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contributo inviato da Vincenzo10 il 17 maggio 2011

 

 

Lassù c’è stata una lite tra Pitagora e Marx dopo il mio post del 12/05. Da quanto mi hanno riferito pare che Pitagora si sia molto sdegnato dell’accostamento a Marx.
-- Il mio è un vero teorema -- avrebbe detto Pitagora -- poiché racchiude una verità eterna basata sui concetti puri della geometria mentre quello suo è pura empiria basata sul comportamento degli uomini in una certa epoca storica --
-- Anche il mio è un teorema basato su concetti puri. Così come il triangolo rettangolo non esiste in concreto se non come linee tracciate sulla sabbia o sulla carta, così la mia fabbrica ideale non esiste in concreto se non come fabbriche fatte di uomini, di macchine e di materie prime in un determinato momento storico. Così come le sue figure abitano in un piano che è anch’esso un elemento ideale così la mia fabbrica abita in un mercato ideale che ha poco in comune con il mercato reale.  -- gli avrebbe risposto il barbone.
-- Per stabilire un triangolo rettangolo devo stabilire cosa è il piano, cosa sono i segmenti, cosa è la perpendicolarità, cioè cosa sono gli angoli e tanti altri concetti puri della geometria --
-- Infatti c’è qualcuno che ha fatto notare che un triangolo rettangolo appartenente a una superficie sferica non rispetta il tuo teorema--
-- Un denigratore perché è logico che il triangolo di cui io ho scoperto il teorema deve essere una figura piana --
-- Una fabbrica capitalista è un modo di produrre ricchezza che gli uomini usano. In quanto modo è un concetto astratto, agganciato a sua volta ad altri concetti astratti come quello del mercato ideale, di merce, del valore d’uso e del valore di scambio, del tempo medio di lavoro socialmente necessario etc. Prima che essere una realtà storica il capitalismo, o meglio la fabbrica capitalista è una definizione. --
-- Come sarebbe una definizione?--
-- Quando tu spieghi il teorema di Pitagora, come cominci ? --
-- Si definisce triangolo rettangolo quel triangolo che ha due lati perpendicolari tra loro.--
-- Cioè rimandi a un’altra definizione o meglio a una rete di definizioni. E io pure dico. Si definisce fabbrica capitalistica un modo di produrre per cui c’è un soggetto che mette il capitale, un altro soggetto che mette il lavoro e alla fine di un processo il primo soggetto realizza un profitto. Poi parte l’enunciato del mio teorema e la dimostrazione. -- 
-- E quali sarebbero?--
-- L’enunciato è che il profitto è una fetta di lavoro non compensato dal salario. --
-- Come fai a dimostrare una cosa del genere? --
-- Non è facile e gli ho dovuto dedicare un grosso libro, “Il capitale”. Ma anche la dimostrazione dei quadrati che si sommano… Tu sai quante persone conoscono sia il teorema di Pitagora che la sua dimostrazione? --
-- Questo mi dispiace --  Ma tu come fai per confrontare capitale e lavoro ? --
-- Esattamente come fai tu per confrontare i due cateti.--
-- Ma io faccio un confronto attraverso i quadrati delle loro lunghezze --
-- E io lo faccio attraverso il valore di scambio dei due elementi --
-- Io sommo i quadrati dei due cateti per ottenere esattamente quello dell’ipotenusa --
-- Io sommo il valore del capitale impiegato per pagare i mezzi e il valore del capitale impiegato per pagare il lavoro prima di un ciclo, poi sommo il valore dei mezzi residui e quello del profitto a fine ciclo dopo che il lavoratore è stato pagato e le merci vendute. Dimostro poi che nella fabbrica capitalistica ideale la seconda somma è maggiore della prima --
-- Il valore coincide col prezzo ? -
-- Si se il mercato è un mercato ideale in una condizione di stabilità economica --
-- Allora il plusvalore lo può generare solo il lavoro umano che però viene monetizzato prima ovvero a prescindere dal profitto. Un capitalista per ottenere il suo profitto deve essere in grado di costringere il lavoratore a restituirgli oltre al salario anche un’aggiunta per lui sotto forma di merci prodotte. --
-- Il problema è: a chi veramente appartiene il valore aggiunto? --
-- A me pare che dovrebbe appartenere al lavoratore. -- 
-- Vedo che hai cominciato a capire compagno Pitagora! Pensa che Marchionne dice che sta facendo un grandissimo favore agli operai perché gli sta offrendo un posto di lavoro. --
-- Vedi però…. tu caro Marx hai troppo esagerato nel considerare il lavoro come espressione esclusiva dell’operaio proletario --
-- Che allora, vorresti buttar giù la mia teoria? --
-- No, solo raffinarla…. Senti che ne pensa un matematico come me. --
-- Mi arrabbio ma sono curioso….. Va bene dai, in fondo mi sei simpatico --
-- I protagonisti della fabbrica sono tutti i lavoratori. Operai, impiegati, ingegneri, amministrativi e manager--
-- Anche i manager? Anche Marchionne ?
-- Si. I protagonisti del Lavoro sono tutti i lavoratori, sia quelli del braccio che quelli della mente, sia quelli che comandano che quelli che obbediscono. Pure Marchionne che viene pagato dalla Fiat per le sue doti di manager. --
-- Vai avanti vediamo dove vai a parare--
-- Analogamente i protagonisti del Capitale sono i capitalisti. Non solo la famiglia Agnelli ma anche i piccoli risparmiatori che investono in azioni e obbligazioni. Lo sono in parte anche i dipendenti della FIAT che posseggono quote azionarie. --
-- Adesso mi hai confuso --
-- Pensa in astratto. Somiglia a un triangolo rettangolo. C’è una comunità di persone che mette il Capitale (cateto orizzontale). C’è un’altra comunità che mette il Lavoro (cateto verticale). Man mano che passa, il tempo si trasforma in merce, la merce in danaro e il capitale si allunga fino a diventare l’ipotenusa alla fine del ciclo. Se c’è solo un po’ di mescolanza tra le persone dei due gruppi ( dipendenti che posseggono quote azionarie o capitalisti che si mettono a lavorare per la loro impresa) lo schema, ovvero il modo di produrre rimane sostanzialmente lo stesso. Se però un giorno i lavoratori possedessero tutto il capitale e i capitalisti lavorassero tutti, saremmo in un nuovo sistema di produzione, in un nuovo sistema sociale non più capitalistico, di cui non abbiamo ancora sentore. --
-- Mi piace l’analogia con la geometria. --
-- Esattamente, la modalità produttiva “ capitalistica” l’hai ben studiata tu. Il lavoro si compra prima, allo stato potenziale sul mercato del lavoro e poi si utilizza perché deve diventare merce. A tal scopo non è necessario che il capitalista si scomodi a vigilare personalmente sugli operai. Basta solo che il lavoro sia articolato in strutture gerarchiche e disciplinato. Lavoratori su lavoratori. Capi e sottoposti. L’importante è che il lavoro non evapori senza produrre merce. Anche per questo si pagano bene i manager --
-- Facciamo un esempio utilizzando i dati che abbiamo sullo stabilimento di Pomigliano. --
-- D’accordo compagno Marx, disegno anche una figura qui sulla sabbia --
 
