha concluso il suo intervento il senatore Pardi, cioè dall'informazione. Il senatore Pardi ha parlato di dilazione e di opacità. Io direi che più di dilazione qui si deve parlare di vera e propria cancellazione e più che opacità parlerai di oscurità.

Ci sono state sedute ripetute della Commissione di vigilanza bicamerale che dovrebbe, oltre che appunto aprire un occhio su come viene gestito il servizio radiotelevisivo pubblico, anche indirizzarne addirittura la programmazione che non sono riuscite a fare adottare in tempo utile, non perché lo dicano coloro i quali sostengono il sì o la necessità di andare a votare il referendum ma perché la legge dice che entro il 4 aprile di quest'anno, il regolamento avrebbe dovuto consentire l'informazione istituzionale nonché l'apertura dei contraddittori ma ci sono state anche tutta una serie di ulteriori misure che hanno reso ostaggio il referendum della cosiddetta par condicio o di quella versione partitocratica che ormai resta a finta regolamentazione delle presenze dei politici nelle televisioni, nei telegiornali con il risultato che in 10 si dividono tutto lo share dalla mattina alla sera.

L'ordine del giorno oggi G.100 proprio questo denuncia: il fatto che il regolamento è stato approvato il 5 maggio scorso e che avrebbe dovuto entrare in vigore ieri, il 16 maggio, cioè a meno di un mese dalla tenuta del referendum. Questo va contro tutti i diritti costituzionalmente garantiti, non soltanto di libertà d'informazione, ma anche di fare informazione nel merito, oltre che nel merito, su questioni che, com'è stato ricordato in esordio dal senatore Ceccanti, costituiscono l'unica arma democratica e di partecipazione diretta consegnata ai cittadini dai Costituenti, cioè la scheda referendaria.

Questo lo si dice non perché, ripeto, si vogliano votare quattro «sì» ai quattroreferendum. Questo lo dice un radicale che proprio nella prima campagna referendaria del 1974 sostenne il referendum per andare a votare «no» e furono i «no» a vincere in quella tornata referendaria per confermare la legge che legalizzava il divorzio in un Paese in cui si riteneva che gli italiani non fossero pronti ad affrontare queste questioni. Le questioni che ci aspettano da qui a tre settimane sono altrettanto complesse e occorre che - questo è quello che chiediamo al Governo - si recuperino tutti gli spazi non solo all'interno delle soporifere tribune referendarie, ma anche nelle trasmissioni di massima informazione nelle fasce di massimo ascolto e anche nelle presunte trasmissioni di intrattenimento e approfondimento che, ancora una volta, faranno di tutto per espellere dal dibattito il referendum. (Applausi della senatrice Poretti).

 

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Poiché né il relatore né il rappresentante del Governo intendono replicare, invito il senatore Segretario a dare lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.

 

MONGIELLO, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, ed i relativi emendamenti, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo sul testo.

In relazione agli emendamenti, esprime, altresì, parere non ostativo ad eccezione che sugli emendamenti 2.1, 2.2 e 2.0.1, sui quali il parere è contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione».

 

PRESIDENTE. Per quanto riguarda gli emendamenti, onorevoli colleghi, ai sensi dell'articolo 97, comma 1 del Regolamento, dichiaro improponibile l'emendamento 1.0.100 in quanto estraneo all'oggetto del decreto-legge in esame che reca unicamente disposizioni in materia di commissioni e sottocommissioni elettorali circondariali e di agevolazioni di viaggio, nonché in materia di voto dei cittadini temporaneamente all'estero per motivo di servizio o missione internazionali in occasione delle prossime consultazioni referendarie.

Passiamo all'esame degli ordini del giorno, già illustrati nel corso della discussione generale, su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

Per chiarezza di procedura proporrei di esaminarli uno per uno anche per quanto riguarda i pareri ,perché ci sono emendamenti che saranno trasformati in ordini del giorno.

 

VIZZINI, relatore. Signor Presidente, comprendo la ratio di esaminarli singolarmente, però per tutti gli ordini del giorno mi rimetto all'opinione del Governo.

