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contributo inviato da dianacomari il 16 maggio 2011

Lingotto

Una bellissima e interessante domenica quella appena trascorsa al Salone del Libro di Torino. Una coda lunghissima di persone in attesa di entrare già dalla mattina presto davanti al Lingotto per girare nei tre padiglioni (più lo spazio Oval) con gli stand delle case editrici ma anche di strumenti musicali e gadget, e poi incontri con autori, giornalisti, intellettuali, politici, conferenze e dibattiti in diretta radio e tv.

La programmazione degli eventi era fittissima da mattina a sera. Tra gli incontri nell’apertura della giornata, ieri, c’erano Daria Bignardi (che presentava il suo libro “Un karma pesante”) e, contemporaneamente, in un’altra sala, Vittorino Andreoli che ha tenuto una conferenza sulla felicità e sul fatto che troppo spesso sia ricercata nel denaro mentre le statistiche dimostrano che raggiunto un certo grado di ricchezza materiale non si traduce più in felicità.

Altro padiglione altri incontri: da una parte si dibatteva del cinema di Virzì mentre in un altro spazio Gianna Schelotto raccontava del bisogno delle persone di avere dei segreti da non condividere con il partner (dalle cose di poco conto a fatti enormi che semplicemente si ha bisogno di tenere per sé) e di soggetti che dicono bugie semplicemente per dimostrare la propria autonomia dagli altri e sfuggire al loro controllo.

Il tema del segreto, della “doppia vita” o della “doppia verità” è stato un po’ il tema animatore anche di altri incontri avvenuti nella giornata, a partire dalla presentazione del romanzo “Daccapo” di Dario Franceschini, edito da Bompiani, in cui si racconta di un notaio dall’apparenza esemplare che, in punto di morte, rivela al figlio di aver avuto anche un’altra vita, tutt’altro che tranquilla e decorosa.
Presentazione che è stata tenuta, oltre che dallo stesso Franceschini, da Mirella Serri e da Marino Sinibaldi, il quale ha fatto un bellissimo racconto del libro, in cui ha paragonato il protagonista Jacopo ad “Alice nel Paese delle Meraviglie” che, dopo la rivelazione del padre, si trova improvvisamente catapultato in un altro mondo di personaggi strani e affascinanti, guidato dalla giovane prostituta Mila (da non confondere con le moderne escort), accennando al realismo magico della pianura padana scelto per la descrizione dell’ambientazione e dicendo che il romanzo si apre come un inno alla libertà maschile e termina con il trionfo della libertà femminile. Mirella Serri, invece, ha fatto un ragionamento alquanto surreale che, sebbene molto elogiativo nei confronti di Franceschini (paragonato a Garcia Marquez), non si capiva bene quale nesso avesse con il romanzo (veniva da chiedersi che romanzo avesse letto o cos’avesse fumato quando lo ha letto per spararle così grosse). La Serri ha insistito molto sul fatto di aver trovato nel libro di Franceschini un messaggio politico in quanto la scrittura è sempre manifesto di qualcosa e, addirittura, un senso religioso nella liberazione del protagonista dalle apparenze di una vita che non sente sua per tornare ad essere se stesso, guidato dalla prostituta Mila (paragonata alla Beatrice di Dante) attraverso un mondo popolare di gente semplice. Franceschini, completamente calato nel ruolo dello scrittore, ha subito preso le distanze dall’attualità politica, precisando che scrivere è un’altra cosa e ha poi raccontato alcuni episodi della realtà ferrarese intrecciati alla trama del romanzo e ha segnalato la presenza di molte citazioni (musicali, letterarie, artistiche, cinematografiche) all’interno del libro. Libro il cui finale, ha segnalato Franceschini, sembra che venga interpretato in maniera differente da parte degli uomini e delle donne.

Di apparenze e doppie vite ha parlato nel pomeriggio anche Don Luigi Ciotti, invecchiato ma sempre appassionato nel modo di raccontare, in una bellissima conferenza in cui ha evidenziato l’importanza di capire gli altri, di studiarli e amarli per ciò che sono, non di far finta di non vedere cose evidenti o di mascherare tutto sotto altre sembianze. Poco distante si svolgeva anche un incontro con Piergiorgio Odifreddi.
Nel pomeriggio anche altri affollatissimi incontri per i padiglioni sempre più colmi di gente, con Lucia Annunziata e Alain Elkann da una parte e un divertente Paolo Hendel dall’altra e più tardi un dialogo tra Ezio Mauro e Gustavo Zagrebelsky (per il quale era in corso dal mattino una lunga coda di persone per ottenere gli inviti per accedere alla sala) e anche un'affascinate narrazione di Ascanio Celestini.

Le code chilometriche dentro e fuori il Lingotto, che tanto piacciono agli organizzatori per dimostrare il successo della manifestazione, in realtà sono state l’unica pecca del Salone del Libro: il pubblico entrava (a pagamento) molto lentamente, rischiando di perdersi incontri interessanti o possibilità di conoscere case editrici nuove perché bloccato in qualche coda. Come se non bastasse, molte persone, dopo la coda iniziale per entrare al Lingotto, si sono ritrovate a doverne fare un’altra per ottenere gli inviti per le conferenze più importanti nella sala dello spazio Oval… Forse era il caso di trovare un metodo per snellire le procedure di ingresso per i visitatori comuni, oltre che per la stampa.
Complessivamente si è trattato di un Salone molto variegato, all’interno, oltre agli stand delle case editrici più note, erano presenti anche editori minori e un forte filone di editoria “green” come Slow Food, Ecolibri, Agr.Bio e poi Greenpeace che allo stand presentava una classifica delle case editrici più rispettose dell’ambiente e degli alberi (ovvero che stampano libri con alte percentuali di carta riciclata) che vede ai primi posti Bompiani, Fandango, Edizioni Ambiente.


Tutte le foto del Salone del Libro di Torino>>>
 

Presentazione di "Daccapo" di Dario Franceschini

 

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