-- Il cateto orizzontale è la somma del capitale investito nei mezzi: a) nelle strutture fisse e b) nelle materie prime o accessorie o nella manutenzione. Nel nostro caso il valore a) è praticamente lo stabilimento di Pomigliano e tutto ciò che a fine ciclo rimane ed è riutilizzabile. Diciamo che si tratta di 500 milioni di euro. Il valore b) è data da una stima del 50% del valore di ogni panda che sarà prodotta. Si tratta di 270000 Panda al prezzo di 8800 euro l’uno. Si ottiene 1188 milioni. Il valore complessivo del “cateto orizzontale” è di 1688 milioni --
-- Il cateto verticale è il capitale investito nel lavoro. Si tratta di 4600 operai più Marchionne che equivale a 400 operai da solo più ingegneri, impiegati, venditori, etc. che formeranno l’equivalente di altri 400 operai. Arriviamo a 5400. Se un operaio costa all’azienda 1800 euro si ottiene che il costo del lavoro ( cateto verticale) è di 9,7 milioni di euro/mese = 126,36 milioni. --
-- L’ipotenusa iniziale è il capitale iniziale investito nei mezzi e nel lavoro. Quindi 1688+126 = 1814 milioni.
-- L’ipotenusa finale è il capitale che rientra a fine ciclo ed è dato dalla somma tra a) il valore delle auto vendute cioè 270000 panda a 8800 euro ciascuna e b) il valore dello stabilimento e di ciò che è riutilizzabile (500 mln). Quindi 2376 milioni più 500 milioni = 2876 milioni. --
-- Il profitto, ovvero secondo la definizione di Marx, la mia, - il plusvalore - si ottiene facendo l’ipotenusa finale meno l’ipotenusa iniziale. Quindi 2876-1814 = 1062 milioni --
-- Niente male --
-- Si niente male per loro. Vedi il capitalismo è diventato ancora più astratto e, nello stesso tempo, più distruttivo e più efficiente --
-- A che ti riferisci ? -
-- All’avvento dei manager. --
-- Abbiamo deciso che sono lavoratori anche loro… --
-- Hanno tolto ai capitalisti la loro ultima concretezza, quella di interessarsi alla fabbrica --
-- Eh già, oggi ci pensano loro…. E sono anche più efficienti --
-- Con un buon manager il capitalista non s’interessa più della sua fabbrica, esce dalla scena e se ne va in vacanza. Proprio come un dio, motore immobile, continua a essere un accumulatore di proprietà senza agitarsi --
-- Il Manager è un lavoratore della mente che vende al capitalista tutto il suo talento per procurargli sempre il massimo rendimento del capitale e la massima tranquillità personale--
-- Ma i capitalisti pagano bene i loro manager. --
-- E vorrei vedere. Gli fanno il paradiso in terra. --
-- Però questo è il migliore dei mondi possibili --
-- Così dicono --
-- Loro --
 
 
Marx-Il Capitale. A cura di Eugenio Sbardella - edizione integrale.
Newton Compton Editori settima edizione: sett. 2010 
 
 
 

 

TAG:  LAVORO  MARX  CAPITALE  PITAGORA  PROFITTO 

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