 

PRESIDENTE. Li esamineremo singolarmente con il Governo, avendo preso atto della posizione del relatore.

Passiamo all'esame dell'ordine del giorno G100, su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

 

DAVICO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'ordine del giorno G100.

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'ordine del giorno G100, presentato dai senatori Perduca e Poretti.

Non è approvato.

 

Passiamo all'esame dell'ordine del giorno G101, su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

 

DAVICO, sottosegretario di Stato per l'interno. Esprimo parere contrario sull'ordine del giorno G101.

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'ordine del giorno G101, presentato dai senatori Perduca e Poretti.

Non è approvato.

Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.

Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.

Procediamo all'esame degli emendamenti tendenti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

Iniziamo con l'emendamento 1.0.1, senatore Ceccanti, conferma di averlo ritirato e di aver presentato un ordine del giorno?

 

CECCANTI (PD). Lo confermo, signora Presidente.

Qual è impegno che si chiede di assumere con l'ordine del giorno G1.0.1? Per i prossimi referendum (quindi si tratta di un ragionamento sotto velo di ignoranza, perché non sappiamo da chi saranno proposti e contro quali leggi, fatto solo per rispettare il diritto di voto al referendum e nell'interesse del Paese a non vedere dilapidati ogni anno 300 milioni di euro) si chiede al Governo, essendo la finestra temporale per la loro indizione, come previsto dalla legge n. 352 del 1970, tra il 15 aprile e il 15 giugno e coincidendo la stessa con quella delle elezioni amministrative, di accorpare in una stessa data le consultazioni referendarie con quelle elettorali (non si specifica se primo o secondo turno perché questa è una valutazione di opportunità da effettuare volta per volta).

Si tratta quindi di una scelta di fondo per l'accorpamento dei referendum con le elezioni amministrative. Ricordo infatti che la legge n. 352 del 1970 inibisce esclusivamente la contemporaneità di svolgimento dei referendum con le elezioni politiche e che tutti noi ci siamo impegnati in queste ultime settimane nell'ambito della discussione del Piano nazionale di riforma a fare delle scelte tali da non incrementare il debito pubblico.

Prendiamo quindi sul serio l'articolo 75 della Costituzione, il diritto che conferisce ai cittadini, e le scelte che abbiamo fatto anche nelle scorse settimane (Applausi del senatore Marino).

 

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno G1.0.1.

 

DAVICO, sottosegretario di Stato per l'interno. Il Governo esprime parere contrario.

 

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G1.0.1

 

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G1.0.1, presentato dal senatore Ceccanti.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2680

 

PRESIDENTE. Senatrice Adamo, conferma la trasformazione dell'emendamento 1.0.2 in ordine del giorno?

 

ADAMO (PD). Sì, Presidente, devo dire a malincuore, perché è del tutto evidente che il nostro emendamento, di cui sono prima firmataria, tendeva a operare un intervento sulle recenti amministrative. In che senso? Le considerazioni che ha svolto prima il collega Ceccanti... (Brusìo). Faccio fatica, Presidente.

 

PRESIDENTE. Non solo lei fa fatica, ma anche la Presidenza.

 

ADAMO (PD). Dicevo che le considerazioni che prima ha svolto il collega Ceccanti per quanto riguarda i referendum di portata nazionale non tengono conto di un'altra tipologia di referendum, che a nostro avviso dovrebbe svolgersi assolutamente e rigorosamente in occasione delle amministrative, e cioè i referendum di carattere locale. Veniamo adesso da questa tornata amministrativa e da questo voto a Milano (che ci ha dato anche qualche soddisfazione, se mi permettete di dirlo in questa sede) e purtroppo i milanesi non hanno potuto domenica e lunedì, e non potranno al ballottaggio, esprimersi su quattro quesiti, tutti molto importanti, relativi a questioni locali, in ordine alle quali, peraltro, era stato anche assunto un impegno da parte del sindaco uscente (spero non più rientrante) ad andare a una consultazione popolare.

Ciò è avvenuto in presenza di una norma di legge (purtroppo non ero tra i legislatori, quindi non so ricostruire a quale ratio corrispondesse) contenuta nel comma 4 dell'articolo 8 del decreto legislativo n. 267 del 2000, la cosiddetta legge sugli enti locali, che stabilisce che tali consultazioni non possono aver luogo in coincidenza con le elezioni amministrative.

