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contributo inviato da dianacomari il 14 maggio 2011

Un sogno era questo piazza Duomo a Milano ieri sera, in cui una folla immensa di persone è rimasta incantata dalla musica e dalle parole di Roberto Vecchioni (metà cantante e metà professore) e dalle speranze di una campagna elettorale che si è conclusa con l’augurio di Giuliano Pisapia di riuscire a “liberare Milano per poi liberare anche l’Italia”.
Un sogno che, personalmente, aspettavo da tempo: erano anni che desideravo andare ad un concerto di Vecchioni ma puntualmente, quando se ne presentava l’occasione, capitava sempre qualcosa che mi costringeva a rinunciare. Ci volevano la festa della campagna elettorale e Giuliano Pisapia per realizzarlo!
Sono arrivata in piazza Duomo intorno alle 20.30, in ritardo e di corsa come sempre di questi giorni. Come sono uscita dalla metropolitana sono stata investita dai colori di una piazza bellissima e piena di bandiere e palloncini e accolta dai militanti dei Verdi e dei Radicali che cercavano di dare gli ultimi volantini. Sul lato sinistro uscendo dalle scale della metropolitana c’era il gazebo dei radicali e subito accanto quello di Sinistra Ecologia e Libertà (tutto rosso di bandiere e striscioni), mentre sul lato destro c’era il gazebo dei Verdi e più spostato verso il palco quello tutto arancione di Pisapia. Accanto al palco dall’altra parte c’era un altro gazebo arancione di Milly Moratti (che puntualmente si presenta alle elezioni con una sua lista civica a sostegno di Pisapia). Più spostati gli altri partiti.
Come sono uscita dalla metropolitana mi sono diretta verso il palco, ancora abbastanza avvicinabile, per cercare di trovare qualcuno che conoscevo ma c’erano solo facce nuove. Dopo un po’ che mi guardavo in giro ho cominciato a chiedermi, in mezzo a tutti quei gazebo, dov’era il Pd e come mai non si vedeva. Ho fatto il giro della piazza ma non l’ho visto e allora ho alzato gli occhi al cielo per cercare tra le bandiere: il Pd stava imboscato dietro le scale della metropolitana, dietro il gazebo di Pisapia, dietro i Verdi, oscurati dai radicali (sempre tra i piedi e sempre alla ricerca di telecamere) e persino dietro a un lampione… Quando li ho raggiunti, li avrei fulminati e a un ragazzo dell’organizzazione l’ho detto che potevano mettersi ancora più nascosti già che c’erano. Dentro al gazebo (una struttura bianca con sopra una bandiera Pd che sventolava e nient’altro) c’erano i ragazzi dell’organizzazione che regalavano le ultime bandiere e invitavano chi le prendeva ad andare in piazza. Accanto al gazebo c’era anche Barbara Pollastrini, bellissima come sempre.
Non ho capito perché alla signora Milly Moratti (da sempre vicina al Pd) si consente di fare una lista per i fatti suoi e di piazzarsi con gazebo, bandiere e palloncini in un punto strategico della piazza e il Pd (che è il partito più grande della coalizione) debba starsene nascosto ma, quando l’ho chiesto, la risposta è stata: “Quando siamo arrivati, il gazebo della Moratti era già montato, è arrivata prima”…
Spiace che il Pd sia così poco sveglio dal punto di vista comunicativo e sprechi importanti occasioni di visibilità.
Ho abbandonato in fretta la postazione irrilevante del Pd per tornare verso il palco, ma ormai la piazza del Duomo era già ampiamente riempita ed ho atteso l’inizio della manifestazione.
Ad aprire la festa sono stati i clown di PIC che hanno cercato di far ridere una piazza Duomo ormai strapiena di persone in ogni angolo, fino alla Galleria e poi arrampicate sulle statue e sulle ringhiere delle scale della metro.
Benedetta Tobagi ha poi raccontando alcuni aneddoti della campagna elettorale e ha ricordato alcuni buoni motivi per votare Giuliano Pisapia.
Vecchioni ha introdotto il candidato sindaco (definendolo “l’uomo dei sogni”) sulle note di “Sogna ragazzo sogna” e accolto dagli applausi e dai palloncini della piazza. [video dell'apertura di Roberto Vecchioni>>>]
Pisapia, nel suo discorso, ha toccato un po’ tutti i temi affrontati nel corso della sua lunga campagna elettorale e ha rilanciato la speranza di farcela. Una speranza a cui quella piena di gente vuole credere davvero.
