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contributo inviato da Giovanna D'Arbitrio il 16 maggio 2011

Spesso si parla male degli insegnanti e anche la sottoscritta deve ammettere che talvolta si è scagliata contro colleghi assenteisti e fannulloni e contro quelli che arrivano nella scuola per caso, non per scelta, e così di solito si rivelano i più  accaniti fan della “bocciatura”, soluzione per tutti i problemi. Che gioia sarebbe poter bocciare proprio loro come docenti privi di professionalità e sensibilità!

Ci si chiede però come mai non si parli mai di tutti gli altri, di quelli bravi, di quelli seri, capaci, onesti e sensibili, pieni di comprensione e di affetto per gli alunni. A pensarci bene qualche volta sì, se ne parla,  come è successo a Marila, la mia cara collega che ieri è andata via per sempre.

Ci sono persone che ci accompagnano nella vita senza far rumore, quasi in punta di piedi, con passo lieve passano accanto a noi, ci sfiorano con il tocco della mano, un sorriso, un buon esempio, la forza di volontà, il loro affetto, umili eppur grandi per il coraggio quotidiano nell’affrontare tanti problemi sia in famiglia che al lavoro.

Così era Marila, una madre-insegnante, che amava gli alunni come se fossero figli e cercava  di comprenderli per “aiutarli a crescere”.  Avevamo le stesse idee in merito e tante volte abbiamo concluso  i nostri discorsi affermando che  l’abilità di un insegnante non si misura sui risultati raggiunti dagli alunni più brillanti e capaci, ma proprio sui piccoli “passi in avanti” dei meno bravi.

Qualche anno fa cominciammo a giocare a buraco con alcune  colleghe una volta alla settimana, per stare un po’ in compagnia. Anche nel gioco non era mai aggressiva: amava i diminutivi e si esprimeva con gentilezza sia verso compagne  che avversarie, dicendo ad esempio con la sua voce dolce e scherzosa “Giovanna, ecco un po’ di quadrucci e anche qualche cuoricino, pinelle niente purtroppo!”, oppure “Cosa ti scarto, bella signora? Ecco, forse questa carta ti servirà!”.

Una decina di anni fa si ammalò gravemente di cancro e i suoi bei capelli neri e ricci caddero per la chemioterapia:  si coprì  allora il capo con qualche elegante foulard e continuò a venire a scuola, sempre col sorriso sulle labbra. Vinse la battaglia e continuò a fare i controlli ogni anno scrupolosamente per combattere eventuali “ricadute” in quel brutto male.

Questa volta non c’è riuscita, malgrado avesse intenzione di continuare a lottare con tutte le sue forze. Così purtroppo non ci resta che salutarla con tutto il nostro affetto.

-Ciao Marila, non dimenticheremo mai il tuo sorriso mite. Camminerai sempre accanto a noi col tuo passo leggero, senza far rumore -.

Giovanna D’Arbitrio

 

 

 

TAG:  UNA MADRE-INSEGNANTE  SERIETÀ E PROFESSIONALITÀ  SENSIBILITÀ E GENTILEZZA NELL'INSEGNAMENTO 

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