Questo al di là delle considerazioni che venivano prima fatte dal senatore Ceccanti e da altri sulla spesa pubblica, che pure, in questo clima in cui gli elettori ci guardano aspettando segnali di contenimento della spesa pubblica (laddove ciò è possibile), hanno un peso importante. Credo che come legislatori dobbiamo fare il possibile per facilitare l'espressione di voto popolare sui quesiti referendari. Non ripeto le parole del senatore Ceccanti sull'istituto così come introdotto nella Costituzione e - meglio ancora - come espresso nel dibattito che si svolse in Assemblea costituente in ordine alla sua introduzione. È chiaro che quesiti come quelli cui facevo riferimento parlando di Milano, avevano a che fare con vicende cittadine molto precise: parlo di ecopass, di aree verdi e di piano del territorio. Tutte questioni su cui è ovvio... (Brusìo).

 

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Il brusìo non è accettabile. Ricordo che ognuno di noi quando interviene desidera farlo in situazioni normali.

 

ADAMO (PD). Signor Presidente, i risultati elettorali si prestano a qualche discussione: lo capisco!

Dicevo che si tratta di tutti temi intrecciati con il dibattito per le amministrative, in questo caso come in altri. Con l'emendamento in esame avevamo proposto, in tempo utile, di introdurre la norma che abolisce tale divieto, permettendo lo svolgimento e suggerendo di andare al ballottaggio esattamente come viene fatto per i quesiti referendari di interesse nazionale: ciò sia per ragioni di spesa, sia per favorire al massimo la partecipazione dei cittadini e non - invece - ostacolarla.

Se mi permette, signor Presidente, vorrei svolgere ancora una riflessione. Non si è voluto tenere conto di questo nostro emendamento quando è stato presentato in tempo utile per poter incidere già sulle amministrative. Forse qualcuno pensava che non si sarebbe mai andati al ballottaggio e che - quindi - sarebbe stato superfluo. Invece l'emendamento era molto pertinente, almeno per Milano, ma - mi permetto di insistere - anche per le prossime occasioni. Ricordo, infatti, che si voterà per le amministrative anche l'anno prossimo e che nei territori ci sono gruppi di cittadini che raccolgono firme e che organizzano referendum.

Perché insisto? Non sembri strana l'insistenza di persone, come me, come il senatore Ceccanti e come rappresentanti del Partito Democratico, che ogni volta ricordano a tutti il ruolo del Parlamento, richiamando la maggioranza e il Governo a dare piena dignità e a facilitare in tutti i modi l'espressione referendaria. Noi siamo assolutamente convinti che un'Istituzione come quella del Parlamento abbia solo da guadagnare in credibilità rendendo i suoi lavori più snelli e più basati sulle funzioni legislative essenziali e ricostruendo un rapporto con i cittadini attraverso queste forme di partecipazione. Noi abbiamo presentato un disegno di legge - anche questo depositato per tempo, tre anni fa, all'inizio della legislatura - per rendere più snello, ma anche più rigoroso, lo strumento referendario, introducendo anche il referendum propositivo.

In questa crisi di fiducia nei confronti delle istituzioni, su questo istituto bisogna lavorare con intelligenza, per rendere più credibile il ruolo del Parlamento che non ha paura dei referendum, ma anzi si affida su molte materie con fiducia ai propri cittadini.

 

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno in esame.

 

DAVICO, sottosegretario di Stato per l'interno. Il Governo accoglie l'ordine del giorno G1.0.2.

 

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.0.2 non verrà posto ai voti.

Procediamo ora all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, ritirati e trasformati in ordini del giorno, che invito i presentatori ad illustrare.

 

CECCANTI (PD). Con l'ordine del giorno G2.1 si chiede di considerare il lavoro dei volontari e del personale di organizzazioni non governative operanti nelle zone in cui si svolgono le missioni internazionali alle quali partecipa l'Italia equiparandolo al personale militare, dal momento che le missioni internazionali coinvolgono a vario titolo persone che svolgono un lavoro di importanza equivalente. A fianco del personale armato che opera nelle missioni internazionali c'è da considerare anche un lavoro di ricostruzione altrettanto importante e forse, sul lungo periodo, ancora più importante da parte delle organizzazioni non governative.