Su Giuliano Pisapia si è detto molto, qualcuno lo voleva diverso (alcuni gli chiedevano più moderazione, più attenzione a discutere di certi temi, altri – al contrario – lo volevano più aggressivo e più incisivo), gli avversari gli hanno attribuito giudizi a dir poco ingenerosi, ma la verità è che ciascuno deve essere se stesso per essere credibile e convincente. Tanti hanno chiesto a Pisapia, in questi mesi, di essere un po’ più uguale a quello che poteva essere il loro candidato ideale ed è una follia perché nessun uomo è uguale a un altro, neanche dentro lo stesso partito la pensiamo uguale e allora perché mai si deve chiedere a qualcun altro di essere uguale a ciò che noi stessi non siamo? Giuliano Pisapia è quello che è: una persona per bene, che si è speso totalmente in questa campagna elettorale, che ha girato la città in ogni angolo, che ha ascoltato le periferie, che si è fermato a parlare con i cittadini comuni senza filtri né barriere e che ha anche un bel progetto per Milano (per una politica condivisa, partecipata, che tenga conto dei bisogni di tutti, attento ai deboli, ai giovani, che restituisca alla cultura e all’istruzione pubblica il suo valore) ed è per questo che deve piacere e deve essere votato. Giuliano Pisapia forse non avrà una grande verve comunicativa, ma nessuno ce l’ha (a parte Berlusconi e Vendola) neanche la Moratti è una gran comunicatrice: lei ha solo molti più soldi da spendere in comunicazione (vale a dire in fotografie che ha fatto mettere in quel libretto di sogni mai realizzati che ha spedito nelle case degli italiani e in improbabili manifesti da pin up).
Giuliano Pisapia, però, ha un grande merito – al di là di come andranno a finire queste elezioni – che è quello di aver fatto sognare: ha ridato la speranza ad una sinistra che non aveva più trovato degni rappresentanti e si affidava al caso di volta in volta oppure non voleva più andare a votare. Giuliano Pisapia, come ha detto Benedetta Tobagi dal palco di Piazza Duomo ieri sera, è riuscito a riunire la sinistra. L’unico problema reale può esser quello di aver trascinato con sé anche partiti molto piccoli che qualche problema nella gestione della politica possono darlo e allora la speranza è che gli elettori concentrino i loro voti sui partiti più grandi della coalizione in modo da dar loro la forza di governare, lasciando ai margini il resto, con la certezza che Pisapia sarà comunque una garanzia per tutti.
Al termine del discorso di Pisapia, è cominciato il bellissimo concerto di Roberto Vecchioni e la magia ha avuto inizio.
Il concerto di Vecchioni è proseguito con “Canzoni e cicogne”, “Le mie ragazze” e “Mi porterò”… Sentire uno dei tuoi cantanti preferiti che apre il concerto con le tue canzoni preferite è una gioia infinita! [Video dell'inizio del concerto>>]
Non so cosa possano aver pensato i miei vicini ma ho cominciato a piangere subito e ho pianto per quasi tutto il concerto: è stata un’emozione immensa e bellissima, un sogno, una magia per la musica e le parole sempre azzeccate e appassionate del professore!
Sì perché Vecchioni non ha solo cantato ma anche letto, recitato e parlato, prima con il Discorso di Pericle agli ateniesi, poi con i versi di Neruda e poi con un messaggio appassionato in favore della cultura. [Video della lettura di Vecchioni del discorso di Pericle>>]
Piazza Duomo – sempre più piena – ballava sulle note di “Milady” e di “Bandolero stanco” e si commuoveva per “La casa delle farfalle”, “Celia De La Cerna” (dedicata alla mamma di Che Guevara) e “Figlia”.
L’immagine più bella è quella di una piazza Duomo piena di gente che gioca con i palloncini arancioni di Pisapia sulle note di “Viola d’inverno” di Vecchioni. Sembrava di stare dentro a un sogno.


Vecchioni ha poi mandato il suo saluto a Napoli, facendo cantare alla piazza “O surdato nnammurato e ha coinvolto tutti con “Samarcanda”, l’attesissima “Chiamami ancora amore” (dove si sono scatenati gli applausi sul passaggio “per quel bastardo che sta sempre al sole”) e il gran finale con “Luci a San Siro” chiusa da Pisapia, che ha detto che “Le luci su Milano le riaccenderemo noi”.
Alla fine del concerto, la festa è continuata con la corsa a bordo palco di tutti quelli che prima non erano riusciti ad avvicinarsi e gli ultimi balli sulle note della musica diffusa dalle casse, mentre i militanti dei partiti distribuivano gli ultimi volantini.


Video del concerto di Vecchioni:
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