Dal momento che già in quel caso il personale militare può votare, ci sembrava importante valorizzare il contributo di queste persone, che fanno il proprio lavoro a rischio e pericolo personale, anche sotto il profilo del voto al referendum per le prossime consultazioni referendarie.

 

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno in esame.

 

DAVICO, sottosegretario di Stato per l'interno. Il Governo accoglie l'ordine del giorno G2.1.

 

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2.1 non verrà posto ai voti.

Passiamo all'ordine del giorno G2.2.

 

CECCANTI (PD). Signora Presidente, l'ordine del giorno G2.2 prevede un'estensione analoga alla precedente con riferimento al voto per corrispondenza.

Le norme vigenti, alle quali si fa riferimento, prevedono il voto dei professori universitari che si trovino momentaneamente all'estero. Ci sembrava importante, dal momento che vari studenti di nazionalità italiana sono iscritti ad università straniere e per periodi abbastanza lunghi si trovano all'estero per frequentare programmi di mobilità che consentono loro di creare un proficuo interscambio a livello europeo ed extraeuropeo, che anche gli studenti, oltre ai dottorandi di ricerca momentaneamente all'estero, possano votare analogamente ai professori universitari.

 

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno in esame.

 

DAVICO, sottosegretario di Stato per l'interno. Il Governo accoglie l'ordine del giorno G2.2.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2.2 non verrà posto ai voti.

Passiamo all'ordine del giorno G2.0.1.

 

CECCANTI (PD). Signora Presidente, questo ordine del giorno fa riferimento agli studenti universitari fuori sede i quali già in minima parte oggi votano nei luoghi in cui studiano grazie alla possibilità di fare i rappresentanti di lista o dei partiti o dei comitati referendum.

Dal momento che già questo avviene, anche se per poche persone, a dimostrazione della possibilità di garantire il diritto di voto, chiediamo che attraverso una procedura abbastanza semplice di comunicazione tra i Comuni questo diritto sia garantito. Se si procede per tempo, è possibile immaginarne la praticabilità.

Tra l'altro, segnalo un movimento piuttosto diffuso sulla rete, che prende il nome "Io voto fuori sede", che già da tempo chiede di poter usufruire di questo diritto.

 

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno in esame.

 

DAVICO, sottosegretario di Stato per l'interno. Il Governo accoglie l'ordine del giorno G2.0.1.

 

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2.0.1 non verrà posto ai voti.

Passiamo alla votazione finale.

 

PARDI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PARDI (IdV). Signora Presidente, solleverò l'Aula dall'imbarazzo di starmi ad ascoltare con una dichiarazione molto breve. Del resto, ho espresso le mie ragioni poco fa nel mio intervento.

Il Gruppo dell'Italia dei Valori voterà favorevolmente alla conversione in legge del decreto-legge mantenendo intatte tutte le sue riserve di ordine logico-politico a proposito del tentativo riuscito, ahimè, di dilazione del voto referendario, a proposito dello scandaloso aumento dei costi che questa dilazione ha comportato, a proposito anche della modificazione ipocrita del provvedimento sul nucleare creata ad hoc per suggerire all'opinione pubblica l'inutilità del quesito referendario sul nucleare.

Sono ragioni queste che non possono impedire la conversione del decreto perché al voto si deve andare, ma in questo modo vogliamo rimarcare come tale conversione abbia dentro di sé, in un certo senso, nella prassi politica determinata dal Governo e dalla maggioranza nel mese precedente, delle ragioni profondamente contraddittorie. Noi stiamo lavorando per realizzare un referendum che la maggioranza si è impegnata attivamente a svuotare il più possibile, allontanando i cittadini dalla consapevolezza e dalla conoscenza e rendendo democraticamente difficile la realizzazione di un diritto democratico.

 

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signora Presidente, annuncio il voto favorevole dell'Unione di Centro, ma desidero anche sottolineare l'errore che è stato fatto nel non accorpare in un solo giorno il referendum e le elezioni amministrative. Questo avrebbe consentito di risparmiare almeno 300 milioni di euro e Dio solo sa quanto ce ne sia necessità. Pertanto, voglio sottolineare che l'Unione di Centro ha più volte evidenziato lo sperpero dei soldi causato dalla scelta del Governo di negare appunto l'election day.

Signora Presidente, le chiedo di poter allegare il testo del mio intervento al Resoconto della seduta odierna.

 

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

 

CECCANTI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CECCANTI (PD). Signora Presidente, ringrazio il Governo per l'accoglimento degli ordini del giorno e spero che davvero si dia seguito alla possibilità di allargamento del diritto di voto per i cittadini.

Il giudizio sul decreto evidentemente ci porta a votare a favore perché facilita comunque l'esercizio del diritto di voto per alcuni. Resta il problema di quello che manca, ossia l'election day. Si sperperano inutilmente 300 milioni di euro in un periodo in cui le nostre finanze pubbliche non se lo potrebbero permettere e non si è voluto neanche accettare quell'ordine del giorno che era importante per le prossime volte. Speriamo che anche le elezioni elettorali di questi giorni servano a capire che bisognerebbe sempre scegliere l'interesse del Paese e 300 milioni sono un interesse molto materiale del Paese, che avrebbe meritato di essere preso in considerazione. (Applausi dal Gruppo PD).

 

SALTAMARTINI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SALTAMARTINI (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, nel preannunciare il voto favorevole del Gruppo del Popolo della Libertà sul provvedimento in esame, vogliamo sottolineare l'importanza dello stesso che consente agli agenti, ai funzionari in servizio all'estero e ai militari nelle missioni internazionali di poter esprimere un diritto fondamentale, appunto l'esercizio del voto, che è di rilevante portata per l'espressione appunto dei diritti di cittadinanza democratica.

Se lei mi autorizza, signora Presidente, vorrei consegnare il testo scritto del mio intervento agli atti della seduta. (Applausi dal Gruppo PdL).

 

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

 

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, composto del solo articolo 1.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato approva.(v. Allegato B).

 

 

L'odg respinto sull'election day

 

 

A.S. 2680

ORDINE DEL GIORNO

 

Il Senato,

nell'esaminare la conversione in legge del decreto-legge 11 aprile 2011, n. 37, recante disposizioni urgenti per le commissioni elettorali circondariali e per il voto dei cittadini temporaneamente all'estero in occasione delle consultazioni referendarie che si svolgono nei giorni 12 e 13 giugno 2011;

 

premesso che:

 

la crisi economica impone di modulare le scadenze elettorali in modo ancor più attento del solito a esigenze di risparmio per la collettività, in modo da utilizzare le risorse così risparmiate a fini di utilità pubblica;

 

la legge 352/1970 che regolamenta i referendum impedisce esclusivamente al suo art. 34 l'abbinamento tra referendum ed elezioni politiche;

 

le esperienze degli altri paesi, compresa quella delle recenti elezioni americane con numerosi referendum statali svoltisi in contemporanea alle presidenziali e alle legislative, rilevano che appare perfettamente congruo il cumulare diverse scadenze elettorali, anche perché l'elettorato appare pienamente in grado di esprimere valutazioni differenziate anche su elezioni che avvengano contestualmente, come dimostra anche la recente storia elettorale italiana;

 

osservando che sarebbe stato possibile accorpare la consultazione referendaria del 12 e 13 giugno almeno con il secondo turno delle elezioni amministrative, assicurando così un sostanzioso risparmio per il bilancio dello Stato;

 

impegna il Governo

 

per i prossimi referendum che saranno indetti ex articolo 75 della Costituzione ad accorpare in una stessa data la consultazione referendaria con le altre consultazioni elettorali, diverse dalle elezioni politiche, che debbano essere svolte nello stesso periodo,

 

CECCANTI

Gli Odg approvati

 

1. Sulla contestualità tra referendum locali ed elezioni amministrative

 

 

 

 

2. Sul voto del personale delle ong

 

 

A.S. 2680

ORDINE DEL GIORNO

 

Il Senato,

nell'esaminare la conversione in legge del decreto-legge 11 aprile 2011, n. 37, recante disposizioni urgenti per le commissioni elettorali circondariali e per il voto dei cittadini temporaneamente all'estero in occasione delle consultazioni referendarie che si svolgono nei giorni 12 e 13 giugno 2011;

premesso che:

l'articolo 2 del provvedimento in esame va incontro all'esigenza di assicurare la partecipazione al voto per corrispondenza ai cittadini temporaneamente all’estero per motivi di servizio o per missioni internazionali, in occasione dei referendum che si svolgeranno il 12 e il 13 giugno 2011 prossimi;

l’intervento risulta positivo perché l’ordinamento vigente non accorda attualmente modalità agevolate di partecipazione al voto ai cittadini italiani temporaneamente residenti all’estero, a causa dell’assolvimento di doveri d'ufficio svolti fuori dall'Italia, al servizio del Paese, durante il periodo di votazione;

 

tale disposizione permette l'esercizio del diritto di voto con modalità agevolate, al personale delle forze armate e di polizia impegnato in missioni internazionali, ai dipendenti delle amministrazioni dello Stato, delle Regioni e delle Province autonome, temporaneamente all'estero, i professori e i ricercatori universitari in servizio all'estero presso istituti di ricerca;

 

la ratio dell'intervento è quella di favorire il più possibile la partecipazione al voto dei cittadini temporaneamente all'estero per motivi di sevizio;

 

impegna il Governo

 

ad estendere nel prossimi provvedimento utile, analoghe agevolazioni ai volontari e il personale delle organizzazioni non governative che svolgano la loro opera negli stessi luoghi dove si svolgono le missioni internazionali cui partecipa l'Italia e che presentino una dichiarazione analoga a quella di cui all'articolo 2, accompagnata da una dichiarazione confermativa del servizio svolto da parte di un responsabile dell'organizzazione, presso l'ufficio consolare competente.

 

 

3. Sul voto degli studenti all'estero e dei dottorandi all'estero

A.S. 2680

ORDINE DEL GIORNO

 

Il Senato,

nell'esaminare la conversione in legge del decreto-legge 11 aprile 2011, n. 37, recante disposizioni urgenti per le commissioni elettorali circondariali e per il voto dei cittadini temporaneamente all'estero in occasione delle consultazioni referendarie che si svolgono nei giorni 12 e 13 giugno 2011;

premesso che:

l'articolo 2 del provvedimento in esame va incontro all'esigenza di assicurare la partecipazione al voto per corrispondenza ai cittadini temporaneamente all’estero per motivi di servizio per missioni internazionali, in occasione dei referendum che si svolgeranno il 12 e il 13 giugno 2011 prossimi;

l’intervento risulta positivo perché l’ordinamento vigente non accorda attualmente modalità agevolate di partecipazione al voto ai cittadini italiani temporaneamente residenti all’estero, a causa dell’assolvimento di doveri d'ufficio svolti fuori dall'Italia, al servizio del Paese, durante il periodo di votazione;

 

tale disposizione permette l'esercizio del diritto di voto con modalità agevolate, al personale delle forze armate e di polizia impegnato in missioni internazionali, ai dipendenti delle amministrazioni dello Stato, delle Regioni e delle Province autonome, temporaneamente all'estero, i professori e i ricercatori universitari in servizio all'estero presso istituti di ricerca;

 

la ratio dell'intervento è quella di favorire il più possibile la partecipazione al voto dei cittadini temporaneamente all'estero per motivi di sevizio, di ricerca o di studio ;

 

impegna il Governo

 

ad estendere nel prossimi provvedimento utile, analoghe agevolazioni agli studenti universitari italiani iscritti a Università estere o studenti universitari che si trovano temporaneamente presso Università estere per programmi di mobilità di una durata complessiva di almeno sei mesi, dottorandi di ricerca che svolgono il dottorato presso Università estere o che si trovano temporaneamente presso Università estere per almeno sei mesi e che, alla data del decreto del Presidente della Repubblica di convocazione dei comizi, si trovano all'estero da almeno tre mesi, nonché, qualora non iscritti nelle anagrafi dei cittadini all'estero i loro familiari conviventi.

 

 

 

 

 

 

4. Sul voto degli studenti universitari fuori sede

A.S. 2680

ORDINE DEL GIORNO

 

 

Il Senato,

 

nell'esaminare la conversione in legge del decreto-legge 11 aprile 2011, n. 37, recante disposizioni urgenti per le commissioni elettorali circondariali e per il voto dei cittadini temporaneamente all'estero in occasione delle consultazioni referendarie che si svolgono nei giorni 12 e 13 giugno 2011;

 

premesso che:

 

è attivo da tempo un vivace e meritorio movimento per favorire il voto degli studenti universitari fuori sede nel luogo in cui essi studiano, le cui iniziative sono illustrate sul sito www.iovotofuorisede.it;

 

l'esigenza si pone con particolare forza per i referendum abrogativi ex art. 75 della Costituzione giacché per essi l'art. 34 della Legge 25 maggio 1970 n. 352 fissa una finestra, quella tra il 15 aprile e il 15 giugno, che coincide con la fine del periodo di lezioni e l'inizio della sessione di esame, tale quindi da disincentivare fortemente l'esercizio del diritto di voto;

peraltro per i referendum, dal momento che l'art.19 della Legge 25 maggio 1970 n. 352 prevede che alle operazioni di voto e di scrutinio presso i seggi possano assistere ove lo richiedano, un rappresentante effettivo ed un rappresentante supplente di ognuno dei partiti o dei gruppi politici rappresentati in Parlamento e dei promotori dei referendum, e che essi esercitino il loro diritto di voto nel seggio dove sono designati a tale scopo, tale possibilità è spesso utilizzata da studenti universitari fuori sede, sia pure in proporzione minima rispetto al loro complesso;

 

 impegna il Governo

 

per i prossimi referendum che saranno indetti ex articolo 75 della Costituzione a garantire il diritto di voto in una delle sezioni del comune in cui la propria università o la propria facoltà ha una sede agli studenti universitari fuori sede, ovvero agli studenti presso una università la cui sede centrale si trovi in una regione italiana non confinante con quella in cui esercitano il loro diritto di voto, trasmettendo al proprio comune una richiesta sottoscritta in tal senso e procedendo quindi il comune ricevente a trasmettere l'elenco dei nominativi dei richiedenti ai comuni in cui essi intendano esercitare il diritto.

 

 

 

A.S. 2680

ORDINE DEL GIORNO

 

Il Senato,

nell'esaminare la conversione in legge del decreto-legge 11 aprile 2011, n. 37, recante disposizioni urgenti per le commissioni elettorali circondariali e per il voto dei cittadini temporaneamente all'estero in occasione delle consultazioni referendarie che si svolgono nei giorni 12 e 13 giugno 2011;

 

premesso che:

 

la crisi economica impone di modulare le scadenze elettorali in modo ancor più attento del solito a esigenze di risparmio per la collettività, in modo da utilizzare le risorse così risparmiate a fini di utilità pubblica;

 

l’articolo 8, comma 4, del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, vieta di svolgere consultazioni e referendum locali in coincidenza con operazioni elettorali provinciali, comunali e circoscrizionali;

 

le esperienze degli altri paesi, compresa quella delle recenti elezioni americane con numerosi referendum statali svoltisi in contemporanea alle presidenziali e alle legislative, rilevano che appare perfettamente congruo il cumulare diverse scadenze elettorali, anche perché l'elettorato appare pienamente in grado di esprimere valutazioni differenziate anche su elezioni che avvengano contestualmente, come dimostra anche la recente storia elettorale italiana;

 

osservando che gli accorpamenti tra le consultazione referendarie locali e le elezioni amministrative, determinerebbero un sostanzioso risparmio per il bilancio dello Stato;

 

impegna il Governo

 

nel prossimo provvedimento utile a modificare il testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, eliminando il divieto di svolgere consultazioni e referendum locali in coincidenza con operazioni elettorali provinciali, comunali e circoscrizionali.

 

ADAMO

 

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9 maggio 2009
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